Rolling Stone
22 Settembre Set 2011 1253 22 settembre 2011

A cosa serve una sfilata?

Da direttore di Rolling Stone Italia partecipo a buona parte delle sfilate di moda (uomo e donna) che si svolgono a Milano.
In questi giorni – l’avrete notato dall’aumento del traffico e da quelle insopportabili automobili nere con autista che parcheggiano ovunque – sfila la donna.
Ad ogni show, da profano, mi succede sempre la stessa cosa: arrivo, mi siedo, mi guardo in giro e mi faccio la solita domanda: “A cosa serve una sfilata di moda?”.
Il motivo della domanda ha un suo senso: i vestiti indossati dalle modelle raramente arrivano nei negozi (quindi la sfilata serve soprattutto a trasmettere ai buyer – quelli che decidono che vestiti comprare – e alla stampa il “mood” della maison per la stagione successiva). Di solito durante lo show i giornalisti sono assonnati e distratti, sbadigliano e scrivono sms sui loro telefonini. I buyer – vestiti nei modi più stravaganti – sono più attenti e prendono appunti sull’iPad e su consunti taccuini.
Un’altra domanda che mi faccio? “Perché continuare a fare sfilate in base alle stagioni (autunno/inverno e primavera/estate) quando ormai in inverno capita a tutti di viaggiare in paesi caldi e d’estate andare magari al freddo?” Non si potrebbe fare collezioni uniche, uni-season, in maniera da non invadere i negozi con continui prodotti che poi il mercato non è in grado di assorbire? E ancora: “Quanto costerà a lle maison una sfilata? La risposta qui la so: i grandi marchi pare arrivino a spendere anche un milione di euro (tra location, fee per le modelle e le decine e decine di persone che lavorano nel backstage, compresi registi e deejay che compongono la colonna sonora); mentre la spesa per i brand più piccoli non scende comunque sotto i 200/300 mila euro.
Insomma, è da anni che mi interrogo sul senso di sfilate uguali a se stesse, con modalità uguali a quelle di 20/30 anni fa. Poi, per fortuna, ci sono le eccezioni: oggi ho partecipato alla sfilata di Fendi nel loro spazio di via Sciesa a Milano con la collezione disegnata da Karl Lagerfeld. Un tuffo elegante negli anni 60, righe orizzontali e verticali, colori e tessuti leggeri, modelle con capelli cotonati che uscivano da una scenografia bella e molto grafica. Insomma, una scossa di creatività e di stile che ha risvegliato giornalisti e buyer. Bravi, per fortuna ogni tanto c’è chi sa risvegliarci dal torpore di show monotoni e sempre uguali usando passione ed intelligenza. Per oggi, sono soddisfatto.

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