Mekong Wave
28 Ottobre Ott 2011 0804 28 ottobre 2011

Myanmar – Tra riforme e paure

Recentemente il governo birmano del presidente Thein Sein ha preso una serie di decisioni e paventato riforme che secondo alcuni analisti lasciano ben sperare per il futuro del Paese est asiatico.

Il 30 settembre, con un messaggio al parlamento, il neo presidente delle Repubblica dell'Unione di Myanmar, Thei Sein, ha annunciato la sospensione del progetto idroelettrico di Myitsone. E' lì, sul fiume Irrawaddy, l'arteria naturale del Paese est asiatico, che sarebbe dovuta sorgere una diga da cui sarebbe nato un bacino artificiale grande quanto Singapore. Il tutto finanziato e fortemente voluto dal vicino cinese, sempre più assetato di energia e pronto ad investire ingenti somme a interessi zero oltre confine. “Il progetto è contro il volere del popolo”, ha sottolineato il Presidente nel suo messaggio, sorprendendo non solo la comunità internazionale e la società civile birmana, ma anche le autorità cinesi, che per ora vedono chiusa la porta ad un progetto su cui sembrava non ci fossero problemi. Attenzione però, perchè nel 2015, gli ex generali birmani potrebbero ripensarci e riavviare i lavori. Per ora, intanto, le centinaia di operai cinesi impegnati nel cuore dell'ex-Birmania hanno fatto fagotto e sono tornati in patria in cerca di un altro lavoro.

Senza neanche il tempo di digerire la sorprendente notizia, ecco che con ordine immediato viene garantita l'amnistia per oltre seimila detenuti, tra cui duecento prigionieri politici. Sebbene le autorità birmane li considerino da sempre criminali comuni e quindi accusati di aver provocato “disordini sociali” all'interno del Paese. Dell'amnistia ne ho già parlato, omaggiando e ricordando soprattutto le figure femminili. [Myanmar – Un pensiero ai prigionieri politici. Uno speciale alle donne]

I due episodi fin qui sottolineati completano un quadro che veramente potrebbe far ben sperare. Il governo infatti ha promesso di alleggerire il controllo sui media e internet, così come la volontà di voler garantire la rinascita di un sindacato di lavoratori. Parole, chiacchiere e promesse che valgono poco secondo alcuni gruppi in esilio e gli stessi prigionieri politici da poco liberati. Primi passi verso un'apertura secondo le cancellerie occidentali. Andrew Selth, Research Fellow al Griffith Asia Institute di Brisbane, ha ricordato e paragonato l'attuale apertura birmana alla perestroika di Mikhail Gorbachev.

Possibile. Ma siamo davvero sicuri che uno dei regimi più longevi sul pianeta si stia davvero aprendo? O dobbiamo leggere queste concessioni come dei mezzi per raggiungere degli obiettivi di breve-medio periodo? Personalmente credo che l'ex giunta non abbia obiettivi di lungo periodo se non quello di continuare ad esercitare il proprio potere. Va ricordato che l'attuale Costituzione è stata scritta nel 2008 dall'allora Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo presieduto dal generalissimo Than Shwe, e approvata con un referendum che non aveva nulla di democratico. Seppur libera, Anug San Suu Kyi e il suo partito, Lega Nazionale per la Democrazia, sono legalmente tagliati fuori dalle attività parlamentari, mentre i conflitti con alcuni dei gruppi armati su base etnica rischiano di destabilizzare intere zone del Paese.

E allora perchè queste 'gentili' concessioni? Forse per alleggerire la pressione di un vicino sempre più ingombrante come la Repubblica Popolare cinese, per decenni, nemico storico dei generali birmani. Quando ancora il Partito comunista cinese finanziava la sua cellula birmana contro coloro che oggi sono al potere. Forse per ottenere la presidenza dell'ASEAN nel 2014, decisione che verrà presa nel summit di metà novembre e mostrare quindi un volto nuovo ad Europa e Stati Uniti, con la speranza che alleggeriscano le sanzioni sul credito.

Oggi, gli anziani generali, alcuni dei quali hanno abbandonato la divisa come Thein Sein, sono consapevoli di non poter governare il Paese come qualche anno fa, ma non lasceranno che altri possano dettare legge in casa propria. Solo quando i birmani saranno liberi di esprimere il proprio dissenso senza essere arrestati, o peggio ancora uccisi, potremo dire che un nuovo capitolo è iniziato.

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