La fanfara frenetica
4 Ottobre Ott 2011 1139 04 ottobre 2011

Un bel cervello in fuga, Luigi Bozzolan, Pianista

Perché nessun regista italiano non racconta una storia moderna come questa?

Questo ragazzo ha cose interessanti da dire e da creare ma non può farlo nel suo Paese.
Se posso dare un consiglio ai miei amici sceneggiatori, direi di cominciare a guardare queste realtà, che sono di gran lunga più interessanti dei soliti campi e controcampi sulla Collina Fleming / Parioli / Montesacro di Roma..



1 Cosa ti ha portato a lasciare l'italia, cosa manca qui.

Ho deciso di partire dall’ Italia dopo aver lavorato a Roma come insegnante di pianoforte e pianista per 11 anni ( ho iniziato la professione a 19 ).
Roma è una città con un microcosmo molto particolare per cui gode di molti privilegi ma soffre tanti problemi.Ho dunque lasciato l’Italia ma sento soprattutto di aver lasciato la realtà romana.
Da qualche anno, avendo una costante attività concertistica all’estero, viaggio molto per cui inizialmente ho avuto modo di vedere bene l’Europa e l’Africa. Mi piace osservare le cose.
La scintilla vera e violenta è scattata dopo una lunga tournee in Sud America nel Settembre-Ottobre 2009 con il sassofonista e flautista Eugenio Colombo.Quasi due mesi on the road in Guataemala, Colombia, Cile, Brasile, Peru ed Argentina piu di 20 concerti mi hanno aperto gli occhi sul mondo e soprattutto mi hanno fatto finalmente uscire da quella “centralità” che per me rappresentava Roma, mi sono reso conto di come le cose andassero in contesti musicali molto lontani da quello Italiano.
Per cui tornato a Roma io e la mia compagna Alessandra Bossa ( anche lei pianista ) abbiamo ideato ed organizzato la partenza in poco meno di cinque mesi.
Eravamo casualmente in un periodo in cui eravamo liberi da vincoli legati ai Conservatori e per cui abbiamo preso la palla al balzo e siamo partiti.
Abbiamo entrambe sostenuto l’esame di ammissione presso l’Academy of Music and Drama di Gotheborg per frequentare il corso biennale specialistico di Improvvisazione.
Adesso sono qui da un anno e mezzo.

Sto avendo modo di consolidare molto la mia identità musicale.
Mi sono finalmente e definitivamente lasciato alle spalle il concetto di fare “Jazz yeah man!!” grazie alla Svezia.
La verità è che mi occupo di Improvvisazione, non solo di Jazz.
In realtà l’ho sempre fatto sin dal principio, ma un po’ di contrabbando.
La questione è che in Italia in un Conservatorio di Musica non avrei potuto mai presentare un lavoro accademico intitolato “Medoti di composizione estemporanea e meccanismo creativo dell’improvvisazione”.
Molti insegnati avrebbero storto il naso.
In Svezia la parola Jazz si usa poco è piu ovvio parlare di Improvvisazione.
In genere non si etichetta mai la Musica e questo da una grande libertà espressiva all’artista.
I nostri programmi didattici italiani somigliano ad uno scaffale da negozio…c’è la classica, il jazz, il pop,il folk, il nu-jazz ,il classic jazz e cosi via dicendo.
In questo due anni ho potuto approfpndire lo studio sull’Improvvisazione come disciplina a partire dalle tecniche contrappuntistiche barocche fino al pianoforte preparato ed alle applicazioni con l’elettronica, passando per Alfredo Casella.
Impagabile dono svedese.

Cosa manca in Italia…il rischio di dare questa risposta è di iniziare ad elencare una lista di difetti forse fine a se stessa e poco costruttiva, perché abbiamo tante cose di cui andare fieri.
In Italia , mi riferisco in linea generale, sembra che la società non abbia bisogno della musica.La musica è vista troppe volte come un hobby, o una cosa da scaricare da internet, una cosa da suoneria.Non fa parte della nostra educazione e del vivere quotidiano perché l’accesso ad essa è il piu delle volte dispendioso e complicato.
Non siamo educati all’ascolto, non siamo abituati alla “normalità” della musica, per noi non è un fatto sociale quotidiano.
Andare ad asoltare un opera al Teatro dell’Opera di Gotheborg costa 40 KR ( 4.50 euro ), tanto per capirci.
Eppure è strano, abbiamo un passato di cui andare fieri.
La cosa sconvolgente in Svezia, ma credo anche nel resto dell’Europa, è che i bambini iniziano ad avere un contatto fisico con lo strumento sin da piccolissimi, indipendentemente dal fatto che poi riescano o vogliano continuare la professione, tutti e dico tutti, hanno avuto una esperienza pluriennale con uno strumento musicale.Il comune di Gotheborg mette a noleggio per una decina di euro mensili qualsiasi strumento musicale, ottoni, archi, percussioni o tastiere che siano.Si va in luoghi appositi e ci si sceglie, strumento, modello e marca.
La Musica non ha controindicazioni, se la apprezzi ,e magari la studi, ti accompagna tutta la vita nutrendo benessere. In Italia ci sfugge questo concetto.

2 Perchè non c'è più speranza nel nostro paese, dal tuo punto di vista di giovanissimo?

Grazie per il “giovanissimo!”.
La speranza, come disse il grande Mario Monicelli è una meretrice…
Non bisogna avere speranza, il punto è proprio quello.Chi spera incrocia le dita e diventa passivo.In Italia ci sono musicisti validi, progetti interessanti, le attività scorrono in una fitta rete di associazioni, piccoli festival che nonostante tutto, resistono e non si fermano.Non dovremmo fermarci ai confini italici, il musicista ha la fortuna di poter proporsi fuori dall’Italia, bisogna avere umiltà e confrontarsi fuori. Internet ed i voli aerei a basso costo permettono di poter andare un fine settimana a suonare a Parigi e tornare in tempo per il pranzo della domenica a casa.
E’ vero che in Italia ci sono pochi mezzi per produrre musica, ci si muove sempre fra mille ottusità e complicazioni, i tagli alla cultura sono all’ordine del giorno e vivere di musica è un’impresa da eroi.
Appunto la musica, ribadisco, non è nella norma delle cose.
Alzare le mani al cielo e “sperare” è proprio quello che attualmente lo stato di cose vuole.Bisognerebbe dare dignità al lavoro del musicista.Questo però richiede una serie di elementi che il musicista stesso in primis dovrebbe però dimostrare di avere.
Fare il musicista non è solo una passione è e deve essere anche una professione degna di tale parola.
Bisogna essere musicalmente preparati e umanamente umili per questo.
Spesso in Italia vedo poca umiltà e poca curiosità, senza sapere che li fuori, in Europa, c’è gente che lavora sodo, studia e viaggia con lo strumento sempre dietro.
Ahimè il musicista italico è spesso e volentieri anche un bel po individualista ed allora vige sempre il detto “mors tua vita mea” , ognun per se e arrivederci al senso della condivisione…e si affonda da soli.

3 Come si struttura il rapporto della nuova società in cui vivi con il mondo reale.. i musicisti sono aiutati?

I musicisti sono molto aiutati dallo Stato.
Allora qui sono dolori per noi…in Svezia esistono enti, come la MCV (Musikcentrum Väst ) che sovvenzionano tour e dischi ai gruppi giovani.Per cui conosco personalmente ragazzi di vent’anni ,magari alla prima esperienza professionale con una buona band ed ecco che partono per due settimane in tour in Europa.
Oppure esiste una organizzazione che si chiama IMPRA che si occupa di promuovere l’attività musicale di donne improvvisatrici. Lo Stato , o a volte le contee, sovvenzionano una buona parte dei finanziamenti per jazz clubs o comunque attività legate all’arte.
La stessa Accademia dove io sto studiando eroga borse di studio non indifferenti agli studenti.Chiaramente il requisito per accedere alla maggior parte delle sovvenzioni è di essere svedese.
In Norvegia gli aiuti sono ancora maggiori.

Tengo a dire una cosa però: faccio parte di un collettivo di musicisti che fanno capo ad una associazione, Brotz Now ( www.myspace.com/brotznow) .
Ogni giovedi sera il comune mette a disposizione un locale vuoto, una sala con un affitto modesto.
Il locale , ogni giovedi sera apre i battenti e diventa il Club Brotz Now.
Questo posto gestito da persone laboriose organizza concerti e sessioni di improvisazione di alto livello; io ed altri musicisti apriamo il locale alle 19.00 e tutti sia i musiciasti che suoneranno in serata che non, montano il palco, l’impianto di amplificazione, si preparano i tavoli , si sistemano le sedie , si fa il suond ceck, si preapara il bar e per le 20.30 i concerti iniziano.
Non esiste il divismo o la sindrome da prima donna per cui anche il grande artista internazionale ( ed al Brotz Now ho conosciuto musicisti che hanno lavorato con Antony Braxton o Brian Eno…) aiuta a fine serata a smontare il palco e lavare i pavimenti con straccio e spazzolone.

Questo succederebbe in Italia?

La realtà accademica che frequento mi ha dato modo di poter usufruire di strutture all’avanguardia e di molto spazio per le mie proposte.
Ho gia organizzato e diretto con Alessandra Bossa il concerto di inizio anno accademico 2011-2012…eravamo 86 musicisti!
L’Accademia ci ha dato carta bianca ed un auditorium da 500 posti.
Mi è stato dato il via libera per altre due attività accademiche ufficiali, ovvero una lezione che terrò in Ottobre su T.Monk e L.Tristano e poi…dopo un anno di staff meeting finalmente a Novembre costituirò, scriverò la musica e dirigerò il primo ensemble di Improvvisazione dell’accademia di Gotheborg.
I mezzi ci sono decisamente.

Detto questo, fare il musicista è difficile anche qui.
La società “veloce” sta arrivando anche in scandinavia, per cui, con le proporzionate misure, noto un impoverimento culturale anche qui.
Attualmente il governo svedese sta vivendo un periodo di difficoltà, sono stati tagliati molti fondi alle attività culturali, quindi qualche orchestra rischia di chiudere e le attività culturali iniziano ad avere dei paletti.
E’ il prezzo da pagare dopo la prima grande fase di globalizzazione alla quale la Svezia non era forse preparata, vivendo da sempre di un proprio equilibrio quasi perfetto oggi si trova obbligata a far velocemente fronte a diversi problemi.


4 cosa ti potrebbe spingere a tornare e a completare i tuoi studi in italia?

In Italia ho avuto insegnanti a dir poco esemplari.
Ho anche avuto cattivi insegnanti.
Nel bene o nel male la componente umana in Italia è molto forte.Quando ho incontrato didatti validi ne ho preso il meglio, quando ho incontrato insegnanti poco preparati ho colto l’occasione per sviluppare un senso critico anche verso un’altra cosa che ritengo sacra; l’insegnamento.
In Italia ho avuto la fortuna di incontare musicisti che mi hanno dato l’opportunità di imparare molto sia a livello professionale che umano.Sono il mio piccolo patrimonio di esperienza e mi riferisco sia ai conosciuti e noti Eugenio Colombo, Ettore Fioravanti, Greg Burk, Franco D’Andrea, Marco Di Gennaro, Stefano Caturelli insegnanti e musicisti con i quali collaboro o con i quali ho avuto contatti musicali, sia i piu giovani Cesare Saldicco,Costanza Alegiani, Mattia Di Cretico ,Giulio Ciani e Davide Di Pasquale, questi ultimi persone che meriterebbero di suonare sui migliori palchi europei ogni sera.

Quando sei lontano come percepisci il nostro paese?
Politicamente siamo una barzelletta, ma non voglio infierire.
Siamo un paese estremamente sgretolato, frammentato in mille realtà molto diverse, molte validissime, altre meno.Questo ci rende deboli ma allo stesso tempo siamo un prisma ricco di colori. Sprechiamo un sacco di energie e molti paesi, potenzialmente molto meno ricchi di noi, ci stanno nettamente superando.Usano meglio le risorse e questo fa rabbia.

CHi ti ha consigliato la Svezia?
La Musica stessa ed un mio amico compositore.
La Musica perché una decina di anni fa ascoltai il brano “Good morning Susie Soho” dell’E.S.T. ( Esbjorn Svensson Trio ) , successivamente mi feci spedire dalla ACT , la label editrice, direttamente dalla Svezia il disco intero,che all’epoca non era neanche distribuito in Italia, e rimasi incollato letteralmente allo stereo per tre giorni.
Da li ho iniziato un ascolto assiduo e sistematico di molta musica jazz scandinava dal grandissimo pianista Jan Johansson ai piu attuali E.S.T.
Una chiaccherata con il mio amico pianista e compositore Cesare Saldicco mi convinse poi definitivamente ad investire su questo posto.
Oggi ascolto moltissima musica che viene dalla Svizzera, Svezia, Germania e Norvegia. Mi riconosco in quel sound.

Sono tutte rose e fiori o ci sono problemi che non conosciamo?


No non sono tutte rose e fiori.Per niente.
La società svedese ha delle regole e dei codici sociali molto forti.Esiste la svedesità nel vivere la vita in generale il quotidiano e lo stesso vale anche per la musica e l’arte.Per cui o ci sai stare o è meglio che cambi strada.
Noi siamo piu veloci, indipendenti ed istintivi, agiamo rapidamente, nel bene e nel male.
In Svezia c’e un termine che non esiste in italiano che è lagom…ovvero la giusta misura per tutto…la via di mezzo…a volte è terribile palparlo nelle cose.
La società svedese garantisce agli svedesi la sicurezza di una vita tranquilla, la casa ed il lavoro a patto che si seguano delle regole sociali precise.
Io ancora devo capire se lo svedese tipo è abile e capace di vedersela anche con i problemi esterni alla Svezia, quelli del mondo fuori, o sia troppo abituato ad una pacata realtà di vita limitata ai confini scandinavi…


C'è razzismno nei nostri confronti? Come siamo visti?


Ma no razzismo assolutamente no…facciamo un po ridere per molti fatti di attualità, il presente non ci sta facendo molto onore, ma gli svedesi credo che ci rispettino.
Lo svedese è affascianto dall’Italia purtoppo ( o per fortuna ) da tutto il nostro passato culturale.C’è stata una rassegna di une mese in un cinema, completamente dedicata a Luchino Visconti, si fanno conferenze su Luciano Berio e Salvatore Sciarrino.
Sta a noi convincere l’Europa con i fatti che ancora ci sono musicisti ed artisti italiani che hanno ancora qualche cosa di interessante da dire.
Dobbiamo darci da fare.
Confrontarci.


http://www.luigibozzolan.com/listen_my_music_11.html

Tornerai?


Si, credo di si.
Tornerò in Italia, probabilmente mi stabilirò a Torino.
Voglio riprendere ad insegnare; dopo due anni torno sicuramente arricchito e vorrei trasmettere quello che so.
Suono abbastanza regolamente in Piano Solo ovunque in Europa e fuori, quindi Torino diventerà la base dalla quale andare e venire.
Sto continuando a comporre musica per il mio trio-quartetto.
In Italia collaboro stabilmente con Eugenio Colombo in Duo al quale si aggiunge saltuariamente anche Ettore Fioravanti.Ho voglia di fare e di realizzare i miei progetti.
Torno con una visione dell’Europa e dell’Italia molto piu chiara e limpida, dopotutto due anni all’estero è un esperienza di vita che rimane.
Prima di rientare in Italia, sto pianificando alcune sessioni di registrazione che vorrò documentare.Sto collaborando con dei grandi musicisti scandinavi, come Jonny Wartel, Henrik Wartel, Michele Collins e Lisbeth Diers.
Vedremo cosa succederà!

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