Gabrio Casati
30 Novembre Nov 2011 1056 30 novembre 2011

La Germania ha ragione: non vuole diventare la Lombardia d'Europa

L’euro e l’occidente, per come li abbiamo conosciuti, hanno dieci giorni per sopravvivere. Non sappiamo se sia del tutto vero, ma la ricorrenza di titoli ispirati a questa pretesa verità già sottolinea come ci troviamo a un vero crocevia della Storia. Una rottura dell’Unione monetaria porterebbe con sé, fatalmente, il ritorno della Storia, con penna in mano, sulla cartina dell’Europa e nella vita di milioni di individui. La Storia non resuscita ovviamente, ma almeno quella militare e dei confini è in letargo, un sonno che dura dal 1945.

Se la Grecia, in poco più di 2 anni di contorsioni, è riuscita a contagiare tutto il resto della zona euro, è chiaro che una pesante responsabilità del fallimento ricade su chi sta esercitando il maggiore potere sul resto del Continente: la Germania.

Ma questo pezzo non intende fare alcuna puntuta disamina delle ragioni, e dei fallimenti tecnici, della posizione negoziale di Berlino: ma argomentare più marcatamente la sostanza politica della posizione tedesca. La Cancelliera Merkel gioca con il fuoco, alimenta l’estendersi dell’incendio nella convinzione, speranza vogliamo credere, che si tratti di un passaggio doloroso, ma necessario, per salvare la moneta unica, l’unico modo per modificarne nel profondo i fondamenti politici.

L’essenza politica della posizione tedesca è semplice: non esiste solidarietà senza responsabilità; non è possibile, perché non è giusto, che si metta in comune ciò che in comune non è stato prodotto senza consentire al pagatore di controllare e indirizzare il debitore.

Vi ricorda qualcosa? Dovrebbe, perché, in realtà Berlino dice una cosa sola: faremo qualsiasi cosa per salvare l’Euro e 50 anni di integrazione (ndr. oltre che le nostre esportazioni) , ma non diventeremo mai la Lombardia d’Europa, non firmeremo assegni in bianco a favore di economie parassitarie o di società irresponsabili.

Moltissimi commentatori, l’interezza di quelli più acuti, è sconcertata di fronte alla stupidità e alla rigidezza della posizione tedesca, soprattutto per quello che riguarda la “balla” di una contrazione espansionistica (che la Grecia vada pure in recessione a seguito della brutale contrazione del PIL, tanto il processo di consolidamento delle finanze pubbliche ristabilirà la fiducia dei consumatori e degli investitori, il che farà ripartire il ciclo espansivo). Non ne sappiamo abbastanza, ma notiamo come, nel breve periodo, questa strategia possa rivelarsi politicamente efficace. Contrazione del PIL e espansione degli spread sono armi di condizionamento potenti, usate spregiudicatamente da Berlino per imporre cambiamenti all’Europa periferica (e presto anche a Francia e Belgio), tutto questo in linea con gli interessi strategici della Germania. Scandalo!! I tedeschi hanno interessi nazionali! Già, bentornati nell’analisi politica. E’ semplice, brutale forse, ma la politica è sempre il risultato dei rapporti di forza.

Del resto se l’Italia utilizza 10 anni di tassi al 2% per finanziare la spesa corrente improduttiva delle regioni meridionali invece che abbassare il debito, non ha alcuna legittimità, come Paese, a pretendere qualcosa di più che un commissariamento. Semmai sono Lombardia, Veneto ed Emilia che dovrebbero richiedere un indennizzo per i soldi buttati al vento dai loro confratelli peninsulari; ma dato che nessuno, tanotomeno coloro che erano stati eletti per rappresentare le istanze dei territori virtuosi, si è mai alzato in piedi, dato che a nessuno è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di articolare una posizione politica che facesse del sacrosanto parallelo tra Berlino e Milano un tema esportabile e funzionale alla spoliazione delle competenze fiscali di uno stato che ci costa la vita, deprime la nostra crescita, destabilizza il continente e nulla ci da in cambio, e allora che l’Italia taccia e si adegui.

Non ci sono alternative sostenibili, non possiamo che passare attraverso un forte ridimensionamento delle nostre prerogative nazionali, farci accudire da chi ha in mano il portafoglio: la Germania. Meglio una mamma tedesca oggi che un padrone cinese domani.

Ultima nota: la Germania sta giocando una doppia partita: la prima interna con il resto dell’Unione Monetaria e l’altra esterna con i “mercati” (quelli che chiedono sacrifici per calmarsi, roba che ricorda il Dio Baal e i sacrifici rituali di vergini). I due piani sono sinergici, e in particolare il primo rafforza il secondo. La questione diventa adesso pertanto solo una: riuscirà la Germania a controllare il Dio Baal? Riuscirà a spegnere in tempo gli incendi che divampano nelle stanze dell’Euro? O la casa tutta brucerà perché il pompiere si è scoperto incapace di domare le fiamme?

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