Congiuntura
6 Settembre Set 2011 0753 06 settembre 2011

A Roma (e all’Europa) piace giocare col fuoco

Nel marasma generale sulle piazze finanziarie ci sono alcune aspetti che non vanno dimenticati. Il primo è che l’Unione europea non ha adeguati strumenti di gestione delle crisi. I bailout non sono serviti, i tassi bassi non sono serviti, gli stimoli fiscali non sono serviti. E tutto torna a essere instabile, governato dal caos e dall’incertezza. La volatilità dei corsi azionari sembra essere diventata la normalità, anche se essa non dovrebbe esserlo.

Il secondo punto da ricordare è che non si deve più parlare di contagio della crisi dell’eurozona. Non è una questione di Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna o Francia. È una questione ben più profonda. L’Europa, come gli Stati Uniti, ha speso molto più di quanto poteva e ora ne sta pagando le conseguenze. Il paragone è quello degli acquisti tramite una carta di credito e non di debito. Alla fine, il conto arriva per tutti. Ed eccoci al terzo punto, quello legato alla politica.

I Governi europei sono stati travolti dalla crisi e in molti casi hanno dovuto rimettere il proprio mandato nelle mani dei cittadini. Questo è successo per tutti i Paesi colpiti dalla virus del debito. Solo l’Italia, per ora, è l’eccezione. L’economista-Cassandra degli ultimi anni, Nouriel Roubini, avverte da tempo che per Roma urge un cambiamento. Invece, il Governo di Silvio Berlusconi sta giocando con il fuoco. Con esso, anche l’Europa. Qualcuno se n’è accorto?

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook