Congiuntura
14 Novembre Nov 2011 1805 14 novembre 2011

La Germania voterà per staccare la spina alla Grecia

Il collasso è servito. Il partito del cancelliere tedesco Angela Merkel, la CDU, ha innescato la bomba dell’euro break-up. Come riporta Bloomberg, la CDU voterà per permettere una più rapida uscita di uno Stato dall’eurozona. Questo perché, come spiega l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, non ci può essere uscita dalla zona euro, ma dall’Europa. Chiaro il riferimento alla Grecia, capace di aprire un precedente per tutti gli altri Stati membri. Del resto, oggi il vice ministro tedesco delle Finanze, Jörg Asmussen, ha spiegato che «è possibile una riattivazione del SoFFin per le banche della Germania». Il Sonderfonds Finanzmarktstabilisierung (SoFFin) è stato il fondo di stabilizzazione degli istituti di credito tedeschi ed è molto probabile che venga riutilizzato per minimizzare l’effetto della bancarotta ellenica.

La tensione nei mercati finanziari è destinata ad aumentare sempre di più. Con la Grecia ormai in default, il Portogallo e l’Irlanda sempre più lontani dal raggiungimento degli obiettivi dettati dal programma di sostegno finanziario, l’Italia in piena crisi di sostenibilità del debito e una recessione alle porte, l’Europa si prepara ad affrontare la fase più difficile della sua storia. La fiducia degli investitori nei confronti del Vecchio continente è ai minimi storici e nulla sembra essere propedeutico a una ripresa. Anzi. Gran parte delle mosse finora adottate dal direttorio Francia-Germania non avuto gli effetti sperati. In particolare, si chiedono i trader nelle sale operative, se l’Europa non è riuscita a salvare la Grecia, che ha un debito pubblico di 365 miliardi di euro (dati FMI), non può pensare di salvare se stessa. Un ragionamento che non fa una piega.

Non è un problema di speculazione o di gnomi della finanza. La crisi dell’eurozona è figlia di un’architettura ballerina fin dal suo primo vagito. Lo aveva scritto Romano Prodi ai tempi della presidenza della Commissione europea, in un articolo pubblicato il 4 dicembre 2001 sul Financial Times. «Sono sicuro che l’euro ci obbligherà a introdurre nuovi strumenti di politica economica. Attualmente è politicamente impossibile farlo. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati», scrisse Prodi. Aveva ragione. La Germania continua a spingere per una modifica dei trattati Ue, come ha ricordato oggi il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.

Che l’euro sia stato un esperimento fallito, è lapalissiano. Ma la gestione delle criticità che stiamo osservando da quattro anni a questa parte hanno del paradossale. Piuttosto che andare verso una maggiore integrazione, ora si sta discutendo di come garantire una via d’uscita volontaria per chi non riesce a stare al passo con gli altri. Poco importa che sia una boutade per testare il sentiment degli investitori o che ci sia un’effettiva volontà politica. Quello che importa è che il progetto iniziale si sta disgregando sotto gli occhi di Bruxelles. L’agonia europea continuerà ancora per molto. O almeno fino a quando qualcuno non staccherà la spina.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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