Nel mirino
10 Ottobre Ott 2011 1429 10 ottobre 2011

Forever Young

In questi giorni la stampa internazionale ha dedicato innumerevoli articoli alla morte di Steve Jobs.

Io stessa ho commissionato ben tre pezzi per le nostre news e mi sono occupata della relativa ricerca fotografica.

La stragrande maggioranza delle pubblicazioni ha preferito utilizzare immagini di un Jobs giovane, anzi giovanissimo.

Tutti rispettosi nel non voler mostrare un corpo ormai annientato dal male? Non credo, perchè in questo caso sarebbe bastato andare indietro di qualche anno e non di 25. Queste scelte piuttosto rivelano un bisogno estremo di vedere per forza bellezza e salute. Ci piace idealizzare.

In realtà la condizione di non più in vita di Jobs lo rende egualmente distante da come era un giorno prima di morire tanto quanto un anno o 25 anni fa (pur sempre in vita), quindi giornalisticamente/narrativamente non c'è niente da eccepire.

Il punto è che amiamo ricordare le persone al loro meglio e il "meglio", nella società occidentale, equivale a "giovane e sano", così spesso le fotografie ci aiutano a congelare nella nostra memoria un'immagine idealizzata delle persone scomparse.

(Una idealizzazione del ricordo altrettanto significativa, avvenuta in un'epoca in cui non esistevano le fotografie, è quella della rappresentazione - dal Medio Evo in poi - di un Gesù Cristo ariano, lunghi boccoli biondi, occhi chiari, pelle diafana. Ma non era nato in Palestina?)

Accade sempre così, che si tratti di articoli sulla stampa o di fotografie negli album di famiglia: chi non c'è più viene ricordato al massimo della sua bellezza = giovinezza.

Forse anche questa prassi aiuta a tenere sempre più lontana dalla nostra mente l'immagine della morte e di conseguenza della decadenza che ci accompagna avvicinandoci ad essa.

Raramente vediamo nelle pubblicazioni foto di anziani associate a temi come bellezza, gioia, divertimento, forza, eroismo, vittoria.

Tornando a Jobs e al suo commovente discorso di Stanford, che tutti noi abbiamo riascoltato negli ultimi giorni, in particolare il passaggio in cui descrive come la consapevolezza della morte lo abbia aiutato a compiere le grandi scelte della vita, ebbene mi stupisce quanto tutti noi viviamo come se fossimo immortali ricordandoci di avere una data di scadenza solo quando ci viene diagnosticata una malattia o quando ci rendiamo conto di essere vecchi.

Mi chiedo solo cosa succederebbe se questa consapevolezza la portassimo con noi tutti, davvero tutti i giorni, e se iniziassimo a pubblicare foto di vecchi che si divertono come pazzi, vecchi belli, vecchi saggi.


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