Giorgio Arfaras
L'economista greco
26 Novembre Nov 2011 1701 26 novembre 2011

Lo spread a 500 parrebbe esagerato

Lo spread è la differenza di rendimento fra due titoli di stato della stessa durata, per esempio la differenza fra un BTP e un Bund a dieci anni. Maggiore la differenza, maggiore il premio per il rischio. Per esempio, se lo spread è del 5% – o, come si dice, di cinquecento punti base – fra il BTP che rende il 7% e il Bund che rende il 2%, si ha quest’andamento. Chi compra il BTP e spende 100 euro, dopo dieci anni, si trova 170 euro (saltando il calcolo con i rendimenti composti), ossia 100 euro di capitale e 70 euro (7%X10) di cedole cumulate. Col Bund si trova ad avere 120 euro, ossia 100 di capitale e 20 euro (2%X10) di cedole cumulate.

La differenza è enorme. I due titoli sarebbero, infatti, simili se e solo se il BTP, invece di essere rimborsato a 100 euro, fosse rimborsato a 50 euro. Infatti: 100+(7%X10) = 170 - 50 = 120, che è il rendimento nel periodo del Bund. In altre parole, con lo spread di 500 punti base si ha una previsione implicita che alla scadenza il titolo italiano sarà rimborsato solo per la metà. In altre parole ancora, il premio per il rischio corrisponde a una parziale insolvenza del Tesoro italiano. Oppure, altra ipotesi, che alla scadenza il BTP sarà rimborsato in lire e non in euro, con la Lira che cambia con il Marco con una svalutazione pari al 5% cumulato per dieci anni.

Si tenga conto che due titoli del Tesoro, emessi nella stessa moneta da paesi egualmente solventi, devono avere lo stesso rendimento, ossia lo spread deve essere pari a zero. Quando si osserva uno spread del 5% si ha perciò un giudizio che è di parziale insolvenza del Tesoro italiano, o di solvenza, ma in lire.

Nei commenti sullo spread quasi mai si scava per capire il significato di uno spread di questo tenore. Se si facesse, dubito che qualcuno sarebbe d'accordo con il giudizio che l'Italia sarà insolvente sul debito al 50%, oppure che si torni alla Lira che si svaluta del 50% sul Marco. Si avrebbe, infatti, una ripresa delle esportazioni in Italia e una crisi dell'industria tedesca. E dunque il gettito fiscale italiano aumenterebbe, mentre quello tedesco scenderebbe. Il debito pubblico italiano tornerebbe tonico e quello tedesco sarebbe mal messo. Naturalmente ci sarebbe subito una crisi di dimensioni epiche, che a nessuno conviene nè in Europa, nè da altre parti.

Ci sono dei meccanismi che sfavoriscono il BTP e favoriscono il Bund e che hanno spinto verso i 500 punti base di spread (quasi) indipendentemente dalla qualità dei bilanci e dei governi. Essi sono stati raccontati – in tempi nono sospetti - qui: http://www.linkiesta.it/ma-quanto-pesa-silvio-berlusconi-sul-nostro-debito


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook