ManicaLarga
2 Settembre Set 2011 2032 02 settembre 2011

Il governo discute la manovra. E a me viene in mente il discorso di Oliver Cromwell

«Per l’amor di Dio, andatevene!». Con queste parole, il 20 aprile del 1653, Oliver Cromwell sciolse il Parlamento Lungo e varò un periodo di riforma costituzionale - i cui effetti riverberano ancora nella Gran Bretagna di oggi. Quelle poche parole, eccellente chiosa di un altrettanto straordinario (e breve) discorso (qui il link all’originale, al fondo del post la traduzione in italiano), racchiudono tutta la stanchezza e l’esasperazione che il celebre politico inglese - c’è chi lo considera un dittatore - venne a provare per la crema della classe dirigente di allora. Cromwell, a mano armata, pone fine a un sistema che non riusciva a rinnovarsi ma che, allo stesso tempo, non aveva la grazia di mollare la poltrona.
Suona famigliare? Credo proprio di sì. Le cronache italiane di questi giorni, viste da dove le vedo io, hanno un che di grottesco. E sarebbe il caso che una volta tanto i contro-poteri del Paese abbandonassero quel conciliante linguaggio pastorale che li contraddistingue quando criticano per prendere in prestito un po’ della prorompente forza retorica tanto in voga quando invece lodano. Una democrazia vitale si riconosce anche da questo. «Per l’amor di Dio, andatevene!», per l’appunto. Ora, Cromwell agiva in un contesto da guerra civile e il cielo ce ne scampi. In più, è giusto ricordarlo, diversi secoli ci dividono dai moschettieri del Parlamento Lungo. Eppure mi sembra che il succo per capire (davvero) cosa stia accadendo a Roma in questi giorni stia proprio qui: l’assenza nella storia del Paese di un processo rivoluzionario.
Non dico niente di nuovo, per carità. Chiunque abbia sostenuto l’esame di terza media sa perfettamente distinguere le rivoluzioni inglesi, americane e francesi dal Risorgimento italiano. Il risultato però non cambia. Ben vengano dunque le crisi se serve per igienizzare lo status-quo. In Italia sta andando in scena quel che succede quando viene meno il concetto di Stato. Ovvero un qualcosa di più profondo della tanto decantata “sbandata” della classe politica. I politici, infatti, non sbandano mai fino al punto da immolare se stessi. Anche solo per puro senso di conservazione. Ci sono limiti, cribbio! Allora quale nazione permetterebbe al primo ministro di definire il suo Paese un Paese “di merda” senza, immediatamente, chiederne la testa in cambio? I limiti dunque sono stati infranti e il sistema si avvita, non riesce a sorpassare se stesso. Ecco dunque una manovra fondamentale, la finanziaria di tutte le finanziarie, cambiare forma, colore e sostanza per quattro volte almeno in un mese. Una follia.
L’immagine che se ne ricava, all’estero come in patria, è disarmante. Non saper decidere è la lampante conseguenza dello Stato che abdica alle sue funzioni. Il governo britannico - frutto, ricordiamolo, di un hung Parliament, ovvero di quel Parlamento Impiccato, senza chiara maggioranza, vero e proprio scenario da incubo per la società britannica - da quando è in carica ha varato una delle più imponenti manovre di correzione della finanza pubblica nella storia del Regno Unito. E perché? Perché il debito pubblico è arrivato a toccare la quota sconvolgente dell’80% e rotti. Lo dobbiamo ai nostri figli, ripetono di continuo David Cameron e George Osborne. Un argomento che ha raccolto il consenso dell’opinione pubblica e ha permesso alla coalizione di varare misure altamente impopolari. E il prezzo da pagare è comunque alto.
Questo non significa dare carta bianca al governo. Per quanto mi riguarda, trovo il piano lacrime e sangue deciso da Tory e LibDem sproporzionato alla reale condizione del Paese. Raddoppiare se non triplicare le rette universitarie è stata una scelta egoista, adottata da una generazione che ha potuto studiare non dico gratis ma quasi. Tagliare la spesa pubblica in modo così massiccio, specie in molte voci che incidono sul welfare, è stata una decisione dettata più da ragioni ideologiche che contabili. Darla vinta ai banchieri, dopo quel che hanno combinato, per non perdere percentuali importanti di Pil nella ripresa, darà forse i suoi frutti nell’immediato ma non rende giustizia ai contribuenti che pure hanno stretto la cinghia - il debito pubblico è salito anche per questo - per salvare il sistema finanziario. Bene. Alla fine però la Gran Bretagna ha dimostrato ancora una volta di saper essere uno Stato, di saper immaginare se stessa in un orizzonte storico. Il risultato è che bond britannici al momento viaggiano intorno al 2,5%: valore toccato solo verso la fine del regno dell’imperatrice Vittoria.
È facile? No. Londra tre settimane fa bruciava; gli studenti hanno messo a ferro e fuoco le piazze; sono fioccati gli scioperi generali; gli indici di gradimento del governo scendono; Nick Clegg, vera e propria star nel pre-elezioni, ha distrutto il suo bacino elettorale scegliendo di sostenere i Tory al posto dei laburisti usciti sconfitti alle elezioni. Una decisione di responabilità straordinaria che la Storia forse gli riconoscerà ma che certo alle urne sarà bocciata. E dunque. Affidarsi a un “princeps” è sempre rischioso. Può venire fuori un Cromwell oppure un Washington, un Mussolini oppure un Franco. Se si vuole uscire dal berlusconismo, è stato scritto su Linkiesta, la classe dirigente italiana deve metterci la faccia. Personalmente reputo che l’Italia, nell’ultima fase di sbandamento pesante della politica, al tempo di mani pulite, abbia già sperimentato l’ipotesi uomo-azienda, miliardario di successo. Non è andata bene, non ripeterei. Quel che serve ora è un periodo di decontaminazione. E mi piacerebbe che a sbraitare «Per l’amor di Dio, andatevene!» fosse il presidente della Repubblica.

È venuto il tempo per me di mettere fine alle vostre riunioni in questo luogo. Che avete disonorato col disprezzo per ogni virtù, insozzato con la pratica di ogni vizio. Siete una marmaglia faziosa, siete nemici di qualunque buon governo; un branco di mercenari dissoluti pronti, come Esau, a vendere il vostro Paese per un piatto di lenticchie, pronti, come Giuda, a vendere il vostro Dio per quattro denari.

Non vi rimane nessuna virtù? C’è un vizio che non possedete? Non avete maggior senso di religione del mio cavallo: l’oro è il vostro signore. Chi di voi non ha barattato la vostra coscienza in cambio di qualche tangente? C’è un uomo fra di voi che ha il minimo interesse per il bene comune? Voi, sordide prostitute, non avete voi lordato questo sacro luogo (il Parlamento) trasformandolo da tempio del Signore in un covo di ladri?

Voi siete diventati intollerabilmente odiosi davanti agli occhi di tutta la nazione: voi che siete stati eletti qui, dal popolo, per riparare ai mali della gente. Dunque. [...] Per l’amor di Dio, andatevene!

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