Design Kit - Inspiration and references
10 Novembre Nov 2011 0816 10 novembre 2011

Fare gli Italiani ?!

Strano parlare oggi di questa mostra, visti gli accadimenti degli ultimi mesi/giorni riguardanti il nostro Bel Paese, ma ci facciamo forza e continuiamo nella nostra impresa nel divulgare progettazioni intelligenti provenienti da ogni angolo del globo compresa la nostra nazione con la speranza che il futuro - qui da noi - inizi a cambiare secondo regole più contemporanee e credibili.

Sta per terminare la mostra “Fare gli Italiani, 150 di storia nazionale” alle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Solo in ultimo ci siamo permessi una visita, pochi giorni fa. È dal giorno dell’apertura, lo scorso Marzo, che si voleva raggiungere la Torino Culturale e finalmente ce l’abbiamo fatta. Siamo felici di esserci andati. La mostra si trova all’interno di quelle che furono le officine destinate alla costruzione e manutenzione di locomotive e vagoni, chiuse all’inizio degli anni ’90. Un luogo stupendo, enorme, suggestivo, un manufatto monumentale inserito nel tessuto urbanistico di Torino. Una struttura che ha contribuito allo sviluppo industriale della città e che ora, come molte altre aree in trasformazione, vuole trovare una sua nuova identità. Con certezza, possiamo affermare che questa architettura spettacolare, è lo spazio ideale per ospitare esposizioni di rilievo dalle dimensioni generose.

OGR - Video mostre e spazi interni Esperienza Italia

Fare gli Italiani” non è l’unica mostra dedicata alla celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia, all’interno delle OGR si trovano altre due mostre: la visione sul futuro “Stazione Futuro” e un racconto sulla creatività nostrana con la mostra “Artieri Domani”. Torino è un luogo culturalmente spumeggiante, pieno di stimoli ed iniziative importanti, a volte inconsuete ed è stata ovviamene investita dall’importanza dell’’evento Esperienza Italia 150°, che ha comunque accompagnato tante altre mostre/eventi durante tutto l’anno anche alla Venaria Reale.

Abbiamo deciso di parlare esclusivamente di “Fare gli Italiani” perché dal punto di vista progettuale possiede spunti molto interessanti, allo scopo di incoraggiare gli ultimi che non l’hanno ancora vista ma, ahimé, non resta molto tempo chiude il 20 novembre! Parlando con il personale in biglietteria, sembra possa esserci l’opportunità di rivederla il Marzo prossimo, lo speriamo vivamente.

La mostra si rivela ai nostri occhi come una vasta messa in scena teatrale, giocata tra spazi ben studiati di buio e luci spot ben calibrate e precise, tra proiezioni rarefatte che si raccontano come fantasmi nella memoria. Lo scorrere dei temi e delle vicende di vita reale vengono srotolate piano piano in modo molto suggestivo, chiaro, leggibile con il dono della sintesi. Un’essenzialità di spessore ricco di contenuti, da catturare con un personal-tag digitale incluso nel biglietto per portarsi via - al termine della visita - tutto ciò che di interessante si è selezionato. Sistemi interattivi invisibili comandati da sensori rfid, permettono interazioni sofisticate, attivando filmati e testimonianze originali capaci di immergere lo spettatore in storie a grandezza naturale. Non è un caso, infatti, che la mostra curata da Walter Barberis e da Giovanni De Luna con la direzione artistica di Studio Azzurro si è avvalsa della consulenza del Teatro Stabile di Torino, Teatro Regio e Museo del Cinema. Il progetto multimediale è di Studio Azzurro, invece quello di allestimento è dei 5+1AA e la parte grafica dei Magutdesign.

www.officinegrandiriparazioni.it/info-press/
http://lanostrastoria.corriere.it/2010/03/torino-capitale-delle-celebraz.html
www.studioazzurro.com/news/view/73

I soggetti si accompagnano alla scoperta del visitatore attraverso la trasformazione delle città, delle campagne, del sistema educazione, del ruolo della chiesa, delle grandi migrazioni, delle due guerre, della politica, dell’influenza delle mafie, della trasformazione dell’industria, dei consumi, dei trasporti e dell’incanto illusionistico dei media. Ogni sezione si rivela al visitatore/spettatore attraverso una cornice scenica. È stata usata molta profondità di campo obbligando l’occhio ad esplorazioni a lungo raggio per comprendere bene lo scenario e per cogliere meglio le soste; essere coinvolti in esperienze personali/interattive è quasi un obbligo. Si viaggia attraverso archetipi e metafore, per poi focalizzarsi sui dettagli che compongono il racconto. L’intera esposizione, grazie ad una modalità fatta di percorsi fisici a più livelli è di facile fruizione suggerendo al visitatore differenti modalità di lettura. È principalmente composta da racconti grafici, da contributi multimediali tra giochi di luci e ombre, meccanismi interattivi, manufatti e ricostruzioni di ciò che è realmente accaduto e che ha segnato la nostra identità. Un tragitto ad effetto, scorrevole, dinamico e divertente che ci rivela molto bene uno spaccato di quello che siamo diventati. Si potrebbe sintetizzare cosi: “tocco qualcosa e si accende un video proiettato su un supporto fisico adeguato, mentre una voce mi racconta qualcosa; poi interagisco con il supporto e subito, qualcosa di nuovo accade, accompagnandomi in un’altra storia. Mi sento padrone del percorso e felice, lo continuo”.

Ci ha impressionato positivamente constatare che, dopo sei mesi di visite incessanti, la mostra è ancora in ottimo stato e ben funzionante. Durante il nostro cammino ha funzionato tutto molto bene: video che partivano correttamente, luci che si accendevano quando dovevano, racconti sonori precisi. Poniamo l’accento su questo aspetto perché insolito. Mostre di questo calibro invecchiano rapidamente e hanno bisogno di un’attenta manutenzione. Nel complesso, ci è sembrato un progetto estremamente potente, di caratura internazionale, dove la complessità delle informazioni di 150 anni di storia e di eventi sono stati trattate e raccontante in modo sapiente, regalando al visitatore un percorso ricco di informazioni ma di semplice scoperta. Un progetto dagli investimenti importanti, che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di tanti professionisti diversi guidati da un comitato scientifico attento e culturalmente preparato, un’art direction coerente, tanti consulenti e studi di progettazione, produttori, fornitori, installatori. Un risultato così solido e tangibile lo si può ottenere solo attraverso una sapiente Cultura Progettuale ed una progettazione condivisa sin dall’inizio. Il risultato di un approccio così puntuale, proviene da un atto progettuale che spinge ad immedesimarsi realmente nel visitatore per capire come alcuni manufatti comunicativi devono essere progettati, quali i supporti, quali le spiegazioni e quali testi, eccetera. Un bel progetto costruito ad hoc; spesso questo non avviene e, si vede!

www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni
www.italia150.it
www.lavenaria.it
www.officinegrandiriparazioni.it

Unica nota dolente - o forse parte integrante dello spaccato sociale di chi siamo noi italiani oggi - è la presenza del ristorante e del bar in loco, pare buonissimo, ma chiuso di domenica. In un’area molto isolata della città come questa, dove tutti i negozi sono chiusi, ci sembrava doveroso tenere aperto un punto ristoro all’interno dell’ORG. Questa scelta - non progettata - non ha alcun senso logico. Ha creato disagio a tante persone e famiglie che, in quella occasione hanno dovuto interrompere la visita ed abbandonate quegli spazi per tornare a casa e far fronte alle proprie esigenze primarie; niente e nessuno li aveva avvertiti prima. Invece di passare un’intera giornata all’ORG, si sono visti obbligati ad un dietro-front ed occuparsi dei propri figli affamati.

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