Giambattista Scirè
Trasparenza e Merito. L'università che vogliamo
22 Ottobre Ott 2011 1523 22 ottobre 2011

Un diritto tutto italiano: l'evasione fiscale

Nella storia del mondo l'Italia e i suoi governi si sono guadagnati un posto in prima fila per avere inventato sostanzialmente un nuovo diritto: il diritto di evasione fiscale.

Basti un esempio storico per dare l'idea della nostra "diversità" su questo aspetto rispetto alle storie dei paesi europei più avanzati. Alcuni secoli fa, i baroni inglesi, e poi ovviamente tutti i cittadini del regno britannico, si sentivano veri contribuenti, si sentivano lo stato, si sentivano classe politica. Per questo il sistema bicamerale ebbe un senso profondo in Inghilterra perché la Camera dei Lords dovette esercitare una specifica funzione non solo politica ma anche finanziaria, che venne poi cedendo alla Camera dei Comuni man mano che la ricchezza affluiva alle classi medie intraprendenti. In poche parole si trattò di una storia corale di coscienza fiscale. E in Italia?

Sentite cosa scriveva a questo proposito Piero Gobetti in un articolo su "La Rivoluzione Liberale" del 1922: "In Italia il contribuente non ha mai sentito la sua dignità di partecipe alla vita statale: la garanzia del controllo parlamentare sulle imposte non è un'esigenza, ma una formalità giuridica. Il contribuente italiano paga bestemmiando lo stato; non ha coscienza di esercitare, pagando, una vera e propria funzione sovrana. L'imposta gli è imposta. Il parlamento italiano esercita il controllo finanziario come esercita ogni altra funzione politica. E' demagogico fin dal suo nascere perché è nato dalla retorica, dall'inesperienza, dalla scimmiottatura. Una rivoluzione di contribuenti in Italia in queste condizioni non è possibile per la semplice ragione che non esistono contribuenti.”

Si tratta di un problema annoso, non risolvibile, come invece vuol far credere qualcuno, attraverso mezzi e strumenti esclusivamente economici. Che però, sia chiaro, aiutano. L'economia, infatti, constata l'esistenza di un problema finanziario ed offre una soluzione, ma la sua osservazione resta sul terreno dell'analisi dei sintomi. Si prenda, ad esempio, la questione del pareggio del bilancio che è, da sempre, il punto più sensibile della crisi economica italiana. Esso non può essere risolto solo con riforme tecniche perché è soprattutto un problema di contribuenti. E', per evidenti ragioni, se non altro psicologiche, una questione più di spese che di entrate, ma anche di coscienza tributaria. E' un problema dunque non solo di regole ma culturale, di educazione civica.

Purtroppo in questa lunga storia, cioè nella formazione del nostro costume tributario, le responsabilità dei liberali, a partire da Giolitti, dei cattolici, fin dai tempi di Sturzo, dei socialisti, fin da quelli di Turati, fino ai comunisti di Togliatti e successori, sono state enormi e abbastanza indifferenziate: si è stati cinici nel far passare, di volta in volta, come liberale, cattolica, socialista e comunista, la politica di saccheggio dello stato e la diseducazione a non a pagare le tasse, rivolta rispettivamente a imprenditori, commercianti, contadini e quant'altro. E proseguita a tamburo battente, e in modo incalzante, nel dopoguerra, poi negli anni settanta e ottanta, fino ad oggi. C'è stato, negli ultimi tempi, solo un breve intermezzo con il tanto vituperato ministro Visco. Poi nient'altro.

Ad esasperare ancor più la situazione è stata la politica fiscale di questo governo, che contrasta, addirittura nei suoi capisaldi, con un importante principio di civiltà, cioè la progressività della tassazione ovvero il fatto che più alto è il reddito di un cittadino più si dovrebbe contribuire alle spese dello stato. Tale principio è peraltro sancito dalla Costituzione italiana. In Italia, infatti, la situazione dei contribuenti, col passare dei decenni, si è, se possibile, incancrenita: la pressione fiscale incide molto sulla fascia più povera della popolazione e meno su quella più ricca. Si aggiunge, dunque, al problema principale di educazione alla legalità, anche la questione tecnica del sistema fiscale italiano, che è tra i meno evoluti del mondo. Gli ultimi governi di centro-destra si sono, inoltre, distinti per aver legittimato direttamente l'evasione fiscale, con scudi fiscali, condoni, e quant'altro. Tutto ciò ha aggravato lo stato di insoddisfazione di un paese dove, complice anche la crisi finanziaria internazionale, ma acuito dalla particolare crisi dell'economia e del fisco, queste sì tutte italiane, gli stipendi reali si riducono e dove iniziano ad essere seriamente erosi i risparmi delle famiglie, sempre più in difficoltà.

Concludeva Gobetti nel 1922: "I capitalisti veramente contribuenti cercheranno di non lasciarsi sopraffare partecipando essi pure all'accordo generale e facendosi pagare in sussidi ciò che dovrebbero elargire in imposte". La notizia è che oggi gli industriali, così almeno parrebbe, hanno chiesto un cambio di marcia e perfino una tassazione progressiva. Forse è arrivato il momento, dopo decenni di complicità e inadempienze, che qualcuno intervenga, una buona volta.

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