Marta che guarda
14 Novembre Nov 2011 1409 14 novembre 2011

Pina 3D, di Wim Wenders

Nelle prossime vite, oltre a fare la fotografa e poi l’attrice, la psicologa e la scrittrice, farò anche la ballerina.
Nelle prossime vite, soprattutto, voglio incontrare una maestra che, senza usare parole incapaci di dire davvero, riesca a portarmi all’eccellenza, ma anche alla comprensione di me stessa e al superamento dei miei limiti, che diventeranno i miei punti di forza.
Voglio incontrare una persona che diventi una guida e che poi, quando non ci sarà più, desidererò sognare tutte le notti, perché mi mancherà e avrò ancora bisogno di lei.
Nella prossima vita voglio credere in un sogno e amare così tanto quello che faccio da non riuscire più a scindere tra il lavoro e la vita.
Il tributo che Wim Wenders e i componenti della compagnia di teatro danza di Wuppertal dedicano a Pina Bausch non riempie soltanto gli occhi di una bellezza perfetta ed essenziale, ma commuove per l’ammirazione, la stima e l’amore che la coreografa tedesca ha saputo seminare intorno a sé e al suo lavoro.
Di fronte alle performance di questi ballerini che, grazie alla potenza espressiva del loro corpo, mettono in scena tutte le passioni umane (gioia, amore, solitudine, dolore, paura, nostalgia, desiderio) è chiara ed evidente una cosa più delle altre: non stanno ballando per te, spettatore, ma un’ultima volta per Pina, che per anni li ha guardati, studiati, capiti, modellati, che li ha resi parte di sé o, forse, si è data a loro in un dono assoluto, nel nome della danza.
Restano impresse per sempre le immagini, ancora più carnali grazie a un prezioso 3D, di quei corpi leggeri e potenti che volano o si schiantano a terra, e dei luoghi dove li ha ripresi Wenders, amico di architetti.
L’amore in un’aiuola in mezzo al traffico.
La ricerca di sé dentro a una piscina, che magari ce ne fosse una così a Milano, dove intanto si svolgono i corsi di nuoto dei bambini.
La forza dentro a un’industria abbandonata.
L’unione in una villa di vetrate immersa in un bosco d’autunno.
La follia in un vagone della metropolitana sospesa sulla città.
Pina Bausch di fatto si vede pochissimo.
Qualche istantanea dove sorride o è seria e concentrata.
Brevi sequenze di un suo danzare teso e intenso.
Nessuna intervista, nessuna parola in presa diretta.
Perché ciò che basta a dire tutto, per lei e per chi l’ha seguita in questa strada, è solo e sempre la danza.

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