Accadde Domani
2 Ottobre Ott 2011 2114 02 ottobre 2011

Quando la politica viene imbrigliata dalla rete. Un articolo di Guido Rossi.

Ho deciso di ospitare nel mio blog questo articolo di Guido Rossi pubblicato dal Sole 24 ore, perché, forse per la prima volta la rete internet, considerata fino a ieri il regno della libertà contro gli oligopoli dell'informazione, viene messa sotto accusa. Ecco il provocatorio editoriale di Guido Rossi.

"La Rete è definitivamente "scesa in campo" non solo nel mondo a lei congeniale del capitalismo finanziario, dove ha reso e rende possibili ogni sorta di manipolazioni, bensì anche direttamente e pesantemente nella politica. Con quali devastanti effetti è difficile prevedere, ma i pericoli per le democrazie sono assolutamente evidenti. Che finora il cyberspazio e le reti elettroniche si siano sviluppati, operando in territori virtuali privi di confine, è risaputo, come altrettanto noto è il peso che nella politica mondiale hanno già avuto. Mi basterà qui ricordare i rapporti fra Google e il Governo cinese, che fece oscurare sulla Rete i blog degli oppositori al regime, piuttosto che gli accordi del 2007 fra Usa e Unione europea, per poter utilizzare il centro dei dati finanziari di trasferimenti di denaro raccolti in Europa dal programma Swift per finalità antiterrorismo, oppure i più recenti scandali del gruppo Murdoch in Gran Bretagna. Così come è provato che le rivolte nei Paesi arabi e altre sommosse sono state largamente facilitate dall'uso della Rete. Che la tecnologia avesse poi frantumato uno dei diritti più antichi e inalienabili, la proprietà intellettuale, dal diritto d'autore a quello dei brevetti, al diritto alla privacy, come le numerose controversie spesso ambiguamente decise nei vari Paesi, hanno dimostrato, è cosa ben risaputa. Ma che oggi possano essere le stesse società tecnologiche a voler determinare direttamente l'avvenire politico ed economico, al centro e nelle periferie del mondo è inquietante novità. Superata appare anche la tesi di Marshall McLuhan che "il medium è il messaggio" e che il pericolo di un uso acritico dei media sia deteriore per l'identità culturale e sociale dell'uomo. Se finora era il diritto a tentare di disciplinare la Rete, sarà d'ora in poi la Rete a imporre la propria volontà e a governare direttamente il pianeta. Il 26 settembre il New York Times ha riportato la sconcertante notizia che Facebook ha per la prima volta formato un Pac (Political Action Committee) che userà per distribuire denaro ai candidati nelle prossime elezioni presidenziali americane. Naturalmente l'attuale decisione di Facebook, di crearsi una sua rete lobbystica è facilitata dalla qui altra volta da me ricordata sentenza della Corte Suprema che ha concesso massima libertà ai finanziamenti elettorali. Il movente potrebbe essere facilmente rintracciato nella complessità dei dibattiti legali riguardanti l'antitrust, i brevetti, le posizioni monopolistiche e i diritti alla privacy. Ma in campo sono scese anche altre società tecnologiche, come la più volte accusata di monopolio, Google, la quale ha proprio la scorsa settimana sponsorizzato, guarda caso insieme con Foxnews del magnate Murdoch, un dibattito dei repubblicani sulle prossime elezioni presidenziali. Le spese di Google e di Facebook per l'attività lobbystica sono di molto incrementate nel secondo quadrimestre di quest'anno toccando esborsi di milioni di dollari". La libertà culturale della Rete nel capitalismo finanziario globale si sta forse trasformando nel nuovo Leviatano? Che il potere del Leviatano passi la mano dal capitalismo finanziario al capitalismo della Rete, o che si vada creando un duopolio globale? Il potere finanziario peraltro, invece di essere domato dalla politica e dal diritto, continua a imporre con arroganza le proprie volontà, non solo in Europa. Proprio venerdì 29 settembre negli Stati Uniti l'autorevole Ispettore generale per il Tarp (Troubled Asset Relief Program), ha pubblicato un rapporto di ben 87 pagine indirizzato tra gli altri al ministro del Tesoro Timothy Geithner e al presidente della Fed Ben Bernanke. Con il programma Tarp nel 2008 il Tesoro aveva salvato le banche mediante ampia iniezione di liquidità, per circa 200 miliardi di dollari; in cambio aveva imposto loro l'assoggettamento a regole rigorose di comportamento e la restituzione delle somme percepite dopo un periodo di tre anni, alla condizione che per ogni due dollari di aiuto rimborsato avessero aumentato il proprio capitale di un dollaro di nuove azioni ordinarie. Nel rapporto si accusa il ministro del Tesoro e la Fed di aver favorito tre banche e in particolare Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, autorizzandole in modo più o meno occulto a uscire dal programma e ripagare il Tesoro prima del tempo, ma soprattutto senza aver compiuto l'aumento di capitale previsto. Le accuse sono pesanti e circostanziate e rivelano la violazione delle norme da parte dello stesso Governo e della Fed, per aver ceduto alla pressione delle Banche, che rivendicavano in primo luogo l'imbarazzo reputazionale di essere considerate ancora sotto la protezione del programma, in secondo luogo di non essere sicure di poter raccogliere sul mercato il capitale richiesto e infine, insistenza questa rivelatasi determinante, di non poter continuare a seguire le restrizioni imposte dal programma agli stratosferici compensi per gli esecutivi delle Banche. L'accusa al Governo - ancor più grave perché giunge dal suo interno, trattandosi Sigtarp di un'agenzia pubblica - e alla Fed è quella di aver elargito il denaro dei contribuenti a un sistema bancario inefficiente e avido e che costituisce tuttora un grave pericolo per l'intero sistema finanziario. Prima di concludere, un'amara suggestione democratica: la differente espressione di trasparenza del Sigtarp americano messa a confronto con l'opaca vicenda della lettera della Bce al Governo italiano. È tempo, in conclusione, che la politica e la società civile, che dalla prima non è per sua natura diversa, si liberino dalla duplice schiavitù e riportino a galla dalle loro profonde radici culturali, rimbambite o, per dirla con McLuhan "massaggiate" dalla finanza e dal cyberspazio, i principi democratici di uno Stato di diritto.

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