Liberiamo Milano
19 Ottobre Ott 2011 0804 19 ottobre 2011

Ecco perché il PdL non è per nulla finito

Comincia con quest’intervista la collaborazione con Linkiesta di Carlo Masseroli, capogruppo al Comune di Milano per il Popolo della Libertà, ed ex assessore all’Urbanistica. Dal suo blog, racconterà le dinamiche di Palazzo Marino: iniziative, scontri e progetti. Una finestra, tutta sua, nella politica milanese. Come primo passo, però, un inquadramento generale

Masseroli, come prima volta comincerei con un’intervista di più ampio respiro. Non solo Milano, ma la politica nazionale. Che, insomma, non sembra stare molto bene. In particolare il PdL. È finita la stagione?
No. Anzi. L’impeto iniziale di Forza Italia, che poi è diventato l’impeto del Popolo della Libertà, vale ancora. È vivo. Vale perché i suoi fondamenti, cioè il cattolicesimo liberale, e anche il socialismo, sono ancora rispondenti ai problemi dell’Italia di oggi. In particolare i valori di libertà, responsabilità e fiducia tra le persone. Tutti fattori di cui il paese ha bisogno.

E allora perché il PdL non funziona più?
No, non è che non funziona più. Diciamo che il momento complessivo, attuale, ecco, non è il più roseo per il PdL. Questo è ovvio. Però non significa che il partito non funzioni. Io credo nei prossimi congressi, e credo nel segretario, Angelino Alfano. Una grande scommessa.

Solo una scommessa?
Una scommessa, una sfida. Perché il momento è critico, ma su di lui, secondo me, si può contare.

E il fantasma delle elezioni anticipate?
Secondo me far cadere il governo ora è da irresponsabili. Primo. Poi, i cittadini italiani hanno votato per Berlusconi e un governo fatto da lui, per cui un cambiamento al vertice, anche tenendo la stessa maggioranza, sarebbe un “golpe soft”. Inaccettabile. Contro gli interessi della democrazia e del popolo.

Sì, ma se non riesce a lavorare, che si fa?
Gli obiettivi che ha sono importanti: incentivare lo sviluppo, abbattere la crisi. E se non ce la fa, allora si ricorra a nuove elezioni, ma niente giochi in Parlamento.

Chiaro. Sarebbe meglio tornare alla urne prima o dopo una riforma della legge elettorale?
Il sistema elettorale che verrebbe fuori dal referendum non mi dispiace di certo. Posso spiegare perché?

Certo.
Il problema della politica, di questi tempi, è che la fine delle ideologie ha trascinato con sé le idealità. Troppe persone si sono avvicinate alla politica per i propri interessi. E non mi riferisco solo alla politica attiva, ma anche a tutte quelle aree di interessi in cui si possono trarre vantaggi dalla politica, e dai politici.

E quindi?
Quindi si deve tornare a fare politica per gratuità: e deve rinascere lo strumento della scelta delle persone. Perché si deve sapere chi si sceglie. È il principio della fiducia tra le persone, che noi caldeggiamo. E per questo appoggio la riforma della legge. Del resto, è un discorso che vale anche per la politica locale.

Cioè?
Se c’è crisi nazionale, di conseguenza non può che essere territoriale. Nelle realtà locali la politica non funziona da sola, ma deve pescare nell’idealità. Il legame tra locale e nazionale non deve essere interrotto. Mai. I principi devono essere gli stessi, ad esempio la fiducia tra le persone: un assunto base che abbiamo utilizzato come guida anche a livello locale, nel mio caso nella formulazione del piano di governo del territorio.

Che però è stato interrotto..
Sì, ma è stato un errore di questa giunta. Molto grave. Si è bloccato lo sviluppo della città per presentare delle modifiche che, a mio avviso, non sono di grande spessore. Si è bloccata la via alla soluzione dell’inquinamento, a un nuovo welfare che avevamo ideato coordinando chi poteva fare servizi a chi poteva mettere spazi a disposizione. L’idea era pensata per le nuove imprese, per i laboratori, per alberghi low cost. Hanno adottato un approccio dirigista, ma ci sono tre cose cui noi non verremo meno. Il welfare, il parco Sud e l’armonia complessiva del Pgt. Mi riferisco al fatto che questa giunta, con l’allungamento dei tempi, farà una città in cui convivono figli e figliastri.

Cioè?
Cioè faranno partire iniziative previste nel nostro Pgt secondo schemi diversi ed esterni. Secondo una vecchia visione dell’urbanistica. A queste tre cose non verremo meno.

Bene. Però tornerei su argomenti più generali. Parlava di gratuità: mi fa venire in mente il partito dei cattolici. Che ne pensa?
No, non lo vedo. A un partito, preferisco la presenza dei cattolici in politica. Questo sì. Ma un partito di cattolici sarebbe destinato a piccoli numeri, sarebbe solo di una parte. E non servirebbe a niente. La politica e il cattolicesimo devono valere per tutti, perché fanno il bene della comunità. Del resto il Papa ha detto che “chi ha intelligenza della fede, allora ha intelligenza della realtà”. Servono cattolici, ma non un partito cattolico.

Che nelle sue intenzioni non sarà il Pdl. Dopo Berlusconi chi ci sarà, allora?
Innanzitutto si faranno primarie. Perché la direzione scelta da Alfano è democratica. E incentiva la fiducia.

E allora lei per chi starà?
Direi che sarebbe un politico serio, che cerchi il bene del paese. Uno come Roberto Formigoni andrebbe benissimo. E poi Alfano.

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