Andrea Cinalli
Serialità ignorata
12 Settembre Set 2011 1357 12 settembre 2011

La serie imPopular

Essere apprezzati, avere un largo seguito, dettare moda venendo emulati nell’abbigliamento, avere piena libertà di esprimersi senza arginare il flusso di pensieri perché, futili che siano, ti beccherai comunque l’approvazione dei più. Questi gli obiettivi che un po’ tutti si prefiggono.

Al lavoro, se rivesti una posizione di spicco non ti sarà granché difficoltoso raggiungerli, ma se frequenti il liceo – specie la tipica High School americana – beh, spera che la Dea Fortuna sia dalla tua. Il primo anno incide irreversibilmente sui venturi tre (eh, sì, cari studenti italiani, se ancora non lo aveste compreso, in USA il liceo dura quattro anni): basta che il primo giorno ti presenti con abiti sdruciti, capelli scarmigliati, occhiali inforcati e una dentatura ben poco invidiabile per essere bollati come “sfigati”. O peggio: “secchie”. E l’epiteto sarebbe l’unica certezza che vi accompagnerebbe per il resto della carriera scolastica. Okay, potreste obiettare che nessuno in realtà rasenti una stupidità tale da inaugurare l’avvio del nuovo percorso scolastico con un look trasandato. E in effetti l’aspetto, per quanto orripilante, è sempre un minimo curato per quel che concerne gli studenti della maggior parte degli istituti statunitensi (che siano i ragazzi frivoli e viziati di O.C. o i più modesti di One Tree Hill, che si tratti dei protagonisti dediti all’extralusso di Beverly Hills o dei più introversi e riflessivi di Dawson’s Creek).

Tra questi non figura però la Jacqueline Kennedy High, liceo sito in uno sperduto buco di provincia. Qui capita che i ragazzini, non avendo ancora smaltito i postumi della sbornia della sera addietro, si ritrovino in classe con un mero paio di boxer. Oppure che i bulli malmenino (si fa per dire: al massimo spintonano) gli impopolari col beneplacito dei prof, che studentesse avvenenti e piacenti quanto uno stoccafisso si mettano sulle orme della Reginetta del ballo (e non in senso metaforico), che i club extrascolastici si inimichino la prof. di biologia pur di perorare le cause ambientaliste, rimediando immancabilmente pessime figure.

Difficile stabilire a quale di queste categorie possa appartenere Sam, giornalista in erba alla guida del bollettino news del Kennedy. Intraprendente, caparbia, idealista ed espansiva, è la personalità più forte mai delineata dalla serie Popular. In grado di mischiarsi con nonchalance sia coi ragazzi più in vista, attorniati da orde di matricole adoranti, sia con gli studenti tacciati di schizofrenia e pessimi gusti di abbigliamento (l’elite scolastica non discerne), predilige di gran lunga intrattenersi con quest’ultimi, genuini e spontanei.
In netta contrapposizione con Brooke McQueen, la più popolare. D’accordo, non sarà la scialba biondina con materia più rosa che grigia puntualmente sbrindellata dal maniaco negli horror di serie Z, ciononostante la giovane ricalca molti dei cliché della figura della Reginetta: ama circondarsi di snob con cui condivide la passione per lo shopping compulsivo, si accompagna ai giocatori di football dal fisico scultoreo bramati da sterminate schiere di mocciose sbavanti e si cala fra gli “umili” solo per spillarne il voto, con le elezioni per il “Prom” (il ballo scolastico) ormai alle porte.
Due ragazze dalle personalità antitetiche, le cui esistenze sono destinate a viaggiare su binari paralleli, che sono invece costrette a legare: tra la madre di Sam (vedova da due anni) e il padre di Brooke (abbandonato dalla consorte otto anni prima) sboccia l’amore e si imbarcano in un’avventura spericolata andando a vivere tutti insiemi sotto lo stesso tetto.

Tranquilli, però: quella che su carta ha tutta l’aria di un racconto dai risvolti drammatici finisce per rivelarsi una dissacrante commedia sul mondo scolastico, con i picchi da drama subito smussati da una carrellata di sketch demenziali e siparietti esilaranti. Già, perché garante dell’effetto comico è quella sequela di personaggi ricorrenti tratteggiati con tic e manie persecutorie che gravitano nel microcosmo dominato da glamour e divertimento delle due protagoniste: dall’istrionica Mary Cherry alla frigida Nicole, dal quarterback dall’acume ben poco affilato (come tradizione comanda) al fido e pingue Sugar (il nome è indicativo della passione per i dolciumi), dall’incorruttibile Lily all’impacciata Carmen, passando per il timido Harrison. A dare pepe al tutto non basta chiaramente una sola antagonista, Brooke, il cui sadismo nei confronti dei “diversi” sfuma nel corso della prima stagione per poi dissiparsi del tutto. Ecco allora che a scendere in campo (e in gran spolvero) è l’inflessibile e arcigna Bobbie Glass, docente di biologia che non manca di movimentare le giornate scolastiche con verifiche a sorpresa e improbabili esperimenti che mirino a mettere i nostri in difficoltà e in imbarazzo.

Teendrama, comedy e family drama: sono i tre generi che si compenetrano in questo gioiellino di fine secolo targato WB Shield (network americano attualmente presente solo sul web), che ha tenuto banco fra le commedie televisive di maggiore appeal. Approdato su Mamma Rai solo nell’estate 2003 e recentemente replicato da MTV riscuotendo anche un discreto successo, non sorprende che la penna dietro lo show sia lo stesso Ryan Murphy papà di Nip/Tuck e Glee. Popular – come ammette egli stesso – è stata un’ottima palestra nella quale affinare la scrittura secca e ironica, che poco spazio concede al dramma, contraddistintiva della sua produzione tv. Una palestra che ha però chiuso bottega dopo due sole stagioni: nonostante gli sbalorditivi indici d’ascolto (intorno ai 5 milioni di spettatori con un buon 6% di share), poi scemati fino ai 2 e mezzo, pare che la cancellazione sia divenuta realtà a seguito di dissidi fra produzione e network, che aveva programmato il telefilm nella cosiddetta Friday Night Death Slot (stessa collocazione al venerdì per cui Fringe ha sfiorato la bocciatura nella scorsa stagione americana).

Serial impopolare, attori impopolari? Nossignore. Ebbene, tra le produzioni semisconosciute Popular vanta più di tutte un manipolo di interpreti che hanno conseguito fama e successo solo successivamente. Carly Pope (Sam) è apparsa in Californication, Dirt e ha recitato nella pellicola 134 modi per innamorarsi, accanto alla compagna di set in Popular, Sara Rue. Quest’ultima, che nella serie riveste la parte di Carmen Ferrera, è stata protagonista della sit-com Perfetti… Ma non troppo, per poi prendere parte alla miniserie Eastwick, che ha concluso il suo percorso in tv dopo un solo ciclo. Leslie Bibb (Brooke) ha lavorato in E.R. – Medici in Prima Linea e Crossing Jordan. Qualche successo anche al cinema con I Love Shopping, The Skulls e Giustizia Privata. Carriera prosperosa anche per Christopher Gorham dapprima fidanzato di Ugly Betty poi agente CIA in Covert Affairs. Bryce Johnson ha invece partecipato in qualità di guest star a una moltitudine di serial tv: da Una Mamma per Amica fino al nuovo Pretty Little Liars.
Ecco allora che quella popolarità tanto agognata è stata finalmente conquistata.

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