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4 Novembre Nov 2011 1830 04 novembre 2011

Ragazzi sveglia, stanno ipotecando il vostro futuro!

NE n.3/2011

Ragazzi sveglia, stanno ipotecando il vostro futuro! Che l’Italia non sia un Paese per giovani è da tempo purtroppo convinzione di molti. Se un giovane ha voglia di crescere e di investire in se stesso, il nostro Paese non è il posto giusto dove stare. Ce lo dicono persino i “grandi vecchi”, gli imprenditori che hanno fatto la nostra storia industriale, come Luciano Benetton e Carlo De Benedetti, che se avessero l’età dei loro figli andrebbero a intraprendere da qualche altra parte.

E i segnali degli ultimi giorni non fanno altro che peggiorare la situazione. Quando uno Stato per finanziarsi è costretto a pagare interessi oltre il 6 per cento praticamente si mette fuori mercato. Non esiste un investimento in grado di pareggiare questo debito, e la crescita industriale se va bene sarà pari a un sesto di quel rendimento. Anche queste ultime mosse, quindi , non fanno altro che accrescere il fardello che gli attuali dirigenti stanno accumulando sulle spalle dei più giovani, che si troveranno un Paese tendenzialmente sempre meno competitivo.

Facendo una rapida analisi, d’altra parte, si nota con facilità come nelle posizioni chiave di politica e imprese i quarantenni (per non dire i trentenni) si contano sulle dita di una mano. Maggioranza e opposizione vanno avanti con gli stessi volti da dopo Tangentopoli (anzi più di uno è un riciclato della prima Repubblica). Una casta che si è auto protetta e che ha portato un paese coraggiosamente approdato all’Euro sull’orlo di una crisi modello Argentina. E, come racconta chi l’ha subita nel paese sudamericano, con la stessa totale assenza di comprensione della situazione. I nostri politici parlano con il linguaggio della vecchia politica. Ognuno tira la coperta dalla propria parte, chi difende le pensioni, chi il lavoro sicuro, chi l’evasione fiscale. Nessuno sembra avere chiaro che ci voglia un deciso salto di qualità, che le vecchie sicurezze non esistono già più. Sembrano bambini che piangono perché la mamma non gli vuole più bene.

Mario Monti faceva di recente notare come nei paesi emergenti si facciano programmi a dieci-vent’anni. Da noi nessun politico lo potrebbe fare, perché nonostante le aspirazioni sovraumane è difficile programmare oltre la propria realistica aspettativa di vita.

Per questo i giovani si devono svegliare. Perché la generazione oggi al comando, la più fortunata della storia italiana, quella cresciuta con il boom economico, sta buttando via il nostro ma soprattutto il loro domani.

Auro Palomba

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