La fanfara frenetica
13 Novembre Nov 2011 1437 13 novembre 2011

Il pianista Giovanni Ceccarelli: da Fabriano a Parigi solo andata con un nuovo disco

Giovanni Ceccarelli è un musicista che ha avuto l'intelligenza
e la fortuna di andarsene dall'Italia appena ha capito che qui,
le cose sono molto difficili da realizzare.

E' stata la Francia che ha dato a questo giovane musicista
la possibilità di esprimersi e poi di fiorire artisticamente.

Questa intervista racconta come ha fatto questo percorso,
che sempre più italiani stanno compiendo.
E ci permette di sapere cosa sta facendo discograficamente.

1
COSA TI HA PORTATO AD ABBANDONARE L'ITALIA VISTO CHE VIVI DA ANNI A PARIGI?
Agli inizi degli anni 2000 ho cominciato a recarmi in Francia per tenervi dei concerti.
Nel 2005, durante uno di questi soggiorni francesi, ho incontrato Vanessa, parigina,
che oggi è mia moglie. Lei insegna stabilmente all'università, quindi ho deciso io di spostarmi a Parigi,
approfittando del fatto che, lavorando come musicista, potevo con più elasticità gestire la mia vita professionale.
A questo si aggiunge il fatto che avevo da sempre sognato un giorno di vivere a Parigi!

2
COME HAI INIZIATO?
Ho iniziato a suonare il pianoforte, per puro gioco, all'età di sette anni.
Poi a tredici anni ho scoperto il jazz, ascoltando due dischi a 45 giri
che facevano parte della collezione di mio padre: “Blue Monk”
di Thelonious Monk in piano solo e “Blues in F” del trio di Bill Evans.
Che folgorazione! Ma l'intenzione seria di dedicarmi a tempo pieno
alla musica è arrivata solo quando avevo vent'anni.

3
COSA TI PROPONI DI REALIZZARE?
I primi anni della mia carriera, tranne qualche timido passo come solista,
li ho dedicati alla musica degli altri. Ho fatto tante esperienze a fianco
di solisti come Massimo Urbani,
Tiziana Ghiglioni, Enrico Rava, Paolo Fresu e Tony Scott,
collaborazioni che mi hanno formato musicalmente.
Attualmente mi concentro soprattutto
sui miei progetti artistici, come pianista, compositore e produttore.
A novembre uscirà in Italia, per l'etichetta Egea, “Météores”, disco già uscito in Francia
e vari altri paesi, prodotto dalla label francese Bonsaï Music
con la quale ho firmato come artista solista; il disco uscirà poi in Giappone a dicembre.
Per la stessa etichetta inciderò nel 2012 un secondo disco, anch'esso dedicato alle mie composizioni.
L'altra importante realtà musicale è il gruppo InventaRio, da me fondato insieme al carissimo
amico Ferruccio Spinetti.
Nel 2010 è uscito “InventaRio”, inciso insieme al cantante, chitarrista e bassista brasiliano
Dadi ed al batterista e percussionista Francesco Petreni, che completano il gruppo.
Poi a novembre, il gruppo InventaRio si ritirerà per due settimane in studio per registrare un album,
del quale siamo i produttori, insieme al grande Ivan Lins e con numerosi illustri ospiti.

4
COSA PENSI DELLA CONDIZIONE IN CUI VERSANO I MUSICISTI ITALIANI OGGI?
In Italia ci sono tanti musicisti di grande talento, alcuni dei quali sono conosciuti
ed apprezzati in tutto il mondo; in Francia, per esempio, i jazzisti italiani godono di un'ottima stima.
Purtroppo lo status professionale dei musicisti in Italia non offre molte garanzie a livello sociale, economico e previdenziale.
La situazione, da qualche anno, si sta aggravando anche per coloro che insegnano nei conservatori,
o che suonano all'interno di istituzioni sinfoniche o liriche.
Quindi, per riassumere, il musicista in Italia vive oggi una condizione di totale precarietà.

5
PERCHÉ C'È TANTA DISORGANIZZAZIONE QUI DA NOI?
Posso dire, per mia esperienza, che in Francia mediamente c'è, rispetto all'Italia,
più professionalità ed organizzazione nell'ambito degli eventi musicali,
siano essi festival, jazz club, trasmissioni radiofoniche o televisive, incisioni discografiche.
Spesso in Italia si ha la sensazione che chi organizza non arrivi mai a pensare a tutti i dettagli.
Penso che alla base manchi l'abitudine a lavorare in modo sistematico,
prevedendo in anticipo le azioni necessarie e circondandosi di uno staff competente.
Grava spesso, sulle carenze a livello organizzativo, una generale insufficienza di risorse economiche.
È però vero che, a volte, in Italia si tende a ripiegarsi troppo sui propri problemi,
non riuscendo a vedere che i difetti non stanno solo a casa nostra...

6
VINCONO I MIGLIORI O CI SONO FORME DI FAVORITISMO NON VISIBILE?
Vorrei affrontare la questione da un altro punto di vista.
Per affermarsi come musicista bisogna sicuramente possedere, alla base,
un'identità dal punto di vista artistico, ed una voglia di farsi conoscere dal pubblico.
Poi conta anche la capacità di attirare su di sé l'attenzione, da parte di tutto l'entourage artistico,
fatto di musicisti, giornalisti, organizzatori, promoter, produttori, etc.
L'ambiente musicale e dello spettacolo, se un artista ha qualcosa
d'importante ed attuale da dire, prima o poi percepirà la sua presenza e magari un giorno porterà
quest'artista in palmo di mano.
Alla base del successo e del riconoscimento di un artista,
da parte del pubblico, dei media e dell'ambiente musicale,
gli elementi in gioco sono tanti: il talento, la sonorità, l'originalità, l'ambizione, il virtuosismo,
il carisma, la cura dell'immagine e, perché no, la capacità di catalizzare l'attenzione dei produttori,
dei promoter, dei giornalisti e di chi conta in questo ambiente.

7
CHI DECIDE DEL SUCCESSO DI UN ARTISTA?
Penso che il meccanismo alla base del successo di un artista sia molto complesso.
È sicuramente fondamentale che, ad un certo punto della carriera di un musicista,
ci sia qualcuno che voglia rischiare e sostenere, aiutare, promuovere l'artista, perché crede in lui.
Ma il successo del pubblico arriva per motivi raramente riconoscibili a priori.
C'è una dose di “magia” che si crea o meno tra il musicista ed il pubblico.
L'artista indubbiamente, per potersi “giocare bene le sue carte”,
ha bisogno di visibilità, di essere in “buone mani”, perché un buon produttore,
un buon manager, possono consigliare l'artista affinché faccia le scelte giuste,
nel rispetto della sua identità artistica.


Ti Odio (Ceccarelli/Mesolella), un titre du nouvel album "Météores"
de Giovanni Ceccarelli, produit par Bonsaï Music et à paraître le 12 mai 2011
(Distribution Harmonia Mundi).
Clip réalisé par Marthe Le More
avec la voix récitante de Fausto Mesolella et la complicité de Maï.
La chanson raconte ce ciel si changeant de Paris (The Ever-Changing Sky),
ce ciel si particulier qui marqua Giovanni Ceccarelli
quand il vint à Paris et qui fut la source d'inspiration de ce titre



8
SEI AUTONOMO O SEI LEGATO AD UN GRUPPO, UNA CORDATA?
Ci sono persone molto importanti, che mi hanno accompagnato nel corso della mia carriera musicale.
Ferruccio Spinetti è un grande amico, un musicista con il quale ho una forte empatia e finalmente,
dopo tanti anni, abbiamo creato insieme InventaRio.
Sono molto legato ad Ada Montellanico, cantante con la quale collaboro da più di dieci anni.
Il produttore Pierre Darmon di Bonsaï Music mi segue da un anno e gli sono molto grato.
Lee Konitz, Benny Golson, Dadi sono grandi musicisti con cui suono e a cui sono legato in modo speciale.
È difficile in poche righe nominare le tante persone importanti che ho incontrato in questi anni...

10
CHE PENSI DI BOLLANI?
Stefano Bollani è un pianista fenomenale, capace di essere a suo agio in molti ambiti musicali differenti.
Ha poi una forte componente comunicativa che risulta accattivante per il pubblico.
Penso che il jazz italiano avesse bisogno di un musicista dall'aspetto meno serioso rispetto ad altri,
che attirasse l'attenzione di un pubblico più ampio verso questa musica.

11
CHE PENSI DI ALLEVI?
Non conosco molto la sua musica, ma ne sento parlare tantissimo,
sintomo che Allevi è probabilmente circondato da uno staff ottimo a livello di comunicazione e immagine.
Non giudico la risposta del pubblico, che sembra essere assai massiccia,
alla sua musica perché, come dicevo prima, gli elementi che decidono del successo di un artista sono molteplici
ed assai complessi e misteriosi.
Mi piacerebbe che, senza nulla togliere ad Allevi, alcuni artisti che amo avessero lo stesso suo successo,
ma questa è una considerazione a livello personale che non cambia la realtà.

Urbani, uno dei Maestri con cui ha suonato Giovanni

12
CHE PENSI DI BRAD MELDHAU?
Brad Mehldau è un pianista innovativo, grandissimo musicista,
sia nel suo lavoro in trio, che in piano solo o nelle sue molteplici collaborazioni,
basti citare quelle con Konitz, Metheny e Haden.
Amo il suo disco “Highway Rider”, arrangiato magistralmente e con la partecipazione
di uno straordinario Joshua Redman.

13
COSA TI ISPIRA NEL TUO PERCORSO ARTISTICO?
Mi sono formato come musicista di jazz e penso di aver assimilato
questo modo particolare di pensare la musica, che nella sua forma più pura facilita
l'incontro tra musicisti all'insegna dello scambio e della spontaneità.
È un modo di suonare che continua ad affascinarmi.
Dal mio punto di vista, questo particolare approccio va molto al di là di quello che comunemente si definisce “jazz”.
Amo l'incontro con artisti, non solo musicisti, che appartengono a mondi espressivi
più o meno vicini al mio; ciò presenta chiaramente una certa dose di rischio che,
secondo me, vale la pena di correre. Al momento di formare InventaRio,
io e Ferruccio ci siamo recati a Rio De Janeiro insieme al giornalista Max De Tomassi,
e ci siamo incontrati con vari musicisti, strumenti in mano, per poi realizzare che era Dadi il nostro compagno di avventure.
Per quanto riguarda la composizione e l'improvvisazione, è difficile definire quali siano gli ingredienti
che costituiscono la “sonorità” di un certo artista.
Sicuramente gli ascolti che uno fa, contano, ed io ascolto veramente di tutto: musica classica,
contemporanea, folk, rock, jazz, indiana, brasiliana, cubana...
Poi gli incontri artistici più significativi in qualche modo ti “segnano” in profondità.
I viaggi, le esperienze forti della vita, le emozioni più ricche entrano,
in un modo misterioso, nella propria musica... proprio come una volta ha detto Keith Jarrett:
“Ricordatevi bene: la musica non viene dalla musica!”.

14
CHE CONSIGLI AD UN GIOVANE ALLE PRIME ARMI?
Oltre alla mia attività artistica, mi dedico con passione anche all'insegnamento della musica.
Dal 1999 con l'associazione culturale InJazz, della quale sono il presidente
ed uno dei soci fondatori, organizziamo seminari di musica in Italia.
Ai giovani consiglio di lavorare sodo sulle proprie “basi” musicali: suono, tecnica, ritmo, melodia, armonia, forma.
Poi cerco di rispettare l'identità espressiva di ogni studente,
aspetto che emerge già in un musicista in nuce. Inoltre tento di stimolare la curiosità dei miei studenti,
facendo loro ascoltare e studiare quelli che ritengo essere i grandi musicisti del presente e del passato.
Infine ci sono due aspetti fondamentali da sviluppare, facendo musica: la concentrazione
e l'ascolto reciproco, elementi così importanti nella musica, ma anche nella vita!

15
NUOVE PROSPETTIVE SOLO LONTANO DALL'ITALIA?
Certamente la situazione è assai difficile in Italia in questo momento:
l'ambito musicale e culturale risente pesantemente dei tagli ai fondi pubblici ad essi destinati.
Inoltre pesa una sensazione diffusa di disillusione nei confronti della politica e della società.
Ma speranza ancora ce n'è, bisognerà a mio avviso cercare altre soluzioni per finanziare la cultura,
perché credo che la tendenza attuale non subirà un'inversione di rotta.
Quindi ci si dovrà rivolgere al mondo del privato, ed a tale scopo serve una nuova legislazione che agevoli forme diverse
di finanziamento della cultura, che vadano oltre la semplice sponsorizzazione.
Poi i nuovi media – internet, i blog, i portali di musica e video –
offrono agli artisti ed agli operatori di settore l'occasione di fare comunicazione,
a bassi costi, ad un vasto pubblico, scavalcando le difficoltà di guadagnarsi
uno spazio all'interno dei colossi mediatici.

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