Gesellschaft
30 Agosto Ago 2011 1214 30 agosto 2011

Ragazzi non studiate, andate a lavorare!

Da oltre 15 anni passeggio nei corridoi della Facoltà di Sociologia di Napoli. Prima da studente, poi da dottorando, cultore della materia e così via. Anni dunque dedicati allo studio, alla lettura, alla ricerca, alla scrittura. Anni tra biblioteche e dipartimenti, convegni e workshop. Anni bellissimi e nello stesso tempo duri. Studiare con pochi soldi in tasca non è facile.
Oggi potrei dire che studiare è il mio lavoro. Anche se non "ci campi". Pochi finanziamenti per la ricerca, poche strutture adeguate allo studio.
Ieri però, rileggendo le proposte anticrisi dell'attuale esecutivo, apprendo con rabbia che studiare non è un lavoro. Sì, tutto quel tempo e quei soldi spesi tra autobus, fotocopie, panini immangiabili e mense da terzo mondo non mi saranno riconosciuti come anni di lavoro.
L'attuale esecutivo ha infatti in cantiere l'abolizione del cosiddetto "riscatto degli anni universitari", ovvero la possibilità (pagando una somma tra l'altro salatissima) di recuperare il periodo da studente ai fini previdenziali.
La logica alla base di tale intervento sarebbe che nel calcolo pensionistico dovrebbero essere conteggiati solo "gli effettivi anni di lavoro".
Ma come? Studiare non è un lavoro?
No, viste e lette le proposte del governo studiare non è un lavoro.
Studiare è un hobby, uno sport, un'attività da fare a tempo perso e che ai fini della produttività non conta nulla. Anzi, addirittura pesa sul bilancio nazionale.

Non studiate ragazzi, andate a lavorare!

p.s. il sottoscritto, nel caso passasse la proposta, perderà 9 anni di contributi previdenziali.

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