Massimo Sorci
Attentialcane
16 Novembre Nov 2011 2220 16 novembre 2011

Ma di cosa stiamo parlando?

La voce della Chiesa è una voce autorevole nella società italiana. E Mario Monti sembra averne tenuto giustamente conto nello scegliere i nuovi ministri. Scriveva Maurizio Crippa sul Foglio che “con Lorenzo Ornaghi, responsabile del Progetto culturale ruiniano, la scelta della Cei squillerebbe come una messa cantata”. Bene, Ornaghi è nella lista dei ministri. E ci sono anche Andrea Riccardi, della Comunià di S.Egidio, e Corrado Passera, uno dei protagonisti del Forum di Todi a metà ottobre. Tre figure di altissimo rilievo, questo va detto.



A Todi – si ricorderà – ci fu una comprensibile attenzione da parte della stampa per l'associazionismo cattolico. Alcuni parlarono della possibilità di una rifondazione di un partito di centro di ispirazione neo-Dc, possibilità che – nel suo intervento – il cardinal Angelo Bagnasco negò decisamente. Prima di lui molti esponenti della galassia cattolica erano stati altrettanto chiari: l’impegno della Chiesa passa attraverso una presenza feconda nella nervatura della società, non dalla riproposizione di un’esperienza frontista ormai storicamente superata.

Bagnasco in quell’occasione non peccò di generosità nei confronti della politica. Fu – piuttosto – un discorso realista, il suo. Una nuova Dc infatti, oltre che patetica, sarebbe stata (ed è)controproducente. A tutti era noto ormai – anche ai cattolici – che l’esperienza di Berlusconi era arrivata al capolinea. Era necessario un riposizionamento. Occorreva rilanciare semmai la linea ruiniana, magari togliendole l’elmetto.

E la Chiesa l’elmetto se lo è tolto. Non rinunciando – si capisce – al suo ruolo di lievito e di pungolo. In una parola, ha cambiato cavallo. A Todi Bagnasco disse anche che “la religione non può essere negata e non riconoscerne la dimensione pubblica è un grave errore”. Disse anche che “la Chiesa deve poter esercitare liberamente questa sua missione”.

Ora, anche alla luce degli ultimi avvenimenti, mi chiedo: ma di cosa stiamo parlando?

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