Il cammello, l'ago e il mercato
7 Novembre Nov 2011 2054 07 novembre 2011

C'è il Gran Consiglio ma non a Roma: è ad Arcore

Mentre Roma bruciava, si narra che Nerone- accusato di avere appiccato l'incendio- suonasse la lira. Mentre la Repubblica Italiana geme sotto il peso di un debito pesante e sempre più costoso, Berlusconi; il nostro amato primo ministro; l'uomo che è sceso in campo per sottrarre l'Italia ad un futuro illiberale e di povertà; l'uomo ricchissimo che avrebbe fatto diventare ricchi tutti; l'uomo che certo non avrebbe cercato di fare altri soldi rubando così come “fan tutti”, cosa ti fa?

Passa una giornata come quella di oggi, drammatica per le sorti del Paese, parlando con i suoi figli di primo letto (Piersilvio e Marina) e col fedele Confalonieri; rispettivamente vice presidente di Mediaset, presidente di Fininvest e presidente di Mediaset. Che non sono propriamente i possibili capi di una o l'altra fazione che può contribuire alla soluzione della crisi politica.

Capiamo che la prospettiva di vedere invece Verdini, Cicchitto o Gasparri, per tacere di Regazzoni e Capezzone, sia altamente sconsigliabile, soprattutto in un piovoso lunedì, ma perché mai trascurare la politica e dedicarsi invece alla famiglia?

Ci sono due possibili interpretazioni di questa singolare notizia. Per la prima, quella benevola, non c'è nulla di strano nel fatto che- in un momento di estrema difficoltà per il suo lavoro di presidente del Consiglio- Berlusconi si sia rivolto alle persone che gli sono più vicine per avere il conforto delle loro opinioni.

Dato però che a pensare male si fa peccato ma di solito ci si azzecca (e col personaggio non è il caso di fare eccezioni a questa saggia regola), è assai più probabile, purtroppo, una seconda interpretazione. Che la giornata sia stata dedicata non alla famiglia, ma alle imprese di famiglia. Che Berlusconi, cioè, si sia voluto sincerare dello stato delle sue imprese, soprattutto Mediaset e Mondadori, in un momento, appunto, di particolare gravità; nel quale è probabile che egli stia per perdere il proprio ruolo politico. Quale sarebbe, deve essersi chiesto, l'effetto delle dimissioni o, peggio, della cacciata del governo, su quelle imprese? Cosa faranno gli inserzionisti? È questo il momento di un passo simile oppure, per il bene supremo dell'azienda, è meglio che l'Italia si acconci ancora per qualche mese, meglio se 15 o 16, al berlusconismo?

È assai probabile che sia stato questo l'oggetto di questa giornata di riflessione (passata nella villa sottratta per due lire all'orfana Casati Stampa, minorenne affidate alle cure di un tutore che ebbe la cattiva idea di chiedere aiuto a tale Previti Cesare. Sì, sono cose vecchie. Ma impoverire un'orfana indifesa resta grave anche a trent'anni di distanza!)

Tanto più che, per una riflessione aziendale, non mancavano gli argomenti: in questi giorni, Mediaset è alle prese con una bella gatta da pelare. Endemol, che essa controlla al 33% insieme alla Goldman Sachs e ad una finanziaria posseduta dal fondatore, John De Mol, ha sforato i covenant (cioè le condizioni) del finanziamento concesso da un consorzio di banche in relazione all'operazione di leveraged buy out col quale essa fu acquistata anni fa. Endemol rischia quindi di andare in mano alle banche, e Mediaset è indecisa se farsela così sfilare (dicendo addio alle centinaia di milioni là investiti), o fare un'offerta per rilevarla a prezzi di saldo. Ora essa- mentre magari stava per farsi avanti- ha visto spuntare all'improvviso un'offerta di Aol Time Warner, colosso Usa in grado di sparigliare i giochi con tanta certosina cura elaborati ad Arcore.

Da tempo, dall'inizio dell'estate, questo blog osserva da una particolare prospettiva l'onnipresente tema del conflitto di interessi: Berlusconi non ha paura dei processi, no. E' per ben altro che non se ne va: perché quando fosse solo un ricchissimo pensionato la sua ricchezza aziendale sprofonderebbe. Oggi abbiamo assistito ad un'ennesima puntata di questa telenovela. Non sarà l'ultima. Povera Italia: è vero che l'hai voluto tu ma non pensavi certo che fosse così duro liberartene. E sai che il “meglio”, purtroppo, deve ancora venire.

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