Il cammello, l'ago e il mercato
28 Settembre Set 2011 1927 28 settembre 2011

Paraponzellini allo scontro finale

Uno scoop giornalistico odierno getta nuova luce sulla saga della Banca Popolare di Milano, sul quale in questo blog mi sono già intrattenuto due volte (il 9 maggio e il 24 giugno). Lo sfondo è quello di una banca che deve fare un grosso aumento di capitale- dai 900 ai 1200 milioni- a fronte di un valore di mercato attuale di 634 milioni. È difficile trovare qualcuno disposto ad immettere questi denari in una banca in cui comandano i dipendenti, mentre gli investitori istituzionali, che detengono il 73%, non contano nulla; onde viene la caccia a qualche “cavaliere bianco”. Si parla, per tale ruolo, di due candidati contrapposti, Andrea Bonomi di Investindustrial, e Matteo Arpe di Sator; il primo gradito ai sindacati interni, che premono per lo status quo, il secondo a quelli nazionali, più aperti alle richieste di Banca d'Italia.

Il logo della Bpm

I due, che saranno pure cavalieri bianchi, ma certo non sprovveduti, dovrebbero domandarsi- staranno probabilmente facendolo- piuttosto che i sindacati la cui opinione sarebbe in teoria inconferente, cosa ne pensino gli investitori; coloro, cioè, che dovrebbero mettere i soldi in Bpm. Non entriamo nella contesa fra i due fronti, limitandoci a segnalare gli intrighi da Corte dei Borgia che si intuiscono dai giornali, dai quali traspare una Banca d'Italia sempre più preoccupata della situazione, che vede il presidente (uscente?) Ponzellini, contrapposto al direttore generale di recente nomina, Chiesa.

Veniamo allo scoop, contenuto in un pezzo di Giovanni Pons su Repubblica di oggi, 28 settembre. Che in Bpm comandassero i dipendenti riuniti nell'associazione “Amici della Bpm”, si sapeva, ma i dettagli sono illuminanti, e fin qui ignoti. Pons riporta fra virgolette brani di un terrificante documento interno degli Amici della Bpm, sulle “Modalità d'avanzamento”, in sostanza le promozioni del personale direttivo. Leggiamolo. «Le promozioni funzionali oltre il grado di P2 (QD4), sono previste esclusivamente per le seguenti cariche: 1) membri del direttivo dell'Associazione; 2) membri del comitato di controllo e di garanzia; 3) segretario coordinatore/responsabile; 4) responsabile della paritetica». Come commenta Pons, non sarai mai dirigente se non appartieni agli Amici. Questi hanno però, bontà loro, concepito la possibilità che qualcuno non rientrante nelle rigida griglia sopra descritta possa essere meritevole di accedere alla P2 (QD4). «Le eventuali ulteriori promozioni, non contemplate, saranno oggetto di esclusiva valutazione all'unanimità dei componenti dell'ufficio di presidenza dell'associazione, e dovranno rispondere ai seguenti criteri: a) valutazioni sulle anzianità nel grado; b) cariche con impegni di particolare rilievo per il buon andamento delle parti sociali; c) non aver mai cambiato organizzazione sindacale eccezion fatta per fusioni e aggregazioni tra sigle». Ecco a voi la Bpm, commenta giustamente Pons. Resta vero che se non sei un Amico, o un amico degli Amici, non vai da nessuna parte.

Chi opera male, spesso scrive, e parla, male: la sintassi dell'ultima citazione parrebbe sbilenca anche a un alunno delle medie. A parte lo stile, immaginiamo la gioia dei cavalieri bianchi, che certo non possono pensare di intervenire nel capitale di una banca dove le promozioni dei dirigenti sono decise così. Accettare questi metodi significherebbe semplicemente rinunciare ad una fondamentale leva gestionale.

Per finire, un'altra amenità derivante dalla lettura del “Sole 24 Ore” odierno. Il Consiglio di gestione, ci informa il giornale, avrà un presidente e un altro amministratore non esecutivi. L'assurdo di un Consiglio di Gestione in cui figurano - è il caso di usare questo verbo - amministratori non esecutivi, è non solo permesso, ma addirittura prescritto da una nostra legge demenziale, che tradisce e trascura la logica del sistema duale. Arrivare però a ipotizzare che i non esecutivi, cioè i non gestori, nel Consiglio di Gestione, siano due, e uno sia addirittura il presidente, raggiunge le vette della follia: arte necessaria, pare, se si vuol sopravvivere in Piazza Meda e zone limitrofe. Come Ponzellini, sta per apprendere, buon ultimo di una lunga serie di presidenti sbalzati di sella dagli Amici: quelli dai quali ci guardi Iddio.

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