David Bidussa
Storia Minima
17 Novembre Nov 2011 1036 17 novembre 2011

Francesco Profumo, all’Istruzione l’uomo giusto per ricominciare a parlare di scienza

Le discipline scientifiche sia dal lato alto della ricerca sia da quello della formazione di base non hanno avuto molte possibilità nella storia dell’Italia recente. Anzi stando a quanto documentano Claudio Pogliano e Francesco Cassata nell’ultimo volume degli Annali della Storia d’Italia Einaudi dal titolo Scienze e cultura dell'Italia unita, è lecito parlare di un sostanziale declino della scienza e del sapere scientifico nell’Italia contemporanea.
Anche per questo, e non solo per il profilo individuale o per i meriti personali, è da sottolineare la scelta di Francesco Profumo rettore del Politecnico di Torino a nuovo ministro per Istruzione, università e ricerca.
In questo caso il problema non è solo aver individuato un tecnico giusto al posto giusto, ma aver dato peso e rilevanza a un sapere complessivo che nella cultura diffusa in Italia è diventato misterico da una parte e marginale dall’altra. Comunque ridotto, secondo una parabola che ha sicuramente padri nobili nella storia culturale italiana (in prima istanza Benedetto Croce), a pura tecnica, serva e ancella del vero sapere, rappresentato dalla filosofia.

Non sarebbe improprio che qualcuno ricordasse come questo avvenga esattamente a un secolo di distanza dal IV congresso internazionale di filosofia organizzato della Società filosofica italiana a Bologna nel 1911 (nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità) che vide lo scontro tra il matematico Federigo Enriques (in quel momento Presidente della Società Filosofica Italiana, un evento che significativamente non doveva più ripetersi) sostenitore della rilevanza del pensiero scientifico, e chi invece quella rilevanza non vedeva e non voleva (Croce, ma anche Giovanni Gentile).
Il risultato nel giro di un anno fu la prima e fondamentale sconfitta della scienza rispetto alla filosofia. Un effetto da cui la scienza non si è più sollevata nella storia culturale italiana. Un risultato che ha avuto effetti molteplici nella storia italiana e nella capacità (o forse si potrebbe più opportunamente dire: nella incapacità) della realtà italiana di fare fronte alle sfide del nostro tempo.

Magari qualcuno dirà che con la nomina di Francesco Profumo sia stato inaugurato un secondo Rinascimento. Premesso che all’Italia in quanto a danni è stato già sufficiente il primo, preferirei che si dicesse che è la ripresa di un discorso interrotto con l’Ottocento e al di là dei facili slogan che questa scelta è l’omaggio migliore che si potesse fare, in occasione dei 150 anni dell’Unità, all’intelligenza e alla proposta politica e culturale di Carlo Cattaneo, uno che non merita di essere ridotto al ruolo di santo patrono del carnevale di Pontida.

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