Una panchina, un libro
10 Settembre Set 2011 0645 10 settembre 2011

Colum McCann, Questo bacio vada al mondo intero, Rizzoli, 2010

Il titolo dell’edizione italiana è poco azzeccato rispetto a quello originale, Let the great world spin, ma l’inventiva e la capacità di scrittura di McCann, al quale nel 2009 è stato assegnato il National Book Award negli Stati Uniti, è stata riconosciuta anche in Italia dove lo scrittore ha vinto quest anno la prima edizione del Premio Bottari Lattes Grinzane per la sezione “Il Germoglio”, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana o straniera pubblicati nel 2010. McCann utilizza l' escamotage narrativo tipico di certa cinematografia americana contemporanea, come ad esempio Crash, Magnolia e Le cose che so di lei . Lo scrittore infatti ambienta nello stesso luogo (in questo caso, la città di New York) e nello stesso tempo (agosto 1974) una serie di episodi che si sviluppano separatamente per poi intrecciarsi. A questa costruzione, McCann aggiunge l’”effetto speciale” di un evento straordinario che sovrasta – nel senso letterale del termine – il resto della narrazione: un funambolo percorre un cavo fra le torri gemelle del World Trade Center sospeso a 416 metri da terra. E’ il francese Philippe Petit che portò realmente a termine questa incredibile performance, chiaramente illegale, dopo una preparazione di diversi anni. Sotto di lui, la città si fermò per fissare impietrita quello che venne denominato “il crimine artistico del secolo”. Esattamente così Manhattan si è fermata l’11 settembre del 2001. Ma al posto della follia pacifica descritta mirabilmente da McCann, sulle torri del World Trade Center si era scatenato l’inferno.
Ciò che più mi ha colpito di questo libro è la straordinaria capacità narrativa di McCann, scrittore irlandese trapiantato da tempo a New York: un vero virtuoso della prosa. E questa abilità è evidente fin dalle pagine iniziali: l’acrobata si sta apprestando a muovere il primo passo sulla fune al 110° piano di una delle torri, la gente sotto si è appena accorta di lui, si assiepa, si chiede chi sia. Succede ben poco in quelle sette fitte pagine iniziali. Ma McCann ci tiene con il fiato sospeso, quasi ci fossimo noi, là sotto, con il naso all’insù.
E’ chiaro che più che l’azione, a McCann importa narrare il paradosso di certe situazioni e il flusso delle emozioni. Non solo la storia di Petit, la sua preparazione “spirituale” e fisica all’impresa , ma tante altre, come quella di Corrington, un prete irlandese che sceglie come base per la sua missione il peggiore dei quartieri popolari del Bronx e protegge le puttane meglio dei loro stessi protettori – ma si dibatte e si macera nel suo irrisolto rapporto con Dio . Diversi episodi, diversi personaggi, “fotografati” nello squallore del Bronx come nei quartieri ricchi dell’Upper East side. Proprio qui, su Park Avenue, Claire cerca di sopravvivere al lutto per il figlio perso in Viet Nam: solitudine, solidarietà, imbarazzo, apprensione, depressione invadono il suo elegante appartamento, mentre a sud, nel Downtown della città, un uomo danza nel cielo.

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