Saro Capozzoli
Bussola cinese
1 Ottobre Ott 2011 1914 01 ottobre 2011

La via cinese per unire l'Italia.

Il primo ottobre in Cina è sempre un giorno speciale: l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese avvenuta il primo ottobre 1949.

Nella foto qui sotto potete vedere la strada di fronte al fiume a Shangha invasa da milioni di persone che affollano negozi (aperti nonostante la festa nazionale!) e locali per godersi l’inizio della Golden Week, la settimana dove i cinesi scoprono il gusto di viaggiare per turismo e per scoprire il loro paese e il mondo.

In questi giorni di festa, nell'adiacente Nanjing Road, possono passare anche 3 milioni di persone al giorno, riempiendo la strada per tutta la sua lunghezza fino al centro della città.

La festa della Repubblica Cinese è un giorno di festa che unisce un popolo nonostante le diversità presenti: 56 etnie diverse sparse sul territorio, 4 religioni dominanti (Buddhismo, Islam, Chiesa Ortodossa, Sciamanesimo). Un paese unito di fronte al mondo e alle sfide che ha di fronte, come un alverare dove ogni persona ha un suo compito prestabilito e si lavora fino in fondo per compiere il proprio dovere.

Dall'altro canto, quando si vive in Cina ci si rende conto molto presto dello spirito individualista che caratterizza i cinesi, abituati sin da piccoli a competere e a emergere dalla massa.

Con classi di 80 bambini nelle scuole primarie, con ritmi di studio che raggiungono anche le 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, è difficile trovare altro da fare se non cercare di migliorare e di avere più chance attraverso l’impegno e lo studio.

Per questo motivo sorprende costatare che, in questa situazione di diversità, multi-etnico e religiosa, i cinesi si sentano comunque far parte di una cosa sola, una Nazione che viene difesa e che si ama oltre le proprie differenze, idee e condizione sociale.

Diviene quindi paraddossale e triste vedere l’Italia dibattere sulla “padania” e la secessione, un’entità artificiale creata solo per convenienza politica e come spunto per raggiungere una separazione di comodo ma poco lungimirante.

Come dice il Presidente Napolitano, in un momento in cui ci si dovrà unire e superare le differenze in Europa, come sarà possibile sopravvivere di fronte alle sfide del mondo in una situazione di frammentazione invece di unione?

Vi ricordo un semplice esempio che ho già ripreso in un altro post di questo blog

http://www.linkiesta.it/blogs/bussola-cinese/il-doppio-cappio-al-collo-il-debito-che-lega-cina-e-gli-stati-uniti

dove faccio notare che la California sia fallita e, nonostante la sua economia pesasse il 13% del PIL degli USA, non è successo nulla di quanto sta accadendo in Europa a causa del default della Grecia che invece pesa solo il 2% sul PIL europeo.

Se l’Europa fosse stata un’unica entità, governata con un unico ministro del tesorofederale e con una politica economica e fiscale unificata, oggi non saremmo qui a parlare di crisi dei mercati e pericolo per l’Euro.

L’Italia, presentandosi davanti al mondo con un’immagine terribilmente compromessa e con pulsioni separatiste, non può che far aggravare la situazione e non potrà uscire dalla stagnazione in cui è piombata.

Invece di unire, io cercherei di unificare, di completare quello che è stato iniziato 150 anni fa con l’unificazione d’Italia, com’è stato fatto in Germania nell’unione tra Est e Ovest. L’unione del paese ha generato una potenza che ora guida e supporta l’Europa in uno dei momenti più critici della nostra storia.

Quello che purtroppo contraddistingue l’Italia è il problema della criminalità organizzata che frena lo sviluppo e che deve essere sradicata dal territorio. Come si sta combattendo il terrorismo internazionale, l’Italia dovrebbe mettere in campo le risorse necessarie per estirpare le varie mafie, ma fintanto queste saranno presenti anche nelle istituzioni a più livelli, non sarà purtroppo possibile.

Avere un sud libero dai ricatti e dal malaffare, non potrà che attrarre gli investimenti nel sud in tutti i settori, specialmente dall’estero.

Possiamo quindi dire che da ora in poi la palla è nel campo degli elettori, ma prima ancora in mano ai giovani che dovrebbero emergere e cercare di creare qualcosa di nuovo per sostituire la vecchia politica se questa non saprà rinnovarsi.

In altri paesi i leader politici si ritirano a vita privata quando finiscono un ciclo o un mandato, cosa che in Italia non accade: da qui la necessità di riforme strutturali che solo su sollecitazioni dal basso (vedete infatti il milione e duecentomila firme raccolte in solo due mesi) potranno trovare una risposta.

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