Andrea Cinalli
Serialità ignorata
12 Ottobre Ott 2011 2003 12 ottobre 2011

Quella ficcanaso di Veronica

Brutta storia, quella di Neptune, California. Una liceale freddata a colpi di posacenere e neppure uno straccio di indizio che illumini gli inquirenti sulla strada da battere, o quantomeno sulle ipotesi da vagliare.

A un anno dai fatti, lo scenario risulta di poco mutato: un uomo affetto da tumore si dichiara colpevole nonostante l’assenza di prove convalidate che lo colleghino alla scena del delitto, e qualcuno già fiuta aria di corruzione… Chi? Una biondina che emana sensualità a chilometri di distanza ma che in presenza di gente arrogante non manca di sfoderare uno sguardo vivace. Per intenderci: uno di quelli che lasciano trasparire un intuito spiccatissimo e pure la minaccia velata (ma mica tanto) di guai in caso di occhiate indiscrete. In due parole: Veronica Mars. L’aspirante paladina della giustizia, destreggiandosi fra verifiche, interrogazioni e vita sociale (che in America – non si sa perché – va curata più del curriculum scolastico), riesce a ritagliarsi del tempo per infiltrarsi nei computer della polizia locale (col validissimo ausilio dell’amica Meg), intimorire i bulletti che ciondolano per i corridoi della Neptune High, nonché offrire aiuto ai compagni vittime di furto.


Domanda retorica: dinanzi al più eclatante caso di omicidio degli ultimi tempi, poteva restarsene a girarsi i pollici? Ovvio che no, soprattutto se la vittima è la best friend, quella cui confidava segreti scabrosi e che trascinava ai party brulicanti di ricchi ereditieri della città. Ora la nostra Veronica, prendendo il coraggio a due mani, sfodererà le consumate abilità investigative per portare a compimento le indagini archiviate in tutta fretta dallo sceriffo locale. Ma di piegarsi alle Forze dell’Ordine neanche a parlarne: investigherà per conto proprio, semmai carpendo dettagli a testimoni e fonti ufficiali! D’altronde, come sfruttare un papà detective privato se non attingendo a informazioni riservate?!
Addentrandosi in un fitto groviglio di menzogne celato dietro la facciata di rispettabilità e perbenismo contraddistintiva delle famiglie più agiate della zona, Veronica riuscirà a inchiodare il colpevole per la gioia dei telespettatori, persino dei più scettici (erroneamente convinti che il killer sia smascherato solo a fine serie, e non al termine della superba stagione uno). Una di quelle poche serie, insomma, che ripaga la fedeltà dello spettatore con un’adrenalinica season finale, senza snervanti cliffhanger.


E dopo? Dopo, la UPN e la CW (il network che ne ha mandato in onda i primi due cicli e la rete che ha trasmesso la stagione conclusiva) ne hanno sfornato altre due serie, anche se ben lungi dal riproporre quella suspance che ha avvinto orde di ragazzi in tutto il Globo. Per carità, i dialoghi spassosi tra padre e figlia cui c’hanno abituato i primi anni, elaborati con perizia (stile Una Mamma Per Amica), non hanno perso smalto. Anche le interazioni fra i vari personaggi, dalle quali sono scaturiti allietanti subplots romantici e non, hanno mantenuto intatto il loro appeal.
Ciò che non ha funzionato, rimediando l’immediata cancellazione, è un terzo ciclo che si discosta dagli schemi narrativi tracciati nelle prime due seasons: accantonato il big mystery di ampio respiro, Rob Thomas (autore del telefilm) ha pensato – male – di spalmare ben tre misteri (stupri seriali, l’omicidio di un compagno di college e una setta segreta) su archi narrativi di 5/10 puntate in un ciclo di venti episodi. Misteri, che poi – diciamocela tutta – impallidiscono di fronte agli interrogativi delle prime stagioni.

Così le avventure della detective in erba sono giunte al capolinea con un finale aperto (“The Bitch Is Back” – “La stronza è tornata”) che la vede in combutta con una misteriosa confraternita che custodisce i segreti di magnati e politici influenti, e che per qualche oscura ragione la prende di mira umiliandola pubblicamente. Un finale che ha lasciato gli adepti con l’amaro in bocca, invocando a gran voce un sequel cinematografico. Ma proprio a seguito delle rassicurazioni di Thomas e Kristen Bell (la protagonista) circa un eventuale seguito, sono giunte le smentite da parte della Warner Bros., che non sembra intenzionata a sviluppare un progetto attorno allo script redatto tre anni or sono dall’autore. Neppure un seguito televisivo, come si vociferava all’indomani della bocciatura: il team creativo avrebbe persino confezionato un’anteprima di dodici minuti (disponibile sul web, che posto qua sotto) ambientata quattro anni dopo le vicissitudini del terzo capitolo, con Veronica agente federale.

Spulciando blog e forum si comprende che le speranze dei fan non si sono ancora fiaccate, anzi. C’è ancora chi (come gli utenti di veronicamars.it) confida in un tardivo ripensamento della casa di produzione. Hanno invece elaborato il lutto gli interpreti, immersisi in avventure sul tubo catodico e non. La Bell, reginetta dello show (non certo del liceo), è divenuta la blogger più chiacchierata dell’Upper East Side in Gossip Girl. L’italiano Enrico Colantoni, papà di Veronica, recita nel poliziesco canadese FlashPoint (approdato sui lidi di Mamma Rai); Jason Dohring, lo scapestrato Logan Echolls, interesse amoroso di Veronica, ha ottenuto un ruolo ricorrente nel nuovo Ringer, accanto a Sarah Michelle Gellar. Doverosa poi una menzione ad Amanda Seyfried, che dopo aver prestato volto alla Laura Palmer del XXI secolo (impersonava difatti Lily, l’amica barbaramente massacrata) è ormai lanciatissima al cinema dopo il successo di Jennifer’s Body. Chi sarà il prossimo del cast ad ascendere al grande schermo? Al via le indagini!

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