Viva l’Italia
23 Novembre Nov 2011 1002 23 novembre 2011

Li mettono in mobilità con un fax

L’azienda non ha trovato di meglio che inoltrare un fax per mettere i lavoratori italiani al corrente della futura mobilità.

Eh già i vertici della Nokia Siemens Networks Italia (Nsn), operante nel campo delle telecomunicazioni, devono essere convinti sostenitori della tecnologia, a tutto vantaggio dell’empatia personale. Per essere ancora più empatici hanno aggiunto anche un bel regalo pre-natalizio, infatti il 12 dicembre 2011 cesseranno tutte le attività e chiuderanno i cancelli della Jabil nel sito della Nokia/Siemens di Cassina de' Pecchi, nel milanese.

Ormai siamo talmente abituati a notizie di questo genere che quasi non le leggiamo più perché ci sembrano storia vecchia. Eppure non si può rimanere indifferenti quando una lavoratrice dice: “Quattro anni fa la "famosa" Siemens Nokia è stata ceduta alla multinazionale americana Jabil, da quel momento sono iniziati i problemi per noi lavoratori. Abbiamo subito strane pressioni psicologiche siamo stati quasi tutti demansionati e relegati a lavori che non rispondono affatto al nostro inquadramento professionale. Chi si è ribellato ha duramente pagato la sua voglia e il suo amore per la verità finendo in qualche stanzina, isolato dal resto del mondo”.

In sintesi passano due anni di cassa integrazione ordinaria, e un anno di cassa straordinaria prima di arrivare all'epilogo della mobilità via fax. Sarebbe costato troppo inchiostro aggiungere almeno “Ci dispiace”.
Nel 2007 il sito di ricerca e sviluppo Cassina de’ Pecchi contava circa 1200 dipendenti e produceva più del 20% del consumo mondiale dei Ponti Radio (MicroWave).
I lavoratori della Nsn presidiano da 5 mesi la fabbrica, portando avanti la propria battaglia personale per un’azienda che era produttiva.

La scelta della multinazionale di scorporare parti ritenute non strategiche, cedere la produzione, smantellare la forza di vendita, trasferire parte della ricerca a Shanghai e non investire in ricerche per nuovi prodotti, cancellerà con un colpo di spugna un patrimonio industriale e professionale di un’azienda leader mondiale nel mercato delle telecomunicazioni

Eppure spiega la lavoratrice: “Anche rispetto agli investimenti Governativi sia statali che della regione Lombardia, sul digital divide e banda larga, la tecnologia dei ponti radio sviluppata e prodotta a Cassina può integrare le connessioni in fibra ottica in alcune zone del nostro paese (montagne, colline, zone isolate) limitando drasticamente i costi”.
Invece chiudono. Lo Stato italiano rimane a guardare, ha un posto in prima fila.

W l’Italia

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