Una panchina, un libro
10 Ottobre Ott 2011 1007 10 ottobre 2011

Arno Paasilinna, L'anno della lepre, Iperborea, 2011

Quest’anno, il piccolo romanzo pubblicato da Iperborea è arrivato alla 23a edizione - un record da cult che sorprende se si considera il divario fra la filosofia integralmente finlandese di Arto Paasilinna e la nostra “italianità”. Ma L’ Anno della lepre è un libro “facile”, divertente e intelligente, una fuga dalla civiltà, incentrata sull’inesauribile energia di un uomo e della sua lepre. Una boccata di aria fresca per noi italiani alle prese con i nostri tanti guai.

Kaarlo Vatanen il protagonista non è soddisfatto della propria vita. Non ama sua moglie e nemmeno il suo lavoro di giornalista, del quale Paasilinna, che è stato giornalista oltre che poeta e guardiaboschi, ha una visione piuttosto cinica:

Però che ufficio e che lavoro il suo!Una rivista che denunciava apertamente i soprusi notori della società, tacendo però ostinatamente sulle reali tare…il giornale andava bene, ma l’informazione non passava, veniva annacquata, camuffata, ridotta a una storiella superficiale. Bella professione!

Così quando la macchina su cui viaggia con un collega colpisce inavvertitamente una lepre, Vatanen entra nel bosco alla ricerca dell’animale ferito. E non torna più indietro, lascia alle spalle tutto – casa, moglie, lavoro. La lepre, curata amorevolmente, diventa il suo inseparabile e silente compagno di viaggio – un po’ angelo custode, amico fedele e coscienza critica. La nuova vita di Vatanen lo porta a percorrere chilomentri nelle foreste finlandesi. Trova qualche lavoretto di tipo strettamente ecologico (sistemare una capanna, smontare una zattera, pulire la foresta). Vive in completa solitudine, salvo per la lepre, anche se a volte si imbatte in personaggi, anche più eccentrici di lui, con i quali trascorre qualche tempo in esilaranti avventure (l’alcool, prevedibilmente, scorre a fiumi) che costituiscono tanti brevi capitoli a se stanti. Il confronto con Jonasson e il suo centenario viene spontaneo, non solo per la comune matrice scandinava, ma anche per la filosofia libertaria che anima i due libri. Però Paasilinna ha una semplicità e genuinità che sono estranee a Jonasson, più preoccupato di sorprendere il lettore che non di trasmettere una filosofia di vita.

Paasilinna non appesantisce il racconto con troppi riferimenti politico-sociali. Proprio come il suo personaggio, lo scrittore si fa un po’ beffe di tutti, con una narrazione leggera ma anche piena di intelligenza. E poi quella lepre è davvero difficile da dimenticare.

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