Il picchio parlante
3 Ottobre Ott 2011 1325 03 ottobre 2011

Per il momento via da Confindustria; Detroit può aspettare

Doppia dichiarazione nella giornata di ieri da parte di Sergio Marchionne. La prima, quella che ha destato più scalpore, è l'uscita della Fiat dal gruppo degli industriali a partire dal 1 gennaio 2012. Questo perchè dopo le disposizioni introdotte prima dall'accordo con i sindacati del 28 giugno, e dopo dall'articolo 8, contenuto nella manovra economica, l'azienda torinese (ancora per poco?) vuole avere maggiore potere decisionale nel rapportarsi con i lavoratori; non gli è andato giù insomma, il nuovo accordo del 21 settembre fra imprese e sindacati, che ha un pò snaturato il senso dell'articolo 8.

La seconda è che nello stabilimento di Mirafiori verrà lanciato, nel prossimo anno, una nuova vettura; un Suv a marchio jeep. L'ad della Fiat, che percepisce uno stipendio di circa 13 mila euro giornalieri, ha quindi voluto lanciare il messaggio di non voler abbandonare, bensì rilanciare lo stabilimento di Mirafiori che (come ben sappiamo grazie a Linkiesta) ha prodotto 15mila vetture in meno rispetto alle previsioni di gennaio.

La decisione di abbandonare Emma e compagni è stata interpretata in maniera negativa anche dalle Borse, che hanno fatto registrare una perdita del 4% del titolo Fiat e un ribasso anche per Piazza Affari in generale. L'ad della Fiat non riesce a digerire quando non vengono seguite le sue direttive, e dopo aver "brindato" ai nuovi accordi non ha potuto fare altrettanto con l'accordo di non interpretare mai il famoso "licenziamento facile".

Così come non aveva sopportato l'articolo del vicedirettore Mucchetti del Corriere della Sera, che gli rivolgeva qualche critica. "Più lavoro e più democrazia" titolava il 15 gennaio sul quotidiano diretto da De Bortoli; il Mucchetti insomma faceva espressa menzione sul crollo delle vendite Fiat in tutta Europa, e ad una mancanza di cooperazione dei lavoratori nella gestione aziendale, sul modello tedesco.

Oggi è lo stesso avviso che rivolgiamo all'amministratore italo-canadese; più lavoro e più democrazia per i lavoratori italiani aldilà di qualsiasi rottura di rapporti con gli industriali. Anche la Fiat ha bisogno dell'Italia e dell'Europa in generale, per tornare ai fasti di un tempo; Detroit puà attendere.

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