La fanfara frenetica
25 Settembre Set 2011 0926 25 settembre 2011

Intervista esclusiva a Sainkho Namtchylak, la voce oltre la voce stessa


Gli strumenti di base che Sainkho Namtchylak usa per esprimere la sua poetica musicale, li abbiamo tutti..
lo schiocco della lingua sul palato, il rapido movimento della glottide,
l'utilizzo atipico delle frequenze che fanno vibrare le corde vocali e mille altri "effetti" che, da bambini,
creavamo per sonorizzare i nostri giochi.




A questi "tools" che condivide con tutti noi, unisce una capacità unica ,
che scaturisce dalla tradizione musicale della sua terra.
Di origine nomade, nata nella Repubblica Sovietica di Tuva,
nella Siberia meridionale, al confine con la Mongolia,
Sainkho sviluppa rapidamente una tecnica vocale che sbalordisce ma non convince
l'ambiente accademico locale.
Con la solita lungimiranza delle istituzioni, che in quanto tali,
sembrano condividere un medesimo approccio ovunque, non le viene riconosciuto alcun credito accademico
e quindi si trasferisce a Mosca. Studia canto all’istituto Gnesinsky di Mosca.
Contemporaneamente apprende le differenti tecniche vocali dei canti lamanisti e sciamanici tradizionali
della Siberia così come i canti tradizionali tuvani e il canto bifonico (ma dice che i canti mongoli erano solo il suo hobby).
La voce di Sainkho, che si trasforma con semplicità da soprano cristallino a baritono sontuoso,
si mette al servizio di canzoni tradizionali della sua terra, Tuva.



Canzoni liriche, intimamente connesse all’amore e alla natura, e “work songs”,
che servono a rendere più accettabile l’impegno lavorativo.
Sainkho evidenzia soprattutto questa caratteristica dei canti,
mettendo in luce le affinità con il blues ed il patrimonio folklorico dei neri d’america.




In questo suo nuovo lavoro intitolato Cyberia, Sainkho ci offre una straordinaria e affascinante performance
con voce sola a cappella che mette in risalto le mille sfumature del suo stile e le sue incredibili doti.




Questa è un'intervista che Sainkho ha concesso a LINKIESTA in esclusiva.

1)
Ogni musicista che conosco da piccolo ha ascoltato qualcosa
che gli ha cambiato la vita..quale suono le ha rivelato l’interesse per la musica e ha cambiato la sua?

Il suono della radio di casa..quello è stato il primo suono che ho sentito nella mia vita.
Ogni appartamento aveva una radio.
Dalle 6 di mattina fino a mezzanotte , mentre studiavo o lavoravo potevo sapere l’ora esatta,
ascoltare musica classica in diretta da Mosca, sapere cosa succedeva nel mondo ,
essere informata della letteratura e ascoltare passi dei libri di cui si parlava,
ascoltare musica delle tradizioni locali ..
questa è stata la prima fortissima introduzione al suono nella mia vita.

2)
Da bimba amava uno stile particolare?

No,ascoltavo tutto quello che trovavo, senza selezione.

3)
L’educazione sembra essere la chiave di volta per ogni giovane musicista ..
un buon maestro ti può cambiare la vita.
Ha avuto un mentore, un tutore,
una guida?




Provavo ad ascoltare e ad imparare da tutto quello che la vita mi offriva,
gente che cantava, che parlava.. solo più tardi mi sono resa conto
che avevo bisogno di sapere di più sul piano e gli altri strumenti.
I miei genitori mi presero un piccolo pianoforte, cosa che non fu facile per le loro condizioni economiche..
io ero così felice che non me ne allontanavo mai.. tanto che mia madre
mi mise un piccolo materasso sotto alla cassa armonica perché non lo volevo lasciare mai.

Il solenne giuramento era che non avrei mai dovuto suonarlo dopo le 20 di sera.
Spesso mi mettevo a guardarlo nel buio della notte e ascoltavo il silenzio
mentre lo guardavo. I tasti bianchi e neri mi affascinavano e provavo ad immaginare qualcosa.
Fu un periodo indimenticabile per me. Mi piacerebbe ritrovare quella connessione
profonda quel feeling “magico “ con lo strumento.
Quando mi resi conto che avevo una voce molto profonda,
e che la potevo controllare molto meglio del piano, cominciai a suonare una singola nota , tenendola a lungo.
Fu una rivelazione.
Ancora oggi trovo che sia il modo migliore di esprimermi.
Ancora oggi amo tenere una singola nota e cantarla molto piano.

5)
Ha mai cantato in un Coro ?

Si, abitualmente nel Coro della scuola, nel ruolo di Soprano o talvolta Contralto
Miss Billie Holiday

6)
Chi è che la intriga come vocal performer oggi?

Emy Weinberg, un peccato che ci abbia lasciati…una cantante molto carismatica.
In generale sono connessa con quello che ho sempre amato.. in particolare Billie Holiday,
Meredith Monk, Demetrio stratos, Diamanda Galas, Bobby Mc Ferrin,
Tom Waits, ed alcuni cantanti sovietici del passato, sconosciuti ai più…




7)
Che cosa sente durante la giornata.

Prima dell’avvento di You Tube avevo una scorta di cd che mi seguivano in tour…
ora viaggiare con una cassa di cd non è più tanto conveniente
e allora mi sento le cose su You Tube…jazz, elettronica, contemporanea.
Non sento musica tutti I giorni.. mi tengo a stecchetto..
voglio mantenermi sempre affamata piuttosto che rimpinzarmi di qualsiasi cosa da mattina a sera..
meglio stare a stecchetto.




8)
Come allena la voce, che tipo di training fa?

Non studio con la mia voce… medito.
Per studiare con la mia tecnica vocale ho bisogno di una stanza acusticizzata,
che mi esclude dal mondo, una silent room che non ho sempre a disposizione.
Non voglio disturbare chi mi sta intorno con il mio “Sound Egoism”…
voglio rispettare la libertà dei miei vicini, di godersi il Silenzio.


Sainkho Nmatchylak


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