Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
27 Novembre Nov 2011 1256 27 novembre 2011

Basta piangersi addosso: il piccolo esempio de Linkiesta.it

Linkiesta ha recentemente lanciato il format “Non c’è crescita senza …” tre domande su come far tornare a crescere l’Italia inviate a professionisti, uomini d’impresa, docenti universitari e politici. Linkiesta chiede a chi interviene quali sono le prime due cose da fare? Quali sono gli ostacoli? Quali settori dove l'Italia può essere leader? Aggiungendo la riflessione, corredata da un grafico, su come se negli anni '50 l'Italia cresceva a ritmi cinesi, negli anni '70 a ritmi tedeschi negli ultimi vent'anni siamo senza ritmo e domandando quindi, ma cosa occorre fare? Riunendo poi le risposte nel blog collettivo www.linkiesta.it/blogs/non-c-e-crescita-senza

Cosa fare quindi? Se si ragiona “a 10 anni” non credo, salvo disastro mondiale, che avremo un mondo con meno tecnologia, meno consumi e meno investimenti. Ci saranno decine di migliaia di nuove imprese di successo e ci saranno milioni di nuovi consumatori e nuovi posti di lavoro.


Per tornare a crescere noi europei dobbiamo quindi rimettere al centro l’impresa e capire che la gestione del “debito” (cioè dei problemi) è affare comune. Non possono esistere free rider perché essere free rider è da stupidi, non per correttezza o ideale. Chiedere alla politica uno sguardo lungo e far capire agli elettori e ai consumatori come il declino non è per nulla “ovvio”; basta piangersi addosso.


Dobbiamo mettere a posto quello che non va, ma essere ottimisti sulla crescita mondiale e favorire in tutti i modi chi fa impresa in modo creativo e coraggioso. Dobbiamo aiutare la nascita di nuove imprese in tutte le sue forme. Dobbiamo attrarre talenti e valorizzarli, il mondo è grande e sarà sempre più grande.


Nel concreto? Per stare nel piccolissimo se guardo all’esperienza del giornale che state leggendo Linkiesta.it, una start up nata grazie alla voglia di venture in campo editoriale di decine di soci http://www.linkiesta.it/la-societa, credo che le due cose da fare subito per dare un contributo alla crescita siano a) aiutare i privati che vogliono investire in venture capital, alla fine si parte sempre da quello; v) abolire tutte le asimmetrie competitive e quindi, nel caso de l’editoria, togliere gli incentivi all’editoria cartacea e dare attuazione alla liberalizzazione del wi-fi ed investire sulla banda larga.


L’economia digitale, che non può che essere un settore su cui puntare in modo massiccio per tornare alla crescita, è combattuta, specie in Italia, dalla carta stampata e dalla televisione che si proteggono usando anche i rapporti che storicamente hanno con la politica ed il regolatore.


Con le difese corporative e delle rendite di posizione degli insiders, ed il caso dell'editoria è solo un esempio tra i tanti, non cresceremo mai.

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ps: per non stare nel generico e far capire come sia possibile “provarci” allego un estratto commentato della lettera che il CDA de Linkiesta ha mandato ai suoi Soci settimana scorsa.


A meno di dieci mesi dal lancio de www.Linkiesta.it gli accessi (misurati con Google analytics pro) sono passati da circa 55.000 utenti unici del primo mese, febbraio 2011, a oltre 375.000 utenti unici dell’ultimo mese e le pagine viste sempre nell’ultimo mese sono state circa 1.400.000.

Per capire meglio il contesto competitivo si possono leggere i dati tendenziali (fonte Alexa web) che ci confrontano sia con alcuni giornali on line puri sia con alcuni siti on line di cartacei d’opinione e approfondimento, abbiamo tralasciato i siti generalisti all news dei cartacei perché non giocano la stessa partita dal punto di vista competitivo.

Confronto tra linkiesta e altri quotidiani solo on line


Vedremo come andranno le cose per Linkiesta nei prossimi 18-24 mesi, la sfida è molto impegnativa sotto tanti punti di vista, ma l’andamento di questi mesi ci dice che tentare cose nuove è possibile ed è una grande opportunità di crescita.


Bisogna liberare le energie imprenditoriali e scommettere sul futuro.

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