Andrea Cinalli
Serialità ignorata
6 Settembre Set 2011 1448 06 settembre 2011

Chi aveva rapito Sarah Collins?

Quale fine ingloriosa per la raggiante – almeno in apparenza – Sarah Collins, insegnante di asilo nido fresca di nozze col senatore dello stato della Georgia? Chi era il responsabile (i responsabili?) delle notti insonni dei suoi famigliari, attanagliati dall’ansia per la sparizione della donna, verso la quale sembrava (sì, sembrava) nutrissero profondo affetto?

No, non si tratta dell’ultimo caso di cronaca che bazzica nelle pagine dei tabloid o che va a rimpolpare le serate tv con stucchevoli programmi di approfondimento. Certo, si rimane in ambito televisivo. Ma da una squallida accozzaglia di notiziole propinate a un pubblico famelico di news raccapriccianti a brillante racconto televisivo con tutti i crismi del noir certamente ce ne corre. E Vanished (traduzione: Svanita) è proprio questo: la superba e accattivante narrazione di una congiura ordita ai danni di quella che sembrerebbe una pacata insegnante, una di quelle dalla voce melliflua che non avrebbe neppure la forza di torcere un capello all’alunno pestifero e indisciplinato. E allora – vi starete chiedendo – perché mai qualcuno avrebbe interesse a sconquassarne l’esistenza rapendola, segregandola e spiattellandone il passato costellato di errori? Ecco la risposta lapalissiana: la donna per via del suo matrimonio è invischiata nel mondo politico. E quando in gioco ci sono prestigio e potere poco conta se di mezzo ci vada una benefattrice con qualche scheletro nell’armadio. Eh, già: prestigio e potere. Gira e rigira è sempre lì che si va a parare. Per conseguirli in un colpo solo allora si calamita l’attenzione di uno dei più stimati e potenti senatori degli USA, minandone la serenità famigliare.

Puntata dopo puntata, indizio dopo indizio, quelle maschere di perbenismo dietro cui tutti i volti della serie – nessuno escluso – si trincerano vengono spazzate via portando a galla i sordidi scopi che sin dall’esordio covavano in gran segreto.
Peccato per le avvincenti premesse, perché tale Vanished aveva tutta l’aria di guadagnarsi un posto tra i cult seriali. E invece ha finito per disattendere le aspettative dei capoccia del network FOX non riuscendo a ritagliarsi uno zoccolo duro (e consistente) di fan. Dapprima l’ipotesi della cancellazione si è fatta strada, poi l’ipotesi si è tramutata in effettiva realtà con sommo rammarico del sottoscritto.

Sarà stata la struttura serializzata del cop drama a far storcere il naso al pubblico della tv generalista, avvezzo a procedurali ripetitivi e monotoni. Fatto sta che stupisce che a distanza di cinque anni la formula del suo (in)successo, lievemente ritoccata e brevettata dalla tv danese col titolo Forbrydelsen, funzioni alla grande sulla cable americana AMC. Sì, perché le atmosfere lugubri e le tinte dark del nuovissimo e raffinatissimo The Killing sono state attinte a piene mani da Vanished. Che gli autori lo ammettano o meno.
Verrebbe da pensare che, proposta con qualche anno di ritardo e sulla pay-per view, il poliziesco creato da Josh Berman avrebbe davvero bucato lo schermo.
Pazienza, anche se in piena era remake non è concesso gettare la spugna: chissà che qualche produttore non (ri)butti un occhio sul prodotto e strappi i diritti della serie alla Twentieth Century Fox, che ha curato la realizzazione dei 13 episodi, per infondergli nuova linfa e rimetterlo in piedi con una struttura parzialmente rinnovata… Chissà, magari fra qualche anno. All’epoca della cancellazione in Rete si rincorrevano voci circa un’imminente prosecuzione delle trame in un’altra serie tv: in una puntata della terza stagione di Bones, Temperance Brennan sarebbe dovuta venire a capo del grande mistero che aleggia in casa Collins; purtroppo lo sciopero degli sceneggiatori del 2008 ha complicato la situazione, finché gli autori hanno demorso.
Così Vanished, dopo l’esordio nell’agosto 2006, ha terminato la sua corsa in tv nel dicembre dello stesso anno. Nel Belpaese è sbarcato sulla rete cadetta di Mediaset, che, dopo il debutto in sordina nel primetime, è stato declassato nella seconda serata dell’estate 2008, dove ha comunque macinato bassi indici d’ascolto.

Che ne è stato degli interpreti? Gale Harold, l’agente federale Graham Kelton incaricato di portare a termine le indagini, ha fatto il suo ingresso nel cast di Desperate Housewives 5 in qualità di recurring. Nella scorsa stagione tv ha preso parte alla serie Hellcats – pure questa conclusa bruscamente dopo solo una season – e ora si accinge a vestire i panni del villain nella traspozione televisiva targata CW dei romanzi I Diari delle Streghe di Lisa J. Smith, augurandogli che il nuovo progetto vada finalmente in porto.
Sembrano aver ottenuto più fortuna Eddie Cibrian e Rebecca Gayheart. L’interprete dell’agente federale subentrato nel caso alla morte di Kelton, dopo aver collezionato cammei in serial di fama comprovata (Samantha Chi? e Ugly Betty), è entrato a pieno titolo nel cast fisso di CSI Miami 8 e ha conseguito il ruolo di co-protagonista in The Playboy Club, serial ai blocchi di partenza sulla Rete del Pavone (NBC). Deposti penna e taccuino, anche l’ex cronista d’assalto cha ha da poco dato alla luce la primogenita (il papà è Eric Dane, il dottor “Bollore” di Grey’s Anatomy) si è gettata a capofitto nel lavoro, figurando come comparsata in Ugly Betty, Medium e The Cleaner.
Sorte affina per Joanne Kelly, la fu Sarah Collins, che dopo essere apparsa in Supernatural, Castle, The Deep End, Republic of Doyle, CSI Miami e No Ordinary Family, ha guadagnato la parte di regular nello sci-fi Warehouse 13
Paradossale per una che ha recitato in una produzione dal titolo Vanished (Svanita) essere onnipresente sui teleschermi…

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