Technology Review
20 Settembre Set 2011 1731 20 settembre 2011

Dall’Italia alla Cina, dalla Cina al mondo - Techonology Review Mondo

Alessandro Ovi, direttore della versione italiana di Technology Review, la rivista del Mit per l’innovazione, racconta la scelta - fatta per prima fra tutte le edizioni della rivista - di pubblicare contenuti provenienti dalle edizioni cinese, tedesca ed indiana. In calce al suo editoriale pubblichiamo l’articolo “Un Sistema tira l’altro”, tratto dalla sezione TRmondo, sulle interazioni possibili fra mobilità sostenibile e gli smartphone, dell’edizione tedesca di Technology Review.

Dall’Italia alla Cina, dalla Cina al mondo

Per evitare il rischio proverbiale che, fatto un passo avanti, se ne facciano due indietro, questa volta abbiamo cercato di fare il contrario: un passo avanti per farne altri due avanti. Negli scorsi fascicoli abbiamo inaugurato una rubrica di riscontro delle iniziative redazionali della nostra consorella cinese, di recente realizzazione.

Sulla scorta dell’apprezzamento che quella rubrica ha riscosso, abbiamo deciso di allargare quello “sguardo dal ponte”, per mettere a fuoco anche le altre due edizioni non americane che, al momento, pubblicano una edizione cartacea: quella tedesca e quella indiana. Il tradizionale confronto tra America ed Europa si arricchisce così di un nuovo confronto tra Europa e Asia, nel segno di una globalizzazione che sta ancora cercando un equilibrio tra la “croce” e la “delizia”, ma da cui non si può e non si vuole tornare indietro.

Questa nuova rubrica, TR Mondo, si propone come espressione diretta e palpabile di quella dimensione di rete su cui si fonda la nostra rivista. In primo luogo, la rete delle persone, che girano il mondo per trovare il terreno più adatto al riconoscimento e alla valorizzazione delle loro capacità e delle loro buone idee.

In secondo luogo, la rete della ricerca, che costituisce una condizione ormai irrinunciabile per consentire ai processi della innovazione di radicarsi e crescere ovunque ne esistano le possibilità finanziarie, organizzative, culturali.

In terzo luogo, la rete dei mezzi di comunicazione, in particolare quelli che, come Technology Review, sono in grado non soltanto di conferire una visibilità da cui derivano incoraggiamenti e gratificazioni, ma — come dimostrano in questo stesso fascicolo, la selezione dei TR 35 americani e il bando di concorso dei TR 35 italiani — ma anche di fare conoscere a tutti quello che fanno alcuni. Perché gli uni e gli altri possano con maggiore facilità e cognizione di causa dialogare fra loro e, tutti insieme, contribuire alla crescita complessiva della scienza e della tecnologia.

(Alessandro Ovi)


Un Sistema tira l’altro
Una rete intelligente, basata su molti mezzi di locomozione, dalle auto elettriche agli autobus, dalle metropolitane ai treni, potrebbe incoraggiare gli abitanti delle città ad abbandonare le automobili tradizionali. Ma il telefono cellulare, con nuove applicazioni, dovrà giocare un ruolo chiave. Sintesi dell’articolo di Susanne Donner, apparso sul n. 7/2011 di “Technology Review” Deutschland

“Io sto alla porta e aspetto”, spiega Andrew Roller. L’uomo, con i capelli corti castano chiaro, indossa occhiali e camicia bianca. La recinzione del giardino davanti a lui risale ai tempi della nonna. Ma Scooter, un sistema tecnologicamente avanzato per l’informazione sulla mobilità, messo a punto dalla società Karlsruhe, si muove invece verso il futuro, con l’aiuto degli smartphone. In pochi secondi, il software ha rilevato la posizione di Roller, indicandola sul display del suo telefono portatile. Dal giardino, una freccia indica la strada a sinistra, un tratto a piedi per girare di nuovo a sinistra al successivo incrocio, poi a destra verso la stazione della metropolitana.

Mancano tre minuti per la partenza del treno, al binario indicato sullo smartphone. Poco dopo la partenza, il cellulare comincia a vibrare, avvertendo di un ritardo che presto toccherà i 30 minuti. Roller preme il tasto per individuare un percorso alternativo. Il programma suggerisce di scendere a Oberursel, prendere un autobus nella stazione dei trasporti suburbani, quindi noleggiare una bicicletta. In stazione, Roller riceve un messaggio di conferma della prenotazione della bicicletta, il biglietto elettronico e il relativo codice di autorizzazione. Una volta in sella, il programma gli indica la pista ciclabile che lo porterà alla Università Goethe di Francoforte.

I responsabili della mobilità urbana definiscono questo sistema “intermodale”. L’idea di fondo è che tutte le modalità di trasporto urbano e interurbano possono e devono integrarsi, per contribuire a soddisfare le necessità individuali, allo scopo di rendere inutile il possesso di un’automobile. Anche se per ora nessuno si muove come indica Scooter, il numero di cittadini che considerano indispensabile l’automobile sta diminuendo, soprattutto nelle grandi città.

Anche la Commissione Europea appare favorevole a nuovi metodi e nuovi criteri di mobilità, ipotizzando che entro il 2050 siano messe al bando dai centri storici delle città tutte le automobili alimentate a ambizioso, che può venire perseguito solo mediante programmi congiunti delle società energetiche, delle aziende di trasporto pubblico, dei produttori di automobili, dei gestori di telecomunicazioni e informatica, ma non mancano iniziative promettenti. BMW e Daimler stanno investendo in infrastrutture per il noleggio di veicoli; Vattenfall, RWE e EnBW puntano sulla fornitura di servizi per i veicoli elettrici. Il settore della telematica per i trasporti è in crescita e, secondo la società di consulenza McKinsey, dovrebbe raggiungere nel 2020 un valore complessivo di tre o quattro miliardi di euro. Il presupposto fondamentale per la transizione è, tuttavia, che veicoli a noleggio diventino disponibili quasi ovunque e quando necessario. Anche i diversi sistemi informativi dovrebbero risultare accessibili sempre e ovunque. Tutto ciò richiede un ripensamento produttivo e logistico che sappia prescindere dagli attuali vincoli di mercato per orientarsi sulle concrete esigenze dell’utente.

Per concludere, i progressi della gestione intermodale del traffico possono reggere il confronto con la rete stradale della mobilità privata. Tuttavia, gli operatori del trasporto pubblico devono continuare a procedere, anche se a piccoli passi.

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