Congiuntura
29 Novembre Nov 2011 1635 29 novembre 2011

Pensare l’impensabile, la ristrutturazione del debito italiano

«Buy the rumour, sell the news!». Uno dei più vecchi adagi della finanza sta tornando prepotentemente di moda. Le indiscrezioni del piano per il salvataggio dell’eurozona stanno arrivando con cadenza quotidiana. Allo stesso modo, continua a circolare nelle sale operative che l’unica soluzione sostenibile per l’Italia sarebbe una ristrutturazione del proprio debito. Con 1.900 miliardi di euro di stock, l’Italia ha il terzo debito mondiale e il prossimo anno scenderà sui mercati per rifinanziarlo in gran massa, come ha spiegato il Tesoro poche settimane fa. 440 miliardi di euro: questa è la cifra che spaventa i mercati finanziari. Farlo a questi tassi d’interesse è del tutto insostenibile, specie con una recessione alle porte.

La verità sta nel mezzo. Come anticipato da Linkiesta già diverse settimane fa, il Tesoro italiano sta discutendo con il Fondo monetario internazionale e le istituzioni europee un progetto di sostegno per il 2012. Non è possibile lasciar cadere Roma senza provocare il crollo dell’intera eurozona. Lo si è visto con la Grecia, il cui debito è pari a 365 miliardi di euro, secondo i calcoli del Fmi. E dato che le armi del Fondo non sono illimitate, entro il 9 dicembre c’è da sperare che dall’Ue arrivi il via libera a un programma di contingenza capace di coinvolgere Europa, Federal Reserve, Bce e Fmi. Nel caso non arrivi, la soluzione quasi inevitabile potrebbe essere quella della ristrutturazione del debito. Non è difficile pensare il contrario, data l’attuale sfiducia degli investitori nei confronti dell’Italia. La fuga dei capitali dalle banche italiane e il massiccio sell-off che si sta verificando da fine aprile sono le prove della titubanza degli operatori verso Roma.

L’incertezza crea altra incertezza. E nel grande calderone dell’Europa, dove tutti parlano e nessuno fornisce soluzioni sostenibili e condivisibili, questo è il peggiore dei mali possibili. Oggi il numero uno di Pimco, Mohamed El-Erian, ha raccomandato di evitare gli investimenti in Grecia e Italia. Il gestore del più grande fondo obbligazionario del mondo ha suonato il requiem per l’Italia. Fino a oggi Pimco aveva mantenuto una linea conservativa, tipica delle sue strategie di portafoglio. Ora però ha cambiato opinione, forse perché intimorita dell’esposizione di 4,8 miliardi di dollari sui titoli di Stato Italiani.

In molti, come l’economista Nouriel Roubini, invocano a gran voce la ristrutturazione del debito. Memori dell’esperienza ellenica, che ha visto la sua escalation proprio dopo l’entrata del secondo piano di salvataggio. Nello scorso 21 luglio, infatti, il Consiglio europeo ha adottato il piano di rollover del debito ellenico con il coinvolgimento diretto dei creditori privati. L’haircut del 21% non sarebbe bastato, ma l’Institute of international finance ha optato per questa mediazione, salvo poi rendersi conto di aver sbagliato i calcoli. Ancora oggi non c’è una cifra chiara per l’haircut sui titoli greci in pancia alle banche europee. Colpa dell’IIF, della Grecia, dell’Ue o di chi altro? Poco importa. L’Italia e l’Europa devono prendere esempio dalla crisi greca ed evitare una spirale che le banche d’investimento e gli economisti danno già per scontata. Il tempo stringe e gli investitori, quei pochi rimasti, hanno già perso la pazienza.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Grafico di Michael McDonough, economista di Bloomberg.

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