Design Kit - Inspiration and references
21 Settembre Set 2011 0904 21 settembre 2011

Design by mistake

Nella progettazione esistono fattori esterni, inaspettari o casuali atti a migliorare il progetto stesso. Introduciamo in quetsa occasione l’imprevisto, il fattore “x”, l’errore!

Quali sono gli elementi di riflessione, di ripensamento del “prova e riprova” che ci aiutano a cambiare, a provare altre direzioni, a modificare un’idea migliorandola?
L’errore, l’equivoco e l’interpretazione personale ridefiniscono spesso il perimetro del progetto aprendo inaspettati nuovi scenari nel processo creativo. Tutti ricordano il gioco del “telefono senza fili”; la prima parola suggerita all’orecchio del primo interprete raramente corrisponde a quella dichiarata dall’ultimo della fila … È un po’ questo il punto.

Quindi, consideriamo l’errore casuale - o dettato dalla naturale evoluzione progettuale - un valore forte e contributivo, alla pari dell’intuizione iniziale e dell’idea conclusiva.
In quanto designer, questa straordinaria opportunità l’abbiamo sempre trovata magica. È un meccanismo fantastico, una trappola latente che permette quasi scientificamente di riflettere sui passi compiuti, sulle scelte e sulle possibili alternative, promettendo valide evoluzioni.

La disciplina del Design è molto incline ad assorbire questo tipo di cataclisma, di incidente di percorso, di repentina metamorfosi traendone vantaggio per ulteriori elaborazioni e crescita progettuale. Per un progettista non è un problema; abbiamo detto che fa parte del gioco. Siamo molto fortunati, in quanto in altre discipline o stili di vita questa modalità forse non viene contemplata; non è proprio possibile. La matematica non contempla l’errore, il consumismo pretende la perfezione, alcune religioni non tollerano libere interpretazioni e così via.

Capita molto spesso che ci si trovi davanti ad una situazione progettuale dove la nostra lettura ed interpretazione - sia questa di una vista o di una sezione di un disegno, di uno schizzo, di una spiegazione di un idea o di un concetto - non è esattamente quella che il nostro interlocutore intendeva, ma piuttosto qualcosa che abbiamo visto o sentito che viene da noi colto e rielaborato diventando un modello di riferimento, un cambiamento di paradigma che è una pura scintilla ispirazionale. L’interpretazione errata di un’idea aiuta spesso i progettisti ad uscire da una impasse progettuale, o semplicemente fa “scattare quel grilletto” che guida un’intuizione nella giusta direzione. Questo avviene soprattutto nella fase iniziale di una progettazione, precisamente nel punto nevralgico e molto complicato di setting. È quella transizione che permette al designer di traghettare dalla fase di ricerca a quella concettuale. La fase di ricerca permette l’individuazione delle problematiche, degli insight significativi e quindi delle opportunità su cui andare a lavorare per ricavare le soluzioni sostenibili, il problem solving e il delivery. Lungo questo processo di traduzione e di ideazione, possono insorgere numerosi equivoci e potenziali errori di interpretazione. È un momento potentissimo dove le persone coinvolte - e che hanno appena capito cosa fare o hanno avuto un intuizione - tentano di spiegare ad altri la loro posizione. Non vi è mai capitato di raccontare qualcosa che è inequivocabilmente solo nella vostra testa? A volte spiegare non è facile, spesso ci si capisce male e da qui possono nascere fantastiche opportunità progettuali. Provate a posizionare questa situazione in un contesto multidisciplinare, quindi vediamo di considerare solo un tavolo di progettisti aperto anche a persone provanienti da ambiti disciplinari diversi; questa miscela - con la giusta moderazione - può diventare dirompente, deflagrante e regalare novità assolute alla potenziale crescita del progetto. Se questo scenario poi, lo si sposta su una piattaforma fatta di persone che provengono da culture e lingue differenti, la magica alchimia può essere ancora più preziosa e subentra la parola chiave del “misunderstanding” in positivo.

Possiamo tranquillamente paragonare questa situazione ad altre analoghe. In generale, quando riceviamo informazioni create da altri e che ci arrivano dopo alcuni passaggi, ci accorgiamo che - ricostruendo il processo - la prima versione viene rielaborata e reinterpretata a piacimento e riraccontata ad un’altra persona che farà la stessa cosa. Il messaggio finale è spesso molto diverso dal punto di partenza. Da questi processi nascono, le quotidiane rielaborazioni giornalistiche costruite ad hoc atte a trasformare deboli voci in casi internazionali allo scopo di aumentra l’audience, prendono forma le affascinanti leggende metropolitane, il gossip prende il volo e il progetto invece pondera e sfrutta l’occasione per trasformarla in alternativa.

Talk / Draw #05 from Synth Eastwood on Vimeo.

Contro l’errore sono intervenuti in molti. Quasi tutto il secolo scorso è stato caratterizzato da alcune correnti ideologiche amanti del sistema infallibile. Questi, aspirano ed arrivano all’estremizzazione degli standard a tutti i costi, come soluzione anti-errore e dalle prestazioni calcolate con precisione. Però, ad un certo punto ci si è accorti che siamo degli esseri umani e che l’errore ci appartiene da sempre come strumento di scoperta e miglioramento. È ammesso e aiuta a crescere.

Ma torniamo al Design Process per un’ultima riflessione; progettare un prodotto complesso, che sia integrato ad una serie di servizi a lui dedicati e che aderisca veramente alle reali esigenze di chi lo possiede, comporta - a progetto finito - una consapevole serie di test e di ulteriori ricerche atte a verificare, controllare e suggerire la soluzione più adeguata. Questo processo di testing, chiamato “prototyping”, serve a svelare e capire come le persone usano un prodotto/servizio, come interagiscono con esso, intercettando tutti quei fattori di errore che possono emergere passo dopo passo migliorandone l’utilizzo. Si costruiscono moke-up iniziali in scala reale (prototipi di avvicinamento), si inserisce il progetto in scenari legati a specifiche attività, si selezionano i giusti interlocutori e gli spazi/luoghi/contesti dove le interazioni hanno veri riscontri, si incrocia la vita reale con gli strumenti web-based per raccogliere i feedback direttamente dagli utilizzatori-test. È attraverso questi dati sensibili che si evidenzia quanto il prodotto sia stato sviluppato aderendo alle reali pratiche di quel settore lavorativo o di persone comuni. In questo modo il progetto prende finalmente forma e si avvicina al processo di produzione.
Prototipo dopo prototipo, quindi errore dopo errore si arriva in prossimità della soluzione più idonea.

Un concorso che include l’errore come fattore di crescita e innovazione:
“The james dyson foundation is dedicated to encouraging young people to think differently, make mistakes, invent and realise their engineering potential”.

http://media.dyson.com/downloads/JDF/JDF_manifesto.pdf

Sir Ken Robinson parla da sempre dell’accettazione dello sbaglio, dell’errore, come fattore positivo in un ottica di crescita evolutiva nei bambini insistendo ed esortando un cambiamento del sistema educativo contemporaneo ancorato a modelli antiquati:
“Being wrong is not the same as being creative, but if you are not prepared to be wrong, you will never come up with anything original. By the time most children become adults, they have lost that capacity, they have become frightened of being wrong. We run our companies this way, by the way, we stigmatize mistakes and we are now running national education systems where mistakes are the worst thing you can make. The result is we are educating people out of their creative capacities.”

Alcuni prodotti famosi nati da errori, intuizioni, casualità:

3M post-it nasce da un errore
http://www.inventhelp.com/articles-for-inventors-art-fry.asp

Procter & Gamble Ivory soap è stata creata da un errore
http://www.ivory.com/purefun_history.htm
http://www.ideafinder.com/history/inventions/ivory.htm

Il velcro è stato creato da una scoperta occasionale e da un intuizione
http://inventors.about.com/library/weekly/aa091297.htm

Cose nate da errori
www.minbu.connectfree.co.uk/invent.htm

Diana Laufenberg: How to learn from mistakes?
www.ted.com/talks/diana_laufenberg_3_ways_to_teach.html

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook