Quello che non c’è
28 Novembre Nov 2011 1804 28 novembre 2011

Quello che non c'è: IO

La piccola editoria era in mostra ieri a Milano, in via Tortona. Ma per capire meglio bisogna che parta a raccontare dal mio Servizio Civile, esattamente dieci anni fa. L'Anno degli Aerei nei Grattecieli.

Prestavo la leva presso una cooperativa di Comunione e Liberazione a Bresso MI. Affiancavamo i ragazzi affetti dalla sindrome di Down al lavoro, ma ci si raccoglieva attorno tutta una falange di persone da assistere: metallari, volontari, schizofrenici, bamboccioni, e un ragazzo affidatoci dal tribunale per una rapina a Venezia VE.

Il tipo in questione, di cui è educato non fare il nome, aveva un rapporto non proprio idilliaco con la Sostanza, la vendeva (i suoi genitori adottivi non si erano mai accorti che le sue tasche traboccassero di soldi e lussi), e ne consumava in quantità abbondanti. Si era lasciato coinvolgere in questo colpo a Venezia, ovviamente non essendo un vero bandito s'era fatto acchiappare per primo, e il giudice aveva disposto che scontasse la sua pena lavorando nel sociale.

Veniva in cooperativa e mi offriva il fumo. A me fumare non è mai piaciuto granchè, ma capivo che aveva bisogno di condividere qualcosa, così ci fermammo spesso, finchè non fu risucchiato dal TSO Trattamento Sanitario Obbligatorio, a bere qualcosa dopo il lavoro. Spesso, pagava lui, purchè si parlasse ancora un po'.

Una delle cose che ho conservato di quelle lunghe conversazioni che per lui erano uno sfogo e per me erano conoscere un altro mondo, era una sua teoria sulle ragazze. Spesso le Teorie dei Ragazzi sulle Ragazze rivelano delle Weltanschaung funzionali all'esistenza intera: questa era la sua. Praticamente, lui cominciava a evitare le ragazze non appena queste cominciassero una frase con la parola IO. Ovvero, detestava intuire che il discorso di chi aveva di fronte fosse univoco, incentrato solo su se stessi, odiava gli io faccio io sono io studio io vado io vengo. Secondo lui, in un dialogo genuino i due attori tentano di scoprire l'altro, di conoscerlo, e l'io spunta solo dietro interrogazione, la risposta all'attenzione dell'altro. Altrimenti emergeva una eccessiva considerazione di sè, e un totale disinteresse per lui. Io gli piacevo, diceva, perchè non parlavo mai di me se non mi chiedeva qualcosa lui.

Lui finì al TSO, io mi congedai parecchio tempo dopo e vissi varie altre venture, finendo, nell'Anno del Porno Amatoriale di Belèm in Confezione Pirata, alla Fiera dellEditoria Indipendente in via Tortona, a Milano MI, il 27 novembre. Viene un'amica aliena a chiedermi di me, dei miei prossimi progetti, tra i miei compagni di scuderia ci confidiamo aspettative e ambizioni e paure e tremori, e poi. E poi incoccio in un autore, praticamente nullo, come me, nella legge dei grandi numeri, che non fa altro di dire IO. Io io io io. Penso subito alla Teoria del Tipo sulle Ragazze, e mi viene la pelle d'oca. Mi volto, e vedo addirittura uno stand doppio in cui numerosi autori, praticamente nulli, come me, continuano a dire IO. Io io io io. Mi allarmo, vado a bere un caffè con un amico, praticamente nullo come me, però bravo a scrivere, e mi riprendo un po' perchè mi chiede di me, mentre io gli chiedo se dopo Piombo scriverà Fuso. Mi reimmergo nella bolgia, e che ti sento laggiù in fondo, io io io io.

Poi in chiusura, verso le 19, passa un criminale siberiano ben famoso sugli scaffali e presto al botteghino, con suo fratello e la sua agente, e incrociandomi non dicono IO una volta. E a parte il mio apprezzamento di lettore, provo per loro un apprezzamento umano, quello della dignità, che sicura di sè non ha bisogno di continuare a ripetere IO per convincere se stessa. Perchè IO è la parola che racchiude tutta la tua libertà. e la tua dignità, e proprio per questo devi custodirla dentro di te, come una spada, e nel mondo devi pensare prima a ciò che hai di fronte, riconoscerlo, valutarlo, comprenderlo, e solo dopo a te stesso, questa è la via del dialogo, questa è la via della crescita, umana, culturale, sociale, politica.

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