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2 Settembre Set 2011 1252 02 settembre 2011

Cosa fare con le nuove tasse sul risparmio?

Quale effetto avranno sui risparmi il superbollo sui depositi titoli entrato in vigore il 17 luglio con la manovra di stabilizzazione (legge 111 del 15 luglio 2011 di conversione del DL 98 del 6 luglio 2011) e la riforma della tassazione delle rendite finanziarie che entrerà in vigore il 1° gennaio 2012 in base alla manovra-bis (DL 138 del 13 agosto 2011 che verrà discusso in aula al Senato a partire dal 6 settembre)? Per discuterne, occorre mettere da parte i determinismi causa-effetto che mal si adattano alla complessità e all’interdipendenza dei mercati finanziari e alle distorsioni cognitive che caratterizzano i comportamenti dei soggetti che vi operano, tra i quali vi sono anche i risparmiatori sui quali gravano i provvedimenti in questione. Ecco i chiarimenti prioritari aggiornati alle novità e ai commenti fino al 1 settembre 2011.

L'entrata in vigore della manovra di stabilizzazione ha creato non poche complicazioni perchè ha coinciso con il periodo in cui le banche inviano ai clienti le comunicazioni semestrali o trimestrali (al 30 giugno) sui depositi titoli. La Circolare 40 dell'Agenzia delle Entrate del 4 agosto chiarisce che l'aumento del bollo decorre dalle comunicazioni (estratto conto titoli) inviate dal 17 luglio. La stessa circolare stabilisce che per le comunicazioni inviate dal 6 al 16 luglio si applicano le imposte previste dal DL 98. Per quelle inviate dall'1 al 5 luglio è stato applicato il regime precedente. I clienti delle banche tempestive nell'inviare la comunicazione semestrale o trimestrale hanno quindi beneficiato di un rinvio dell'aggravio alla prossima scadenza.

1) Le due principali criticità tecniche (tra le varie):

a) la determinazione degli scaglioni di imponibile ai fini dell'applicazione del superbollo sul deposito titoli è basata sul valore nominale, o di rimborso o in mancanza sul costo di acquisto dei titoli stessi. Ciò crea degli effetti perversi: innanzi tutto punisce i possessori di titoli finiti in default, che non solo hanno difficoltà a utilizzare le minusvalenze subite sugli stessi ai fini dell'imposta sul capital gain (per la difficoltà a cederli anche a valori irrisori, non essendo più quotati), ma ora rischiano il passaggio a uno scaglione di bollo più alto per via del fatto che quei titoli, che valgono zero o quasi, concorrono alla determinazione dello scaglione dell'imponibile al valore nominale. Non solo. Nel caso delle azioni, il valore nominale può differire notevolmente da quello di mercato. Su Plus24 del 13 agosto Gianfranco Ursino ha rivelato il caso ipotetico di unl possessore di 24.999 azioni Tod's, per un controvalore di oltre due milioni di euro, che ai fini del superbollo vengono conteggiate per un valore complessivo inferiore ai 50mila euro. Nell'ipotesi che si tratti l'unico titolo presente sul dossier, l'investitore continuerà a pagare un tributo di soli 34,2 euro.

b) La nuova aliquota del 20% sui dividendi percepiti da persone fisiche su partecipazioni non qualificate finirà per penalizzare questi piccoli azionisti rispetto ai grandi soci (si intendono qualificate le partecipazioni a società di capitali che conferiscono più del 20% dei diritti di voto, percentuale che scende al 2% nelle società quotate). Come ha scritto Luca Gaiani sul Sole-24 Ore del 27 agosto a pag. 15, dal 2012 le imposte sui dividendi relativi ad azioni con percentuali qualificate supereranno infatti quelle sui dividendi non qualificati (quelli dei piccoli risparmiatori) qualora la società erogante disponga nel proprio bilancio di riserve ante 2008, le quali consentono, fino a esaurimento, di tassare il dividendo ancora per il 40% anzichè con la nuova percentuale del 49,72%. Trascurando i soci qualificati con aliquote marginali Irpef inferiori, per le quali il vantaggio a favore delle partecipazioni qualificate è ancor più decisivo, si prenda il caso di un socio qualificato con aliquota marginale Irpef del 43% (che grava sui redditi superiori a 75.000 euro), al quale si somma una addizionale regionale e comunale dell'1,9%. Se la società ha ancora riserve e utili ante 2008, pagherà una aliquota del 44,9%*40%=17,96%, contro il 20% che sarà a carico del socio non qualificato.

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