Gesellschaft
6 Novembre Nov 2011 1556 06 novembre 2011

Nell'era della multipolitica

In Italia il dibattito sulla democrazia offre spunti sempre meno interessanti. La discussione sembra infatti essersi soffermata sulla contrapposizione - tra l'altro errata concettualmente - democrazia vs non democrazia.
Questa miopia è dovuta a diversi fattori. Come ad esempio la polarizzazione linguistica, culturale e sociale che ha mostrato il nostro sistema politico negli ultimi anni, o la distorsione che la sfera pubblica - e i relativi processi di formazione delle opinioni - hanno subito per via della anomala condizione del sistema mediatico italiano.
Sempre più quindi si discute di crisi della democrazia, e delle relative istituzioni rappresentative, e sempre meno di trasformazione della politica e ovviamente di opportunità democratiche.
Questi punti sono stati richiamati recentemente da Giorgio Grossi durante il convegno dell'Associazione Italiana di Comunicazione Politica che si è tenuto a Perugia il 28 e 29 di ottobre, ponendo una ipotesi che - seppur incompleta - ha avuto il merito di rilanciare la riflessione sulla democrazia a partire da basi concettuali sulle quali vale la pena riflettere:

"La prima riguarda il passaggio, negli ultimi vent’anni, dalla cosiddetta new politics a quelle nuove forme di agire politico che possono essere classificate come post-politica. La seconda, che illustra la configurazione del campo della multi-politica come nuovo ambito di azione dei diversi repertori di agency politica ormai operanti e coabitanti nelle nostre società" (Grossi, 2011).

La new politics, caratterizzata da processi come la personalizzazione della leadership, la spettacolarizzazione della politica, la media logic nuovo standard di riferimento del linguaggio politico, ha in effetti avuto ampio eco in Italia, sia sotto il profilo dell'interpretazione che dell'agire politico. Mentre fenomeni come i processi di individualizzazione, le trasformazioni della cultura del nuovo capitalismo, la moltiplicazione dei movimenti sociali, l’emergere di nuove istanze di appartenenza e identità collettiva mettono in luce un particolare processo di cambiamento sociale che riguarda il funzionamento stesso della democrazia e che evidenzia la ridefinizione della politica e dell’agire politico anche fuori del contesto tradizionale delle istituzioni democratiche ponendo in essere ciò che molti autori - soprattutto di matrice sociologica - chiamano post-politica.
Mentre il filone della new politics denuncia le distorsioni tra media e politica, quello della post-politica suggerisce la nascita di una "doppia articolazione del campo politico", ovvero che accanto all'agire istituzionali negli ultimi anni si sono attivate nuove dimensioni dando origine a nuove modalità o forme di azione politica.

"Da un lato, si sono ampliate le forme di agency politica, sia a livello dei sistemi (sistema politico ma non solo), sia a livello della società civile (individui, gruppi, movimenti); dall’altro, si sono ridefinite le prerogative e le finalità della stessa azione politica, ripoliticizzando ambiti del privato e depoliticizzando ambiti del pubblico, così da assegnare alla politica stessa dimensioni di senso più vaste di quelle tradizionali, spostando i terreni del conflitto ed ampliando i bisogni e le richieste. Naturalmente, come in ogni processo sociale, questa nuova articolazione delle forme di agency politica non sostituisce quella tradizionale (né le forme relazionali e comunicative che la contraddistinguono) ma convive e coesiste con quest’ultima, in tal modo dando vita ad una nuova arena, ad un nuovo campo – nella terminologia di Bourdieu – che possiamo chiamare il campo della multi-politica" (Grossi, 2011).

In questo contesto la Rete, e i nuovi flussi di comunicazione hanno buon gioco in quanto dotate non solo di nuove forme di agire politico ma anche - e soprattutto - di nuove forme di agire comunicativo.
Ma quali sono le caratteristiche della multipolitica?
Grossi le identifica in 4 punti:

  • mainstream politics - quella che si svolge all’interno delle istituzioni e del sistema politico;
  • sub-politics – è quel fenomeno che attribuisce funzioni politiche ad ambiti o sotto-sistemi sociali;
  • civic politics – ovvero il rifiuto della delega e la rivendicazione dell’azione politica come pratica diretta, quotidiana, dell’obiettivo;
  • alter-politics – caratterizzata per una critica radicale all’attuale configurazione della democrazia rappresentativa, per una marcata dimensione controversiale e rivendicativa.


Le conclusioni di Grossi sono chiare:

"Siamo davanti ad una progressiva fuoruscita dalla cosiddetta “democrazia del pubblico” - caratterizzata da una sfera pubblica e da una civic agency debole e malata di infotainment - verso una “democrazia dei cittadini individualizzati”, in cui è l’idea stessa di partecipazione e di cittadinanza attiva che assume una nuova centralità. In questa prospettiva infatti troviamo un cittadino che non crede più solo alla delega ed alla rappresentanza come fondamento unico del “diritto di cittadinanza” (perché lo ritiene insufficiente per il proprio empowerment e la propria autorealizzazione personale) ma che è anche consapevole di dovere sempre più ri-mobilitarsi in prima persona, soprattutto quando ciò è necessario per proteggere e migliorare la propria vita e per far valere le proprie ragioni" (Grossi, 2011).

Siamo dunque davanti ad uno stravolgimento non solo dell'agire politico ma anche, e soprattutto, delle forme di mobilitazione collettiva. Negli ultimi anni, soprattutto dal G8 di Genova in poi, abbiamo assistito ad uno spostamento dei processi di mobilitazione dal sociale, che metteva al centro della propria azione politica il lavoro, al civile, che pone come fondamento per la mobilitazione quelli che Bobbio definiva come diritti di quarta generazione. Sono un esempio lampante il recente risultato referendario su temi come l'acqua e il nucleare.
La partecipazione politica, il discorso pubblico, i flussi di comunicazione appaiono sempre più individualizzati con effetti di polarizzazione che creano due distinte dimensioni: quella istituzione e quella extra-istituzionale, quella negoziabile e quella non-negoziabile, quella delegata e quella individualizzata.
Le suggestioni fornite da Giorgio Grossi si pongono dunque come elementi di natura cruciale se vogliamo riprendere una seria riflessione sulla democrazia e le istituzioni rappresentative, ma soprattutto ripropongono la sfera pubblica e i processi di formazione delle opinioni in Rete come trait d'union per una seria riflessione sullo stato della democrazia in Italia.

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