Andrea Cinalli
Serialità ignorata
2 Dicembre Dic 2011 1926 02 dicembre 2011

L'isola della paura

I maestosi ricevimenti nuziali non sempre si rivelano occasioni propizie per rimpinzarsi di cibo e riabbracciare gli amici di un tempo. Spesso divengono ore tediose al fianco di parenti/serpenti e gente di cui a malapena rammenti il nome, ma con cui – ahimè – sei costretto a condividere il tavolo. E per rendere un filino piacevole la permanenza ti tocca stirare le labbra in un sorriso a 32 denti ogni qualvolta il vicino logorroico bofonchia una battuta idiota, se non vuoi attirarti gli sguardi torvi dei commensali.
Sgraditi possono dimostrarsi anche gli incontri coi volti del passato in cui eri certo non ti saresti più imbattuto. Come la fidanzata/o che hai mollato anni addietro con cui ti spetta trascorrere un’estenuante giornata a scambiare severe occhiate furtive. Alle volte, anche una località pittoresca scelta dai promessi sposi come cornice del lieto evento può rivangare brutti ricordi. Memorie che avresti preferito rimanessero obliate, ma che – se ci si mette il destino beffardo – ecco che balzano prepotenti alla mente con tutta la loro forza travolgente.
Esattamente il caso di Abby Mills, giovane promessa della letteratura americana forgiata da un oscuro passato che non ha mai smesso di tormentarla. Su un atollo sperduto al largo delle coste di Seattle, meta dei festeggiamenti nuziali di Henry Dunn, l’amico di vecchia data, e Patricia “Trish” Wellington, l’effervescente fidanzata dalle tasche traboccanti di denaro, si è consumata nel 2002 una spaventevole carneficina che l’ha catapultata dritta dritta sotto le luci dei riflettori: fra le 6 vittime del noto serial killer John Wakefield figura anche la madre di Abby, che ha rinvenuto il corpo martoriato appeso ai rami di un albero, nel bosco dell’isola. Una vicenda dai contorni ancora indefiniti: quale sia la molla che abbia innescato la furia omicida dal sadico killer resta ignota, così come poco chiare risultano le dinamiche della sua uccisione, freddato a colpi di fucile – come narra la “leggenda” – dallo sceriffo locale, ovvero il burbero papà di Abby.
Ma se la nostra scrittrice non è certo la tipa che si lascia piegare da antichi rancori, figurarsi se si lascia intimorire da vecchie stragi: così, preso il coraggio a due mani e arraffati i bagagli, si issa in tutta fretta sul traghetto che condurrà gli ospiti sulla fatidica isola, con la speranza di cancellare una volta per tutte i ricordi sbiaditi di quegli eventi e imprimersene di nuovi, di più belli ed emozionanti.

Inutile dire che Abby non solo non riuscirà a scrollarsi di dossi gli incubi di un tempo, ma si troverà invischiata in un nuovo massacro.

Uno dopo l’altro – esattamente come recitano i titoli di testa del serial – gli invitati defungeranno, e non a causa di tragiche fatalità, bensì per mano di qualcuno. Di chi? Se lo chiedono anche i protagonisti della miniserie che, sconvolti e intrappolati, si vedranno scomparire gli amici senza alcuna ragione apparente. Che lo sceriffo abbia mentito? Che quello psicopatico di Wakefield abbia colto la palla al balzo per tornare sulla scena del crimine e completare l’opera?
Insomma, la carne al fuoco non scarseggia, e gli ingredienti per bucare lo schermo c’erano tutti, miscelati inoltre con discreta cura. Ma allora perché Harper’s Island, mini-series di sole 13 puntate trasmesse sulla CBS statunitense tra aprile e luglio 2009, non ha ammaliato una consistente fetta di pubblico? Lo stile secco di Ari Schlossberg, ideatore della saga, nonché sceneggiatore del thriller Nascosto Nel Buio, è inconfondibile. Grandiosa poi l’idea di strizzare l’occhio a uno dei più acclamati best-seller di Agatha Christie, Dieci Piccoli Indiani, del quale ricalca pari, pari la struttura narrativa. Eppure non ha funzionato: il telefilm, partito in grande spolvero con audience di 10 milioni di telespettatori, ne ha raggiunto appena 4 col series finale (anche se non poco, a dire la verità, considerando la messa in onda nell’afoso luglio 2009, il sabato sera perdipiù). Sorte affine alla programmazione italiana: RaiDue ha lanciato la serie in pompa magna nell’autunno successivo, prevedendo – forse sulla base del morboso interesse del Bel Paese per i fatti di sangue – un ampio consenso dei telespettatori. E invece anche quella di Mamma Rai si è dimostrata una scelta erronea: esordito con 2 milioni netti di telespettatori grazie al traino del campione d’ascolti NCIS è precipitato a una media di 1,6 milioni nella seconda serata del martedì con poco più del 5% di share. Nonostante una programmazione ballerina, va però segnalato il buon trattamento riservato al lancio del telefilm, per l’occasione del quale la Rai ha realizzato un trailer mozzafiato (che posto qui sotto). Cosa non da poco per una rete più volte tacciata di aver bistrattato i propri programmi seriali.

Maggior fortuna sembrano aver ottenuto tuttavia gli interpreti: la sposina Katie Cassidy, nonché ex-compagna del pop-singer Jesse McCartney, ha impersonato Ella Simms nel sequel televisivo di Melrose Place, sbarcato nell’estate 2011 sui lidi di Rai2, e l’algida Juliet Sharp nella season four di Gossip Girl; Christopher Gorham, il promesso sposo, già arcinoto nei panni di Harrison in Popular, è attualmente impegnato nella spy-story Covert Affairs, accanto alla “ragazza del coyote ugly” Piper Perabo; per Elaine Cassidy – piccola precisazione: non è imparentata con Katie – si annoverano solo due pellicole a due anni dalla conclusione di Harper’s; Matt Barr, il latin lover amico della coppia, è recentemente apparso nel teendrama di casa CW, Hellcats. Anche questo, però, cancellato dopo una sola stagione per gli imbarazzanti dati audience… altro che ascolti da paura!

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