Alessandro Oliva
Viva la Fifa
26 Ottobre Ott 2011 1101 26 ottobre 2011

La Juve non affonda ma il capitano farebbe meglio ad abbandonarla

La partita è sempre la stessa. Cambia 'solo' il fatto che nella prima c'è un giovane molto promettente che fa un gran gol. Nella seconda, quel giovane è un uomo adulto che siede mesto in panchina.

Nel 1994, uno sbarbatello ragazzo veneto completa la rimonta della Juventus sulla Fiorentina, segnando il gol del definitivo 3-2, dopo che i bianconeri avevano chiuso il primo tempo sotto di due reti. E lo fa con un gol al volo pazzesco. Nel senso di pazzo, proprio. Giochi nella Juventus, accanto a gente ben più esperta di te come Gianluca Vialli, non sei sicuro del posto da titolare e ti inventi un gol del genere.

Nel 2011, un giocatore di 37 anni che ha vinto tutto, inventato un modo di segnare che porta il suo nome, conosciuto gravi infortuni, critiche e quant'altro, vede i suoi compagni giocare da bordo campo. Vicino a lui, un compagno di mille battaglie come Antonio Conte oggi lo allena, senza farlo entrare. Anzi, sul 2-1 per la Juve toglie una punta, mette un esterno e poi un terzino. Tira su la coperta, come avrebbe fatto un Trapattoni negli anni 80'.

Si dice che un capitano non abbandona mai la propria nave, nemmeno quando affonda. Ma questa Juve, benchè abbia delle cose da aggiustare, è una barca che non va giù. Anzi, si tiene a galla eguarda tutti dall'alto, prima nella classifica della serie A. e lo fa senza il suo capitano. Che potrebbe a questo punto andarsene. Lo scorso 18 ottobre, durante l'assemblea dei soci bianconeri, il presidente Andrea Agnelli ha annunciato che questa sarebbe stata l'ultima stagione di Del Piero con la maglia numero 10. Giusto per sviare l'attenzione dal fatto che il bliancio della Juve della passata stagione presenta un bel buco da 95 milioni di euro (leggi l'articolo). Alex si è subito preso un bel tapiro d'oro da Striscia, dichiarando: «Diciamo che il presidente mi ha ricordato in anticipo la scadenza del mio contratto».

Non è la prima volta che Alex finisce in panchina. Successe anche con Capello, qualche stagione fa. E lui lì, sempre ad allenarsi a testa bassa, a disposizione del 'mascellone' friulano. Conte però non è Capello, è un suo ex compagno: a dimostrazione del fatto che la riconoscenza, nel calcio, non esiste. In parte giustamente. Ai Mondiali messicani del 1986, il compianto Bearzot si portò buona parte della squadra che aveva vinto il titolo 4 anni prima a Madrid. Un gruppo stanco e bollito: uscimmo agli ottavi, contro una Francia di Platini e Tigana al massimo della forma.

Alex ci teneva a dare il simbolico calcio d'inizio nel nuovo stadio, lui che ha giocato anche al Delle Alpi e all'Olimpico. La società lo ha accontentato. La Juventus quest'anno non disputerà le coppe europpe, ma solo il campionato: ciò significa meno turn over e meno possibilità per Alex di giocare partite intere. D'altronde, là davanti, Vucinic e Matri stanno facendo molto bene e c'è un Quagliarella al rientro dal grave infortunio dello scorso anno che scalpita. E allora, caro Alex, tu che la sofferenza l'hai conosciuta (ricordi la valanga di critiche dopo i due gol sbagliati in finale di Euro 2000 contro la Francia?), evitati questa fine ingloriosa. Io ti stimo da impazzire e vederti lì seduto, avvolto nel cappottone sportivo di una rigida Torino invernale, mi fa male. Approfitta del mercato di gennaio, se hai ancora voglia di giocare, per finire davvero sul campo la tua carriera in un'altra squadra. Poi però torna a Torino, da dirigente. Il tuo savoir-faire, mai sopra le righe, si intonerebbe tantissimo con lo 'Stile Juve'.

E proprio ieri sera, 25 ottobre, mentre il capitano restava seduto in panchina, la Rai gli dedicava una puntata di 'Sfide'. Guardatela, se avete del tempo. Capirete tante cose, tuttte quelle che per ragioni di spazio non possono stare in un post.

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