Note di Belfagor
13 Novembre Nov 2011 1308 13 novembre 2011

Diario Notturno - La salvezza dell’Italia nelle mani di Zelig-Monti

Mi telefona un amico del cuore da Buenos Aires preoccupato per la crisi italiana: “Mi pare sia una crisi di transizione da un bonapartismo populistico para- peronista a un bonapartismo para-tecnocratico di tipo familista a misura di facoltà universitaria”. Vede bene, da lontano, l’amico, che non è in relazioni lobbistiche né con banche né con assicurazioni. Forse più che scomodare i nostri adorati classici della scienza politica è meglio ricorrere alla storia del cinema e ricordare lo Zelig di Woody Allen. Zelig, alias il professor Monti: si trasforma da Presidente di un’ università privata inaugurata ogni anno dal Presidente della Repubblica in un senatore a vita e poi in Presidente di un Consiglio dei Ministri. Il tutto in poche ore. Certo, tutto ciò è il frutto di una campagna mediatica che dura da molti anni e che ha avuto i suoi sponsor economici sin dall’ inizio della carriera di Monti. E così il governo si è potuto imporre alle forze politiche in disfacimento prima per via mediatica, poi via parlamentare. Naturalmente Monti è già Presidente del Consiglio. E qui c’è un salto di qualità: non solo i processi si fanno prima sui giornali e in televisione, ma ora anche i governi.

La risposta a chi s’adonta per la non trasperenza della situazione è quella solita: l’ emergenza economica e la necessità di fuoriuscire da una crisi che prima che italiana è dell’ euro e dell’ egemonia franco- tedesca sull’ Europa, impone misure straordinarie. Come furono quelle degli anni novanta del Novecento. Lì era il debito pubblico: è sempre il debito pubblico! E la crisi del blocco di potere politico democristiano-socialista. Oggi è nuovamente il debito nella crisi mondiale. L’ altra novità è la stupidità predatoria franco-tedesca (Sarkozy s’era pure offerto di venire in Italia: i Rotschild avevano un altro stile!) che impone la deflazione recessiva a tutta l’Europa illudendosi di poter sopravvive alla stessa, dominando le tensioni sociali con manovre mediatiche che dovranno coprire la spogliazione di un paese ancora ben ricco come l’Italia. A ciò s’aggiunge il dominio politico per via dei tecnici di governo su tutta l’Europa. Da Buenos Aires vede giusto l’amico. Naturalmente gli ostacoli parlamentari sono già superati. Dagli acquisti hobbistici da parte dei potentati economici in primis e poi dal fatto che questo governo-consiglio di facoltà risolve i problemi degli stessi partiti.

La crisi del PD è finita: Bersani fa un passo indietro: sarà Monti il prossimo leader del centro-sinistra. Nel PDL la stessa benedizione: l’“ala lombarda” l’ha avuta vinta (guarda un po’: un governo del Nord senza la Lega) e impone i suoi garanti. E nello stesso tempo potrà in tal modo costruire la sua salvezza: Brlusconi farà un passo indietro nel partito e costituirà un suo movimento che faccia la guardia ai suoi interessi messi a repentaglio dall’ingloriosa e farsesca caduta, mentre il nuovo centro destra non potrà che rinascere se non con un tandem Alfano-Maroni. Certo: l’incognita, anche per Monti, è la Lega. E qui il discorso si fa assai complesso. Ma la Lega non ha che un’alternativa: il centro destra senza Berlusconi. Ragiono troppo sul lungo periodo. Il “governo di facoltà” e del Presidente ha obbiettivi immediati: mediaticamente rassicurare i mercati e far l’elenco delle svendite possibili. Non so come ce la caveremo con la crescita. Ma non mi pare che questo problema interessi più nessuno. Come la giustizia sociale.

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