Design Kit - Inspiration and references
7 Settembre Set 2011 0758 07 settembre 2011

Cosa vuol dire progettare il servizio pubblico?

In Inghilterra il valore di ciò che è pubblico sembra essere così importante e così strategico per tracciare il futuro della nazione, che una testata autorevole come il “The Guardian” gli dedica ampio spazio nella sezione del suo giornale chiamata “Guadrian Professional Networks”. Un giornale parallelo dedicato al mondo delle professioni e dei professionisti; qui si parla di carriere e lavoro, di educazione, di housing, di sostenibilità, di volontariato, di IT, di innovazione nel servizio sanitario. Ci sono delle sezioni dedicate al Local Government, una sul Social Enterprise ed un'altra per la formazione dei futuri leader e policy maker nel settore pubblico.
http://www.guardian.co.uk/guardian-professional

Proprio in questa sezione chiamata “Public Leaders” abbiamo trovato un articolo sul Design Thinking.
http://www.guardian.co.uk/public-leaders-network

Per chi ci segue, noterà che i nostri riferimenti tendono spesso e volentieri al mondo anglosassone. È vero, questo è per noi uno dei riferimenti più limpidi ed incisivi ad un passo da casa nostra. Sono reali e raccontano di scenari e stategie che farebbero tanto bene anche al nostro Paese.

Probabilmente nel mondo anglosassone l’uso della parola Design è molto più flessibile rispetto ai valori e all’uso che ne facciamo in Italia. Da esterofili, per noi è una bella parola inglese dai tanti significati, che va tradotta in una definizione più complessa e che viene spesso associata soltanto alla progettazione di manufatti sia architettonici che di prodotto evoluto. Per la cultura di oltremanica invece la parola Design è associata a tutte quelle pratiche che servono a produrre idee e prodotti sia dal punto di vista fisico che in termini di servizio. Ogni volta la parola assume un’attenzione ben specifica in relazione al tema trattato, quindi non sono solo i progettisti a parlare di Design ma chiunque si trovi in una situazione di ideazione, di progetto o di proposta.

Nell’articolo sopracitato, ci si interroga sul Design Thinking per raccontare meccanismi legati al Design che nella nostra cultura non hanno ancora trovato una posizione ben precisa. Quello che dicono sembra il pensiero di un alieno. Si raccontano attraverso vari esempi reali legati alle comunità, alle istituzioni pubbliche, del concetto legato al servizio pubblico inteso come “una scelta architettonica”. Ogni giorno il Policymaker prende decisioni strettamente legate ad una mentalità Design Driven come pratica automatica, integrata alle modalità di scelta e di opportunità finale. Si racconta di un Manager di una mensa scolastica che progetta la modalità di presentazione del cibo come strumento per direzionare le scelte dei ragazzi all’educazione alimentare, in modo corretto e positivo. O di un funzionario statale che può contribuire alla progettazione del modulo di iscrizione per la patente di guida, responsabilizzando le scelte del candidato al fine di opzionare la donazione gli organi in caso di incidente grave. In antitesi a questo, se invece pensiamo ai nostri dipendenti statali e alle fotocopie illeggibili che ci fornisce lo sportello dell’ACI nei favolosi uffici di relazione con il pubblico, abbiamo quasi detto tutto. O ancora, un altro esempio riguarda il progetto di un centro per bambini dove, dopo varie interviste mirate alle famiglie, si è compreso che il servizio proposto non aveva considerato aspetti basilari per quella comunità; forse perché all’origine del progetto non si è voluto ascoltare bene le vere esigenze delle persone dando invece priorità a quelle supposte. Grazie invece ai metodi utilizzati dalla progettazione diretta dal Design Process si sono scoperti e integrati aspetti prima del tutto omessi.

Possiamo chiedereci se forse tutto ciò accade perché in Inghilterra l’industrializzazione è arrivata molto tempo prima che in Italia e quindi molto prima di noi è arrivata l’era post industriale?
In Inghilterra hanno quindi avuto più tempo per assorbire e comprendere meglio come un servizio possa realmente essere efficiente?
Hanno ben riflettuto sul vero significato di un servizio rivolto alla collettività a sfondo pubblico e privato?
Hanno veramente capito che la disciplina del Design può servire alla produzione di servizi sostenibili rivolti alla società reale e contemporanea?
Questa è una nazione che ormai da molto tempo si interroga sull’utilizzo del Design e sulle sue modalità di impiego nel campo dei servizi al cittadino. Non si parla solo di prodotto finito, ma di servizi integrati e dell’impatto che questi hanno sulla vita quotidiana. Dal mondo anglosassone sono partiti i primi corsi di Interaction Design, di Design Service utilizzando il Design Process come strumento progettuale e di controllo strategico.

Inoltre, tra le righe dell’articolo si percepisce quanto in UK, siano diventati sensibili e si rendono conto delle potenzialità offerte dalle pratiche del Design al servizio della cosa pubblica, perché insita nella disciplina, ha la propensione a far dialogare tutti gli attori che partecipano al progetto, ascoltando sia chi teorizza e propone che coloro che in prima linea, tutti i giorni, sono veramente sul campo davanti alle problematiche giornaliere.
Spesso purtroppo, le decisioni vengono prese altrove, troppo lontano dal vero campo d’azione, senza tenere conto delle esperienze di chi partecipa e lavora quotidianamente in una struttura. Questo è uno dei motivi principali di fallimento di interi progetti ed investimenti.

Per pensare a soluzioni innovative c’è bisogno di processi ben progettati e pianificati sin dall’inizio. Ci vuole cultura del progetto, dedizione e coraggio. Per arrivare ad innovare un servizio o un prodotto c’è bisogno di attori che, grazie alla loro perseveranza, al loro lavoro di progettazione, di prototipazione e di testing, permettano attraverso errori e rettifiche veloci di apprendere e tradurre, di costruire e sviluppare un prodotto/servizio fino alla sua relizzazione, con caratteristiche sostenibili e di facile accesso a tutti. La ricerca, la sperimentazione sistematica, il prototipo e il testing sono sempre appartenuti al mondo della progettazione.

Come riportato dall’articolo da noi preso in esame, un prodotto non nasce per caso. In specifico, il Designer James Dyson non ha creato il suo famosissimo aspirapolvere dall’oggi al domani, ma attraverso ben 5.127 prototipi !!! … Questo forse è sicuramente è un esempio un po’ al limite, ma è grazie ad una progettazione intelligente, sistemica, partecipativa, capace di legare i designer alle istituzioni pubbliche e private e il contributo scientifico culturale del Design Council che oggi in Inghilterra forse si può iniziare a progettare una modalità più contemporanea e più vicino alle esigenze di noi tutti.

The Guardian
http://www.guardian.co.uk/public-leaders-network/blog/2011/sep/01/design-public-services

http://www.nesta.org.uk/areas_of_work/public_services_lab/prototype_barnet/assets/features/prototyping_framework

Che cos’è il Design Council Inglese
http://www.linkiesta.it/blogs/design-kit-inspiration-and-references/ma-dove-e-finito-design-council-italiano-rutelli-01

http://www.linkiesta.it/blogs/design-kit-inspiration-and-references/ma-dove-e-finito-design-council-italiano-rutelli-02

http://www.linkiesta.it/blogs/design-kit-inspiration-and-references/ma-dove-e-finito-il-design-council-italiano-di-rutelli-0

James Dyson l’inventore del primo aspirapolvere senza sacchetto
http://www.dyson.com/about/story/

James Dyson on Learning From Failure

http://online.wsj.com/video/james-dyson-on-learning-from-failure/31157CDD-7DBF-4B06-822D-55CC0E4CA283.html?mod=googlewsj

Craig Ferguson Late Late show with James Dyson

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