La fanfara frenetica
21 Ottobre Ott 2011 1253 21 ottobre 2011

Idea! Ricominciare dal Salgari che è in noi, magari con Verdi, Morricone e Puccini accanto…

Nel blog di oggi, che comunque resta un luogo in cui mi fa piacere anche condividere le mie esperienze di artista in movimento,
voglio approfondire alcuni concetti che alcune recentissime esperienze, mi hanno fatto comprendere meglio.



Stasera alle 21, Rai Radio Uno manderà in onda lo show eseguito il 4 ottobre
all'Auditorium Parco della Musica di Roma,
dove ho diretto una straordinaria orchestra, che ha suonato le mie trascrizioni
e gli arrangiamenti di alcuni brani selezionati da
David Nerattini per la Red Bull Music Academy, che ha finanziato l'oneroso progetto.

http://www.rai.it/dl/radio1/2010/programmi/articoli/ContentItem-00d1470e-63a2-452e-97c7-7e3390e54aba.html


Ho spesso parlato nei miei post, della meravigliosa stagione creativa che l’Italia ha vissuto
negli anni 60 e 70 dello scorso secolo.
Stasera potrete toccare con mano...

Ora, dopo la straordinaria esperienza del concerto, posso dire con certezza che qualcosa
si è chiarito nella mia percezione del periodo succitato.
Ascoltando dal vivo una musica che è stata eseguita una volta e mai in concerto,
Ho compreso lo straordinario livello di "craftmanship" che c'era all'epoca. Il Cinema era un'industria vera e propria.
Erano i tempi della Hollywood sul Tevere.

con Nerattini, il direttore artistico

Il successo che abbiamo avuto, deriva da un materiale pregiatissimo,
che ha avuto la capacità di essere compreso e fruito
da un pubblico molto eterogeneo anche al concerto.


Questa è la chiave di volta;
questi brani, pur essendo semplici al primo ascolto,
come molte cose di quegli anni, in campi molto diversi,
avevano un livello di lettura parallelo e meno visibile
ma certamente ammaliante anche per persone dal gusto più sofisticato .

Purtroppo la contorta e pesante situazione politica dell'epoca,
offuscò la luce di questi momenti,
ma è certo che, almeno le premesse per un forte miglioramento della società,
all’epoca sembravano realizzabili.

Gunnlaug Thordsvaldottir

Di sicuro il nostro Paese, almeno sotto il punto di vista creativo,
in quel periodo aveva una “visione”, quella “vision”
che gli americani auspicano come condizione unica, per la realizzazione dei propri obbiettivi.

Tofanelli e Vitale

La “visione” italiana era legata all’immaginazione, allo sviluppo di idee creative
anche rivoluzionarie in ambiti molto diversi,
dalla Tv al Cinema, ala Radio..

Ma questo è sempre esistito nei nostri geni.
Abbiamo avuto sempre una fervida immaginazione noi italiani.
Frutto di una mentalità visionaria, che si rintraccia in molti luoghi della nostra Storia,



nella Filosofia, nell’Architettura,nelle Tecnologie, nelle Arti plastiche ed ovviamente, nella Musica.

Quando Puccini scriveva “La Fanciulla del West”, dovette immaginare molto del luogo,
visto che alla luce dei materiali di riferimento disponibili, aveva una percezione perlomeno vaga di quella realtà:
stesso sforzo è toccato a Salgari per descrivere le avventure delle sue Tigri di Mompracem.

Juan Carlos Albelo Zamora

Quando mi è stato chiesto di realizzare le trascrizioni e gli adattamenti per “C’era una volta a Roma”,
mi sono trovato fra le mani un materiale che ha la stessa origine:
la fantasia pura e l’immaginazione.

Si perché all’epoca, le informazioni sui temi trattati e le sintesi linguistiche che i compositori,
applicavano al linguaggio delle colonne sonore, non era supportato da molti elementi reali.
Nessuno era stato alla Berklee, anche se già esisteva..

Nessuno di questi musicisti era mai stao in America e i film erano solo su pellicola.

C'erano i dischi.. ed infatti tutti trascrivevano da mane a sera.

le prove

Se Morricone doveva scrivere sul West, aveva riferimenti standard,
ad esempio la colonna di Elmer Bernstein dei “Magnifici sette”
e non molto altro…

Lì Morricone ha rivoluzionato il linguaggio perché ha applicato una diversità di approccio..
ha ribaltato le regole e ha applicato le sue.

Ha per esempio rallentato molto i tempi, applicato sonorità mutuate dalla musica “concreta”,
ha semplificato le melodie lasciandole relegate a due o tre note..
più o meno come la quantità di parole che i cowboy sibilavano nel film.

Mi ha davvero colpito la libertà che questi compositori avevano e soprattuto la grande capacità tecnica degli stessi,
che potevano spaziare da un sistema di composizione all’altro , senza alcuno sforzo apparente.
Di certo una palestra creativa come quella che frequentarono Baclov, Piccioni, Morricone, Umiliani,
Nicolai e Savina oggi non esiste più.
Molti sono morti troppo presto ma se guardiamo alla carriera successiva ad esempio di Bacalov e Morricone ,
vediamo che quella scuola, quell’esperienza, ha di certo permesso la costruzione di uno stile unico.



Probabilmente sarebbe avvenuto anche per gli altri ma la loro vita si concluse troppo presto.
Di certo Gaslini ha sicuramente beneficiato dalle sue esperienze cinematografiche e le ha traslate, tutte,
nel suo lavoro di compositore.

Non vi nascondo che ho un pò di tristezza ad essere attivo ora,
in un momento nel quale anche fare due prove con una grande orchestra, sembra essere un miracolo

Penso che però, oggi ci siano le premesse per una rinascita del nostro mondo artistico
visto che maii come ora, siamo stati ricchi di talenti e creativi.
In questa orchestra che ho assemblato ci sono nascosti molti nuovi nomi del Jazz del futuro,


che affiancano alcuni vecchi Leoni come Piana e Chimenti.

Internet potrà fare la rivoluzione e affrancare i ragazzi da un sistema
che non li premia più con occasioni di crescita... molti lo pensano, io lo auspico,
anzi, me lo auguro vivamente.

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