Marta Calcagno
Blog Notes di Marta
29 Ottobre Ott 2011 1515 29 ottobre 2011

Opere d'arte nuove infarcite di riferimenti. XII Premio Cairo.

Il Premio Cairo giunge quest'anno alla sua XII edizione, a cura, come la precedente, del critico Luca Beatrice: venti giovani artisti invitati (tutti sui trent'anni, nati alla fine degli anni Settanta-primissimi anni Ottanta) e che hanno creato un'opera ad hoc che doveva essere assolutamente originale, mai esposta o pubblicata in precedenza. Lo scorso 27 ottobre si è svolta la premiazione nel Palazzo della Permanente a Milano, e i lavori sono qui esposti al pubblico dal 28 ottobre al I novembre. Dieci selezionatori (Beatrice Buscaroli, Laura Cherubuni, Eduardo Cicelyn, Cristiana Collu, Martina Corgnati, Angelo Crespi, Paolo Manazza, Lea Mattarella, Anna Mattirolo e Alberto Zanchetta) hanno presentato ciascuno due artisti, e una giuria composta da professori, critici, direttori di musei e gallarie (quali Flavio Arensi, Michele Buonuomo, Guido Curto, Gianfranco Maraniello, Marco Pierini, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Stefano Zecchi), ha selezionato il vincitore. Il premio è stato assegnato a Giovanni Ozzola, fiorentino classe 1982: ha realizzato due stampe digitali di grandi dimensioni (150 x 265 cad) in cui si riconoscono due vedute, due spazi aperti su luoghi di mare e cielo dalle tinte fredde, sull'azzurro, il nero e il grigio. Potrebbero essere finestre aperte, senza dubbio, ma per l'artificiosità dell'immagine potrebbero essere anche due scenografie di un teatro. Gli sfondi perdono la naturalità che rappresentano. Il fatto che abbia vinto Ozzola può far tirare in un certo senso un sospiro di sollievo rispetto agli altri lavori esposti: a parte Giuliano Sale e il suo "Iyomante" (olio su tela 170cm x 220) e pochi altri, sembra che questi artisti non siano concentrati su se stessi, ma come a cercare, ancora, solo un'idea di novità. E quindi si sentono molto "innovativi" nella molteplicità dei mezzi utilizzati, ovvero nell'assemblaggio di tecniche digitali con altre "manuali", l'uso di oggetti trovati ai mercatini (e basta!!!) e figure o che richiamano un recente passato, o che evocano un prossimo futuro. Opere che alla fine, nonstante gli sforzi, risultano infarcite di riferimenti e poco interessanti.

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