Il picchio parlante
21 Ottobre Ott 2011 1012 21 ottobre 2011

Perchè non investiamo in Internet?

L'ultima promessa, risalente al mese scorso, del ministro Romani era la destinazione di 800 milioni di euro per lo sviluppo di infrastruttura di banda larga, che sarebbero stati reperiti dalla vendita delle frequenze, dove l'Erario ha guadagnato oltre 3 miliardi di euro. Scorrendo però, le 74 pagine della bozza del decreto sviluppo, ci rendiamo conto che circa un decimo di quanto annunciato (70 milioni)sarà destinato al potenziamento della banda larga, mentre i fondi recuperati verranno destinati verso altre priorità. Tralasciando altre dichiarazioni -leggasi proclami e slogan- che da diversi anni si susseguono indipendentemente da destra e sinistra, ci chiediamo quali potrebbero essere i settori ritenuti più meritevoli di finanziamento da parte del Governo?

Alla sezione infrastrutture è fatto espresso riferimento alla Tav, quindi uno dei poli che è beneficiario di sussidi; ma uno studio autorevole riporta che investire su una nuova rete in fibra ottica offre rendimenti 20 volte maggiore rispetto alla Tav. Un tale investimento su questa infrastruttura globale di comunicazione comporterebbe infatti un aumento della produttività, un rilancio fortissimo sia di investimenti che d'innovazione, specialmente per le piccole e medio imprese. In Italia, è stato stimato che spendendo qualcosa come 10 miliardi riusciremmo a generare profitti per almeno 50 miliardi, dove la maggior parte di tale introito è costituita dall'e-Government e dalla miglior gestione energetica(10 miliardi cadauno), ma anche dal telelavoro(2,5) e dall'e-commerce(circa 2 mld).

Non è un caso che la Commissione Europea decida di investire 9,2 miliardi per favorire lo sviluppo delle infrastrutture per avere Internet super veloce, così come non è un caso che Australia, Canada e Giappone (http://www.economist.com/blogs/babbage/2011/08/internet-australia) si stanno adoperando per avere una rete sempre più all'avanguardia, convinti della grandissima occasione di sviluppo economico e sociale che il web rappresenta; in Finlandia, invece, Internet è stato sancito come diritto costituzionale. Ma anche i paesi in via di sviluppo, come Cina, Brasile ed India(che hanno una penetrazione che oscilla tra il 40% e il 20%, quindi piuttosto bassa) a breve investiranno sulla banda larga, perchè secondo uno studio della World Bank(http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&idNotizia=78797) il loro maggiore aumento di penetrazione della banda larga potrebbe generare dai 10 ai 14 milioni di posti di lavoro in più, tra 300 e 420 miliardi di dollari di Pil.

Si dirà quindi, siamo noi Italia a rappresentare uno dei pochi Paesi a non capire l'importanza di questo mezzo. Ed invece, chi ci governa ha capito tutto e subito, perchè tenendo il freno a mano tirato per lo sviluppo della banda larga, continua a vivere di rendita con i tradizionali mezzi di comunicazione, ovvero le Tv e i giornali, che oltre a generare profitti sono ancora un ottimo strumento di controllo dell'informazione. Ma fino a quando riusciranno a tenere imbrigliata una delle più grandi invenzioni che l'umanità abbia conosciuto?

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