Marta che guarda
20 Novembre Nov 2011 2310 20 novembre 2011

Parasimpatico, di Pipilotti Rist. Fino al 18 dicembre.

Perdersi in un mondo amniotico dove fiori, piedi, prati, abbracci si fanno impasto liquido e sonoro, dove la realtà è fiaba sognata e una fata ragazzina danza nuda e innocente dentro la magia di un bosco e sfuma in un tutt’uno biologico che è l’origine della vita.
Andare a vedere la mostra di Pipilotti Rist, celebratissima video artista svizzera che da sempre si immedesima con Pippi Calzelunghe, ha senso se sei disposto a sigillare altrove ciò che è razionale per aprirti alla tua parte emotiva, sensoriale, dove tutto è possibile tranne la logica di una spiegazione.
Non a caso il titolo di questa avventura è Parasimpatico e allude a quella parte del sistema nervoso che presiede alle funzioni del corpo involontarie, dal battere di ciglia alla digestione.

La sede è un vecchio ed elegantissimo cinema di Milano degli anni 50, il Manzoni, ormai chiuso al pubblico, ma riaperto per l’occasione a fare da pancia ospitante di questa esperienza al limite del primordiale. I decori dei suoi soffitti, l’enorme salone centrale, lo scalone d’ingresso, perfino le toilette, dialogano con le immagini di Pipilotti in un contrasto che, in realtà, finisce con l’amalgamarsi come frutto di un incantesimo.
L’effetto straniante della mostra è stato forse amplificato, per noi, dal fatto che ci siamo arrivati dopo una lunga passeggiata in una Milano già un po’ magica di suo, perché chiusa al traffico e quindi stranamente silenziosa, allegra e umana.
E se Pipilotti chiede di non cercare di capire ma di lasciare aperti soltanto i canali del sentire, a me è rimasta invece una domanda che però, di fatto, con l’artista svizzera non c’entra niente.
Di fronte a queste immagini dove ricorrevano nudi di donna e anche dettagli di seni e di peni, ma fotografati con tanta delicatezza da divenire eterei, mio figlio di dodici anni ha cominciato ad agitarsi e, a me e a suo padre, ha chiesto quasi seccato perché mai lo avessimo portato a vedere una cosa così volgare.
Come se un corpo nudo fosse per forza sinonimo di volgarità.
È evidente allora che nonostante gli sforzi fatti per tenerlo lontano da programmi televisivi e film dove il corpo delle donne è per lo più trattato come un oggetto sessuale, di fatto il messaggio che arriva comunque, attraverso i giornali, le pubblicità e tutto ciò che non è controllabile, è proprio quello.
Al punto che i ragazzini non sono più in grado di distinguere (o non lo sono ancora, spero) dove c’è eleganza e grazia, come nei video della Rist, e dove invece c’è tutto il contrario.

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