Riccardo Puglisi
Una firma di tutto riposo
28 Ottobre Ott 2011 1336 28 ottobre 2011

Rino Gaetano è keynesiano dentro

Quanto è moderno Rino Gaetano? Oggi non c'è la crisi petrolifera ma la crisi finanziaria, e non sarà l’effendi a salvarci ma forse il governo cinese. Il risultato è il medesimo: Spendi Spandi Effendi è una canzone di una modernità imbarazzante. Ho scritto il pezzo molto tempo fa, e la versione originale si trova sul sito ufficiale del cantante. Lo riporto qui con qualche lieve modifica.

“Nel panorama dei testi musicali” (1) aventi un obiettivo sociologico il brano Spendi Spandi Effendi spicca per l’attenzione alle problematiche economiche: tutto ciò che caratterizza lo stereotipo dell’italiano medio “donne e motori” viene qui calato nel gravoso e recessivo contesto del 1973, in occasione della famigerata crisi petrolifera. Come si comporta l’italiano medio di fronte alla decurtazione del proprio potere d’acquisto, connessa a quel fantasmagorico aumento del prezzo della benzina? In Rino Gaetano l’analisi positiva intorno all’effettivo comportamento dell’italiano medio non è mai disgiunta dalla riflessione normativa su quanta intelligenza dimostri questo stesso italiano nelle sue scelte di spesa e di vita. Riporto qui il testo della canzone, che ha già tutte le carte per diventare la nostra preferita:

Essenza benzina o gasolina
soltanto un litro e in cambio ti do Cristina
se vuoi la chiudo pure in monastero
ma dammi un litro di oro nero.

Ti sei fatto il palazzo sul jumbo
noi invece corriamo sempre appresso all’ambo.
Ambo terno tombola cinquina
se vinco mi danno un litro di benzina.

Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi

Spider coupé gittì alfetta
a duecento c’è sempre una donna che t’aspetta
sdraiata sul cofano all’autosalone
e ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione

non più a gas ma a cherosene
il riscaldamento centralizzato più ti scalda e più conviene
niente più carbone mai più metano
pace prosperità e lunga vita al sultano.

Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi

Tutto il discorso del Gaetano si svolge secondo la dialettica tra le ristrettezze pecuniarie dell’italiano medio e la delirante opulenza del sultano arricchito dagli extra-profitti da vendita del petrolio. Nelle dotazioni iniziali del nostro italiano non compare soltanto il (poco) denaro di cui sopra, ma anche la persona della sua fidanzata (o moglie). Ecco che emerge l’ipotesi di scambio: l’italiano intende cedere la donna Cristina di cui è dotato in cambio non già di moneta, ma direttamente per ottenere un litro di benzina, cioè il bene reale a cui è interessato. Da ciò si desume quale sia l’ordinamento delle preferenze per il nostro italiano: la benzina è senz’altro anteposta alla donna.

Due fatti rilevanti a proposito dell’incipit della canzone. Innanzi tutto il modo graduale con cui si apprende chi sia la controparte nello scambio donna-benzina, ovvero il sultano, il quale, con tutte le ricchezze che possiede, è l’unico che può allegramente permettersi di acquistare la signorina Cristina. In secondo luogo, l’idea di rinchiudere la donna in monastero lascia intendere quale sia il sacrificio patito dall’italiano medio nel cederne la proprietà: l’assenza di contatto sessuale.

La prima strofa prosegue con l’illustrazione di un modo alternativo rispetto allo scambio per ottenere il bene-benzina: scommettendo, giocando al lotto e sperando nella combinazione vincente che dà diritto all’agognato carburante. In questo caso non abbiamo un contratto con prestazioni certe (donna contro benzina), ma il pagamento di una modica cifra adesso contro la cessione di un prospetto aleatorio. Quale delle due strade intraprenderà l’italiano per ottenere il litro di benzina? La risposta si trova nel ritornello: “spendi spandi spandi spendi effendi”. L’italiano, oppresso dalla crisi economica, invita il sultano (effendi) ad accrescere la propria spesa in beni voluttuari, all’interno dei quali non si può non includere la donna dell’italiano medesimo.

Passando in modo pindarico dall’aspetto micro a quello macro, la stagflazione susseguente allo shock petrolifero troverebbe soluzione non tanto nell’intervento pubblico (opzione “spendi spandi Cirino Pomicino”), quanto nella domanda aggiuntiva proveniente da colui il quale ha incamerato gli extra-profitti derivanti dall’aumento di prezzo dei prodotti petroliferi, cioè l’amico sultano.

A che cosa serve la benzina acquistata dall’italiano medio? A far funzionare l’automobile, esemplificata dall’elenco di modelli con cui ha inizio la seconda strofa (“spider coupé gittì alfetta”). Eppure, neanche l’automobile è desiderata per se stessa, ma è strumentale per raggiungere alla fine del viaggio il vero obiettivo, che è la Donna, lascivamente sdraiata sul cofano all’autosalone. Fatti i debiti conti, ne risulta come l’italiano medio si sia inizialmente privato della donna per avere la benzina, finalizzata all’uso dell’automobile, a sua volta indirizzata verso la goduriosa presenza della donna, che si pone in termini di profferta sessuale esplicita (prendimi maschiaccio libidinoso). Il cerchio delle azioni compiute dall’italiano medio a questo punto si chiude, per ritornare alla base di partenza che è la donna.

A prescindere dall’aspetto psicanalitico della cosa, ne consegue forse che l’italiano medio sia un deficiente fatto e finito? A tale proposito bisogna indagare i rapporti esistenti tra la Cristina venduta al sultano e la donna lasciva dell’autosalone: se si tratta della medesima persona, allora le preferenze dell’italiano medio sono davvero di tipo circolare; a supporto di tale tesi dell’italiano circolarmente cretino stanno le stesse parole pronunciate dalla donna dell’autosalone, che non solo incita il suddetto all’atto sessuale, ma altresì lo apostrofa tout court come “coglione”.


In alternativa possiamo pensare che la donna sessualmente propositiva dell’autosalone sia persona altra rispetto a Cristina. In questo caso il reddito aggiuntivo derivante dalla vendita di Cristina serve per accedere ad uno status symbol (la macchina) a sua volta necessario per agguantare una femmina con caratteristiche fisico-psichiche ed organolettiche migliori: da italiano medio coglione a italiano medio un po’ figlio di puttana. Ad ogni buon conto, tralasciata la disputa sull’intelligenza e moralità dell’italiano medio, si può affermare che la spesa aggiuntiva ad opera del sultano fornisca gli stimoli necessari per riavviare il circuito del reddito, inizialmente depresso dallo shock di offerta della crisi petrolifera.

Gli animal spirits del sultano sono il motore della ripresa economica italiana, Rino Gaetano è keynesiano dentro. La parte conclusiva della seconda strofa dev’essere a mio parere interpretata in senso metaforico: con il ritorno del petrolio da una parte si abbandona l’uso di carbone e metano, intesi come risorse energetiche meno valide e pregiate, dall’altra si raggiunge nuovamente la beatitudine esistenziale, icasticamente raffigurata dalle bellezze del riscaldamento centralizzato.


Che tutta questa prosperità dipenda dallo scambio iniziale donna-benzina può essere facilmente arguito dalla benedizione rivolta all’effendi spendaccione: “pace prosperità e lunga vita al sultano”. E alle sue eventuali cene eleganti.


(1) L’espressione è tratta dal lessico di una mia cara amica dottoressa in Medicina, la quale era solita iniziare le risposte ai suoi esami esattamente con questo tipo di incipit: “nel panorama dei triponemi non pallidi, il virus della sifilide ...”

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