Note di Belfagor
24 Ottobre Ott 2011 1558 24 ottobre 2011

Kirchnerlandia

La trionfante vittoria di Cristina Kirchner, del tutto attesa dai sondaggi e dal popolo argentino, altro non fa che confermare la transizione del paese del Plata verso un partito unico. 28 anni di peronismo, dopo lo storico passaggio democratico firmato dal radicale Alfonsín, non sembrano decretare la fine del partido justiciasta, la cui nuova configurazione kirchnerista ha promosso una virata decisa per affrontare la transizione post crisi del dicembre 2001 e si è piazzata agli antipodi del sistema neoliberale, promosso sempre dal peronismo, durante tutti gli anni Novanta.

Trasformismo latino. Ma è forse la morte di Nestor Kirchner, accaduta ormai da quasi un anno, che ha dato un contributo determinante al successo della sua vedova. La capacità di aver costruito l’immagine di uomo del rinnovamento, in un paese in cui le elezioni si giocano spesso su caratteri personali ed emozionali (si pensi al contributo dato dalla morte del figlio Carlito alla seconda elezione di Memen), è stata politicamente molto profittevole. Per non parlare della campagna culturale aperta ai giovani e agli intellettuali che hanno visto aumenti di bilancio in loro favore. E il ritorno al tema dei diritti umani, che tanto attanaglia la società argentina, il quale si è ampliato nei processi mai conclusi ai responsabili del terrorismo di Stato dell’ultima dittatura militare, legato a doppio filo con il movimento di opinione pubblica delle Madres de Plaza de Mayo. Non solo questo, ovviamente. L’aumento dei consumi e l’abbattimento del tasso di disoccupazione hanno portato gli argentini a riporre nuovamente fiducia nell’unica via politica che il sistema-paese riesce a garantire: il peronismo.

Con il 53,2% dei voti, dunque, il kirchnerinsmo si trova oggi in Argentina con la maggioranza in entrambe le camere, che consentirà un governo senza negoziazioni con l’opposizione. Dalle urne però vengono risultati interessanti: per la prima volta nella storia del paese un candidato socialista, Hermes Binner, ottiene il secondo posto, benché la vittoria nella sua roccaforte (Santa Cruz) della Kirchner fa ben intendere che non c’è stata competizione. Il socialismo non rappresenta certamente un’alternativa possibile in un paese come l’Argentina e la sua storia di mille scissioni e di partito d’élite altro non può che richiamare alla vicende ormai lontane dell’aristocrazia operaia. Ma chi ha votato il FAP (Frente Amplio Progresista) lo ha fatto in sella al dovere morale contro la corruzione dilagante. E’ un fatto reputazionale.

Cristina Fernández de Kirchner è dunque la prima donna rieletta in Argentina, con il governo più forte degli ultimi 30 anni. Le prossime mosse di inizio mandato potrebbero essere quelle di una ristrutturazione interna con taglio ai sussidi, retaggio del post crisi del 2001 e fonde importante di voti, e l’aumento dei costi dei servizi. Non da ultimo incentivi all’export, in particolare di materie prime e commodities. Non dimentichiamo che l’Argentina vola alto: quest’anno è prevista una crescita del PIL del 8,4%. Non sembra il momento per una svolta politica.

Veronica Ronchi

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