Congiuntura
16 Settembre Set 2011 1021 16 settembre 2011

Non stupiamoci se arriva un downgrade

Il conto alla rovescia è finito. Ormai è sicuro che per l’Italia arriverà un downgrade del rating sul debito sovrano da parte di Moody’s. E non importa di quanto sarà pesante, se di una o due note, come è più probabile. Una volta arrivato, ci sarà solo la certificazione finale di quanto si va dicendo da mesi. Il Paese è immobile, bloccato in un limbo grazie soprattutto alla classe politica, incapace di saper cogliere il momento di portare avanti un processo di riforme che definire doveroso è dir poco.

L’agenzia di rating newyorkese Moody’s ha avviato il suo processo di review in giugno. Era venerdì 17 giugno quando decise di tagliare l’outlook al debito sovrano italiano in vista di un downgrade. E dato che il processo di revisione dura tre mesi, eccoci arrivati al dunque. In queste settimane l’Italia ha saputo dare solo risposte negative agli investitori, tramite un balletto inutile, ingenuo e costoso sul piano di austerity che avrebbe dovuto metterla in sicurezza dal contagio ellenico. Lo spread fra Btp e Bund era sotto quota 200 punti base, mentre il Cds era a quota 171 punti. Dopo tre mesi, lo spread ha toccato e superato i 400 punti base e il Cds ha oltrepassato di slancio i 500 punti. Facile intuire cosa succedere, specie con sul groppone una manovra correttiva mutata in corsa almeno sei volte e con un saldo finale da circa 55 miliardi di euro, la maggioranza dei quali composti da tasse.

In questo caso, come per tanti altri, le agenzie di rating non anticiperanno i mercati. Piuttosto, li seguiranno pedissequamente, dato che gli operatori finanziari sanno da tempo in che modo bisogna agire sull’Italia. E lo sanno al netto degli interventi forzosi, come l’acquisto di titoli di Stato della Bce tramite il Securities markets programme (Smp), senza del quale lo spread sarebbe sicuramente più elevato.

In questo marasma finanziario, c’è una sola cosa certa. Nel caso arrivasse il taglio del rating, i più daranno la colpa alla speculazione internazionale, senza nemmeno cogliere della situazione drammatica in cui ci troviamo. E a quel punto potremo solo rispondere ‟So long, and thanks for all the fish”.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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