Stefano Grazioli
Gorky Park
20 Settembre Set 2011 0611 20 settembre 2011

La Lettonia e i terroni

Ecco, ammettiamo che la Padania tra vent’anni si separi dall’Italia. Fine del giogo di Roma ladrona. Finalmente l’indipendenza. Un sogno durato secoli. Ci sarebbe però un problema: i terroni che vivono tra le Alpi e il Dio Po. Che farne? I padani avrebbero ovviamente subito una carta d’identità padana, ma i terroni? Potrebbero naturalizzarsi, fare l’esame di dialetto e quello di sci, ottenere cittadinanza e anche il nuovo agognato passaporto verde. Ma lo farebbero tutti, ad ogni costo, pur di rimanere nel paradiso padano? Sicuramente molti tornerebbero a casa loro al mare, dove per di più tengono famiglia. Ma molti no, rimarrebbero perché non saprebbero proprio dove andare. Così è la vita. Generando però altri problemi: i figli nati in Padania da coppie terrone sarebbero terroni? O dovrebbero essere considerati padani? Dovrebbe essere concessa loro automaticamente la cittadinanza o dovrebbero essere sottoposti prima a tutti agli esami in padano? Il terrone è terrone solo perché è nato in Terronia? O il terrone è terrone per sempre, dato che essere terroni è una questione etnica e non geografica? Per dare una risposta a queste domande e cercare una soluzione a questi e ad altri problemi (tipo: i terroni senza passaporto, quelli che non sanno recitare una poesia del Porta e tarare la polenta, possono andare a votare o fare gli amministratori pubblici?) alcuni terroni della Padania formerebbero un partito, magari con il benestare di altri terroni di Roma ladrona. Il Partito dei terroni andrebbe a rappresentare una minoranza della Padania e prima o poi riuscirebbe in alcune isole dove i terroni sono più concentrati a eleggere addirittura i propri rappresentanti, consiglieri comunali, sindaci. Un giorno o l’altro il Partito dei terroni potrebbe puntare anche a entrare nel governo nazionale della Padania. E il primo ministro o il presidente potrebbe essere proprio un terrone.

Vent’anni fa, quando l’Unione Sovietica è crollata, la Lettonia (la Padania) si è separata da Mosca (Roma ladrona). I lettoni (i padani) si sono trovati a fianco dei russi (i terroni) e hanno preso la strada di cui sopra. Dopo le elezioni di sabato scorso il Centro dell’Armonia, la formazione della minoranza russa in Lettonia (paese più piccolo della Padania, con circa 2 milioni e 300 mila abitanti, dei quali 1 milione mezzo di etnia lettone, 600 mila russi) è ora il partito di maggioranza relativa al parlamento di Riga con 31 seggi su 100. Nils Usakovs, 35enne di etnia russa naturalizzato lettone è il sindaco della capitale dal 2009 e il leader del partito. Vuole entrare nella storia come primo premier russo del suo paese. Difficile che ci riesca, ma è certo che ‘sto terrone è arrivato lontano, tanto che sembra che il 15% dei voti gli sia arrivato proprio dai padani.

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