Note di Belfagor
3 Ottobre Ott 2011 1135 03 ottobre 2011

Diario Notturno 2 – Potere, denaro, politica

Un tempo chi voleva far politica oppure studiarne gli intimi movimenti leggeva Machiavelli e così ricordava sempre l’inizio del Proemio dei Discorsi II del grande fiorentino: «Giudico il mondo sempre essere stato a uno medesimo modo, ed in quello essere stato tanto di buono quanto di cattivo». È questo inizio che mi è venuto alla mente dopo il diluvio di dichiarazioni e di lacerarsi le vesti oppure di sberleffi che han fatto seguito all’inserzione pubblicitaria di Diego Della Valle sulla politica e i suoi rappresentanti in quanto ceto sociale o amministrativo che dir si voglia. Ne abbiamo viste tante nella storia di queste dichiarazioni di discrasia tra potere economico e potere politico, dove il primo reclama al secondo di lasciar libero corso a quello che vorrebbe fossero gli eventi. Ed è colpito dal fatto che il secondo, il ceto politico, a un tratto non obbedisce ai suoi ordini o alle sue pressioni. Eppure, si dice e si pensa: «L’aveva sempre fatto, prima: Io, NOI, l’ho, l’abbiamo, fatto, l’ho, l’abbiamo, eletto e ora dico, diciamo, a esso, insano e malato Principe, di andarsene. Perché non obbedisce?». La risposta a questa domanda spiega tutta la differenza che esiste tra potere dettato nella storia dalla ricchezza e potere dettato nella storia dalla democrazia e dal principio di maggioranza che della democrazia è una versione. Il potere della ricchezza è eterno quanto la ricchezza: quello del principio di maggioranza elettorale è, invece, fragile quanto la maggioranza, appunto, ma fin che esso, il principio di maggioranza, si tiene, e non è sconfessato dal suddetto principio, è duraturo quanto mai. Anzi può, dall’invettiva che contro di esso scaglia il principio di ricchezza trarre un immenso vantaggio grazie alla canea populistica a cui può dar vita. Così nacquero, nella storia antica prima, e nella storia moderna, poi, tutte le dittature. Così è da che mondo è mondo, come ricordava il grandissimo Machiavelli. Ma qui viene alla luce il genio degli italici popoli: hanno eletto per diversi lustri appartenenti sia al potere della ricchezza sia a quello della maggioranza, in entrambi i fronti e uno di questi eletti, del potere politico s’ è impadronito. Ciò spiega perché la democrazia italiana più di altre sia una poliarchia a derivazioni plutocratiche in entrambi i suoi fronti, come si sta pienamente manifestando oggi con il declino fisico, morale, aggregativo e dissipativo del Cavaliere del Lavoro Silvio Berlusconi. In questo senso che appaiano avvisi ai naviganti ben dispiegati da parte del potere del denaro e dell’ intrapresa contro il Cavaliere non vuol dire che il ciclo della poliarchia plutocratica sia terminato. Anzi, forse è solo iniziato sotto più smaglianti forme di quanto prima non fosse. Io credo in una più pura forma, da studiarsi con passione e con disperazione per i democratici che alla democrazia credono come principio ordinativo possibile.
Manca un Machiavelli, tuttavia…Chi descriverà il tutto? Largo ai giovani studiosi…..

Giulio Sapelli

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